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Venezia. Sequestro cuccioli. Denuncia: «Gli agenti ci hanno chiesto soldi»

Oggi l’avvocato bolognese Massimiliano Bacillieri, difensore dei due siciliani fermati il 16 aprile scorso con 39 cuccioli di cane di razza e legale di «FederFauna» presenta alla Procura della Repubblica lagunare una denuncia per tentata concussione contro le forze dell’ordine che quel giorno hanno bloccato il camion in autostrada.

L’avvocato sarà a Venezia anche per depositare il ricorso al Tribunale del riesame che punta a ottenere la restituzione dell’automezzo e dei cuccioli. «Durante il trasporto di alcuni cuccioli di cane, i signori P.A. e T.G.», si legge in un comunicato, «venivano fermati e scortati dalla Polizia stradale e dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato presso un’area di servizio per un controllo. Chiedevano a P.A. di favorire la patente di guida e il libretto di circolazione, prontamente consegnati.

Durante le operazioni di perquisizione del mezzo fermato, provvisto come il carico e l’autista di ogni autorizzazione prescritta e anche di dispositivi ulteriori per la garanzia del benessere degli animali, l’agente della Polstrada chiedeva a P.A. di consegnare un ulteriore documento di riconoscimento con all’interno mille euro. P.A., sorpreso dall’insolita richiesta, provvedeva a consegnare all’agente la carta d’identità, ma senza denaro. Sopraggiungeva dopo un po’ un ufficiale del Corpo Forestale che, rivolto a P.A. affermava «Vi credevo più furbi voi meridionali, qualche ora prima vi sarebbe costata molto meno e sareste ora quasi a casa».

Intanto le forze dell’ordine procedevano al sequestro del mezzo e dei cuccioli e contattavano il veterinario dell’Asl 12 per una verifica dei cuccioli. «Giunto sul posto», prosegue il documento, «il veterinario affermava che non vi era nulla di anomalo nello stato degli animali, nè dal punto di vista sanitaria nè sotto il profilo della regolarità documentale. Ritenendo poco esaustivo l’intervento del veterinario, gli agenti contattavano altri due veterinari. Lascia oltremodo perplessi il fatto che, nonostante il primo medico avesse già confermato l’assenza di anomalie, gli agenti abbiano ritenuto necessario contattare altri due medici. Non lascia alcun dubbio che la richiesta della carta d’identità, dopo quella della patente e del libretto, non sia stata avanzata per identificarlo bensì allo scopo di richiedere la somma di denaro».

L’avvocato, infine, rivela che il camion su cui viaggiava P.A. è dotato di un sistema di videocamere per la registrazione audio e video, «registrazioni che potranno confermare le affermazioni di P.A.». Naturalmente si tratta di affermazioni tutte da verificare e a farlo toccherà al pubblico ministero Laura Cameli, la stessa che ha convalidato il sequestro del camion e che riceverà la denuncia dell’avvocato Bacillieri. Importante sarà anche conoscere la decisione del Tribunale del riesame, che dovrà dire se le irregolarità registrate c’erano davvero.

Giorgio Cecchetti – La Nuova Venezia – 30 aprile 2013

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