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Verso il Jobs Act. Sussidio universale per 2 anni e cassa integrazione più mirata. Rafforzamento dei sussidi per l’inclusione sociale

Indennità di maternità anche per le autonome e le parasubordinate. Il restyling dei contratti viaggerà insieme al riordino degli ammortizzatori sociali. Con l’obiettivo di assicurare un assegno “universale” ai disoccupati, per garantire per un massimo di due anni una copertura a chi oggi è privo di strumenti di sostegno al reddito, legandola ad un sistema più incisivo di politiche attive.

Nel piano del lavoro targato Pd si punta su un nuovo sistema di ammortizzatori a tre gambe. Con una cassa integrazione che assicura la costanza del rapporto di lavoro solo per le aziende che hanno reali prospettive di ripresa, non a quelle “decotte”. Con un sussidio universale esteso ai parasubordinati, e con uno strumento di lotta alla povertà sulla falsariga del Sia, il sostegno per l’inclusione attiva introdotto dal ministro Giovannini, che però sarà potenziato.

«Non vogliamo ripetere gli errori del passato – spiega la responsabile lavoro del Pd, Marianna Madia – fatti dai precedenti governi che hanno modificato gli assetti contrattuali senza intervenire allo stesso tempo sugli strumenti di sostegno al reddito, lasciando i lavoratori privi di tutele. Per questo motivo i due interventi sui contratti e sugli ammortizzatori dovranno procedere parallelamente». Nel dettaglio, verrà confermata la cassa integrazione per le imprese che presentano problemi congiunturali, ma gradualmente si prevede l’uscita dal meccanismo della deroga intesa come “parcheggio” dei lavoratori, concessa anche nei casi di cessazione di attività che non presentano alcuna prospettiva di ripresa.

La vera novità è rappresentata dall’introduzione di un ammortizzatore sociale universale destinato a proteggere chi ha perso il posto di lavoro, esteso anche a chi con le regole attuali non ne avrebbe diritto, a condizione però che si frequenti un corso di formazione professionale e non si rifiuti una nuova proposta di lavoro. Un tassello importante è la creazione di un Agenzia nazionale per l’impiego su base federale – con sportelli regionali – per unificare (come avviene nei principali Paesi europei) la gestione delle politiche attive e di quelle passive, oggi in capo a due diversi soggetti, i centri per l’impiego e l’Inps. La nuova Agenzia, nella bozza di Jobs act, fisserà i criteri di erogazione e le condizioni, lasciando all’Inps il ruolo di soggetto erogatore delle prestazioni.

Si accelererà la riforma dei centri per l’impiego e del sistema di placement, adottando un modello di cooperazione pubblico-privato: il disoccupato andrà al centro per l’impiego dove avrà un voucher a disposizione da spendere per servizi di orientamento, formazione o ricollocazione anche nelle strutture private accreditate, che verranno pagate solo a collocamento avvenuto. Una prima sperimentazione si avrà con il Piano europeo garanzia giovani che porta in dote all’Italia 1,5 miliardi nel biennio per aiutare gli under 25 in difficoltà e che poggia, appunto, sulle politiche attive in collaborazione pubblico-privato. I tecnici stanno ancora valutando i costi di questo assegno “universale”, nella convinzione che tanto più sarà efficace l’intervento delle politiche attive nella ricollocazione del disoccupato, e tanto meno si dovrà spendere per il finanziamento del sussidio passivo.

La terza gamba dell’annunciata riforma degli ammortizzatori, è rappresentata da uno strumento mirato di sostegno alla povertà, destinato a chi è privo di mezzi, indipendentemente dai contributi versati. Un paragrafo della bozza del Jobs act è dedicata all’allargamento delle tutele per le lavoratrici in maternità, parasubordinate e autonome, con una sostanziale parificazione dell’indennità di maternità rispetto a quella riconosciuta alle lavoratrici dipendenti.

Il Sole 24 Ore – 19 febbraio 2014 

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