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Venezia, la rivoluzione in sanità. Il direttore generale Dal Ben rinnova metà dei primari. L’allarme della Cgil: 566 medici in pensione in 10 anni

L’ultimo della lista è stato Francesco Lazzari, nominato nei giorni scorsi alla guida del reparto di Anestesia e Rianimazione e dei 50 medici e 70 infermieri che lo compongono, dopo che già da quasi un anno era il facente funzioni. Alcune settimane fa erano invece arrivati Licia Laurino, nuovo primario di Anatomia Patologica, Sandro Panese alle Malattie infettive, mentre ora – vista la nomina di Onofrio Lamanna a direttore sanitario – anche l’Ospedale dell’Angelo ha un nuovo direttore: Michele Tessarin. Lazzari e Panese hanno conquistato il posto «dall’interno», Tessarin e Laurino arrivano da Treviso.

Con questi ultimi quattro ruoli apicali, sono 25 i primari ospedalieri nominati da Giuseppe Dal Ben da quando, l’1 gennaio 2013, il presidente della Regione Luca Zaia lo mise alla guida dell’allora Usl 12. Dall’inizio di quest’anno Venezia si è fusa con Mirano e Chioggia (di cui peraltro Dal Ben era già il dg), ma il direttore continua a sfornare nomine per non lasciare posti scoperti: a Mestre resta solo la Chirurgia Maxillo-Facciale, per la quale a breve partirà il concorso. Un rinnovamento che ormai ha riguardato quasi metà ospedale, visto che i cosiddetti «direttori di unità operativa complessa» sono in tutto 58.

A questi vanno aggiunti anche gli otto nuovi direttori non ospedalieri – tra cui incarichi importanti come i vertici dei distretti (Franca Martelli e Federico Munarin) o del Dipartimento di Prevenzione (Luca Sbrogiò) – fino all’ultimo arrivato, Giovanni Poles alle Cure palliative. Trentatrè professionisti che, alla guida di centinaia di medici e infermieri, costituiscono l’ossatura della sanità veneziana.

Un mix tra professionisti cresciuti nella «scuola» mestrina o veneziana, come i già citati Lazzari e Panese (ma sono in tutto 7 su 25 i primari «autoctoni»), che figure provenienti dal resto della Regione, con l’unica eccezione del primario di Radioterapia Imad Abu Rumeileh, che è arrivato quasi tre anni fa dal Cro di Aviano. E poi, per sfatare la leggenda che vuole che il trevigiano Dal Ben, chiamato dal trevigiano Zaia, nomini solo medici della Marca, c’è il dato numerico: dei soliti 25, solo 5 arrivano dall’ex Usl 9, più uno da Castelfranco. «Sui nuovi primari l’Ospedale dell’Angelo ha costruito in questi anni un’autorevolezza riconosciuta anche fuori dal Veneto, che consente ora di attrarre specialisti eccellenti da fuori, ma anche di “sfornarne” di eccellenti cresciuti all’interno – dice soddisfatto il dg – Ricchezza immessa nell’Ospedale, quindi, e ricchezza prodotta dall’Ospedale stesso». L’Usl sottolinea, a conferma di questo, la crescita degli appuntamenti scientifici, soprattutto all’Angelo, che non ci sarebbe, al di là della location , se non ci fosse un primario di riferimento.

Il futuro della sanità veneziana, però, non è tutto rose e fiori. Ieri la Cgil ha diffuso uno studio, dimostrando che dal 2010 al 2015 l’età media dei medici si è alzata da 49 a 51 anni e che nell’Usl 3 i medici con più di 55 anni siano il 40 per cento, per un totale di quasi 447, e 119 (il 34 per cento) nell’Usl 4. In tutto, dunque, 566 medici che nei prossimi dieci anni andranno in pensione. «Con personale che aumenta di anzianità anagrafica e carichi di lavoro il sistema rischia il collasso – è il commento finale – Serve investire sui lavoratori e, di conseguenza, sulla qualità della vita di tutti».

La Nuova Venezia – 23 aprile 2017

 

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