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Anac, verso il ripristino dei poteri in versione soft. Il governo si allineerà al Consiglio di Stato Ancora polemica tra Pd e Cinque Stelle. Le modifiche nella conversione della manovrina

Sanzioni limitate, o addirittura cancellate. E un ammorbidimento delle raccomandazioni verso le Pa, che assomiglieranno più a buoni consigli da ascoltare per non incorrere in un successivo ricorso al Tar. Il polverone esploso giovedì sul potere di raccomandazione vincolante dell’Anac nei confronti delle stazioni appaltanti è destinato a trovare una soluzione con la manovrina. Quasi impossibile, però, che il Governo riesca a inserire l’emendamento che ripristina le prerogative dell’Autorità di Raffaele Cantone già nel decreto legge. Più probabile, invece, che la questione sia risolta in sede di conversione. In Parlamento ci sarà, così, anche tempo di entrare nel merito. Con l’obiettivo di trovare un assetto che risponda definitivamente ai rilievi del Consiglio di Stato.

Il problema – va ricordato – è nato con l’ultima versione del decreto correttivo al codice appalti. Qui, con un taglio netto, si cancella l’articolo 211 comma 2 del codice: è il potere di raccomandazione vincolante dell’Anac, un cartellino giallo da sventolare in faccia alle amministrazioni cadute in fallo durante la gestione di un appalto, sotto la minaccia di una sanzione.

Su questo è importante aprire una parentesi. Il potere in questione non è la principale prerogativa dell’Anticorruzione. L’Anac, solo per fare qualche esempio, può sanzionare fino a 50mila euro le imprese che barano nella presentazione dei documenti necessari a partecipare alle gare, può disporre ispezioni, può richiedere il commissariamento di appalti in odore di corruzione. E, in generale, ha un ruolo di regia ad ampio raggio nel sistema degli appalti.

Il taglio del potere di raccomandazione è, comunque, un ridimensionamento rilevante che, però, non era presente nel testo che è entrato in Consiglio dei ministri: nel passaggio in Cdm, probabilmente in sede di revisione tecnica, c’è stato l’intervento chirurgico che ha portato la modifica. Ad ispirarlo, in qualche modo, sono stati i rilievi che Palazzo Spada ha avanzato sulla norma. La correzione lampo è, così, finita subito nel mirino delle critiche. Il presidente dell’Ance, Gabriele Buia chiede ad esempio che l’Authority guidata da Cantone venga tutelata: «È indispensabile che l’Anac possa contare su una regolamentazione operativa e su strumenti adeguati per favorire il decongestionamento del contenzioso».

Preso atto dell’errore, il Governo ha espresso la volontà di fare una retromarcia immediata, utilizzando l’unico veicolo disponibile: la manovrina. «Vigileremo perché ciò accada», dice il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. La soluzione dell’errata corrige al correttivo, ipotizzata in una prima fase, ha perso consistenza: difficile far passare la cancellazione del potere come un semplice refuso. Il passaggio chiave, insomma, arriverà in Parlamento, quando si discuterà che assetto dare a questo potere.

Nel merito, infatti, non è detto che la soluzione passi dal ripristino secco dell’articolo 211. Anzi. Lo dice chiaramente Stefano Esposito (Pd), relatore in Senato del codice appalti: «Sarebbe stato meglio risolvere tutto con un’errata corrige. Comunque, se qualcuno vuole aprire una discussione di merito sul testo, le commissioni sono disponibili. Possiamo sentire Anac e Consiglio di Stato e definire una nuova versione che vada incontro alle richieste di tutti». Raffaella Mariani (Pd), relatrice del codice alla Camera precisa: «Va sottolineato che le commissioni non avrebbero ritoccato la norma». Detto questo, però, «se ci arriveranno contributi, noi ne terremo conto, lavorando a miglioramenti. Sarà però il Governo che dovrà fare la prima mossa».

La piattaforma sulla quale lavorare è la formulazione proposta da Palazzo Spada nel parere di marzo 2016. Qui venivano ipotizzate due modifiche. Anzitutto, venivano circoscritti gli atti sui quali l’Autorità può esprimersi: non più tutti quelli coinvolti nella gara, ma solo «i bandi e gli altri atti generali». Soprattutto, però, veniva allentato il potere di raccomandazione: anziché minacciare una sanzione fino a 25mila euro, l’Authority potrebbe emettere un parere motivato nel quale richiamare la Pa e, se questa non si adegua entro 60 giorni, presentare ricorso al Tar. Al di là del merito, la polemica politica non si ferma: «Evitiamo polveroni, c’è stato un errore tecnico», ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Da Renzi a Emiliano e De Luca, da Enrico Rossi a Nadia Ginetti, il Pd ha difeso l’Anticorruzione. «Vanno ridati i poteri all’Anac», ha chiesto il ministro Orlando. Ma dai Cinque Stelle arrivano molte accuse. Di Maio è convinto che in questa storia ci sia una “manina” del Pd. Orfini replica: Grillo «non può dare a nessuno patenti di onestà».

Giuseppe Latour – Il Sole 24 Ore – 23 aprile 2017

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