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Verona. Cornacchie grigie, gazze e taccole. La città diventa un bosco urbano L’ufficio fauna: «Si sentono a loro agio e trovano cibo». Cestaro (Usl 20): «Sono utili»

Una gracchiata corale che si replica da qualche mattina: il suono arriva da una macchia nera che ondeggia a bassa quota fra i tetti dei vicoli lungo via Marconi per poi approdare a Porta Palio, in cerca di piccole, nuove abitudini.

Si tratta di una famiglia di cornacchie che sta offrendo ai cittadini (in questi giorni spesso a testa in su, incuriositi dal richiamo inusuale) un piccolo assaggio di natura selvatica giunta in città. Già da qualche anno, d’altra parte, qualche rapace e soprattutto cornacchie, taccole e gazze si sono «urbanizzati». Il piccolo spettacolo, di prima mattina, ha fatto uscire per almeno due volte residenti e negozianti curiosi nelle strade e nelle terrazze.

«Non si tratta di rapaci, questi fanno parte della famiglia dei corvidi, come cornacchie grigie, ma soprattutto taccole se viaggiano in gruppo come quelle viste a Porta Palio – spiegano dall’ufficio faunistico provinciale -: queste ultime sono quelle più gregarie, si spostano spesso insieme e sono quelle che più si sono adattate alla vita urbana. Il centro di Verona, poi, offre buone possibilità di nidificare, con tutti i suoi monumenti antichi, le sue torri piene di piccole cavità. La cornacchia, invece, continua a preferire gli alberi per il nido e quelle che si vedono in città, magari su qualche antenna, arrivano in giornata per procurarsi il cibo. La gazza? È già presente da tempo: in quasi tutti gli svincoli autostradali veronesi si può scorgere qualche nido». Gli alimenti qui, d’altra parte, sembrano non mancare: le piazze italiane, infatti, sono popolate di piccioni.

«I corvidi sono ghiotti delle loro uova – si specifica dall’ufficio faunistico provinciale – e qui ne trovano in quantità. Da non sottovalutare, poi, che qualche specie può iniziare a sentirsi più tranquilla più fra i nostri tetti, che in provincia, soprattutto durante la stagione venatoria».

E per qualcuno ci sono anche degli aspetti positivi: «Si tratta di un fenomeno importante che può essere utile per riequilibrare la situazione cittadina – avverte Fabrizio Cestaro, responsabile veterinario dell’Usl 20 – penso, ad esempio, proprio alla diffusione dei piccioni. Di fatto, in questo modo, abbiamo un esempio di come l’ecosistema sia capace di regolare la realtà faunistica, trovando delle risposte da solo ai problemi attuali. Piccioni e, in alcuni casi topi, possono essere “fermati” dall’arrivo di rapaci e corvidi».

E ancora: «Non sono da sottovalutare i vantaggi igienici che implica l’arrivo di questi animali – prosegue Cestaro -. Non portano malattie e oltre alle uova, infatti, cercano piccole carcasse di altri animaletti morti, magari incastrate in pertugi o cunicoli dove l’uomo non può arrivare e dove rischierebbero di restare lì per settimane, con tutti i rischi igienici e sanitari collegati».

Per ora, comunque, c’è solo tanta curiosità, pochi i dati: le migrazioni urbane si stanno studiando. «Al momento non abbiamo segnalazioni – conferma il comandante della polizia provinciale Anna Maggio -, tenendo anche conto che le criticità, per quanto riguarda questi animali, e i conseguenti piani provinciali di intervento o contenimento, riguardano soprattutto le colture e i frutteti nelle campagne. Gli avvistamenti vicino ai Bastioni? Non mi stupiscono, è molto probabile, vista la zona verde. Problemi o situazioni particolari da tenere d’occhio non ne prevedo, diverso sarebbe se questi stormi si avvicinassero all’aeroporto: sarebbe un rischio per i velivoli».

Il Corriere del Veneto – 25 ottobre 2015 

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