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Verso le regionali. Il programma di Jacopo Berti (M5S): «Consiglieri a 2.500 euro (con vincolo di mandato) e addio vitalizi per gli ex»

La riforma costituzionale firmata dal ministro Maria Elena Boschi taglia lo stipendio dei consiglieri regionali, equiparandolo a quello dei sindaci dei Comuni capoluogo (nel nostro caso Venezia: da 8 mila a 4 mila euro netti al mese)? Per Jacopo Berti, candidato governatore del Movimento Cinque Stelle, non basta.

«Per noi lo stipendio non deve superare i 5 mila euro lordi al mese, e cioè 2.500-2.800 euro netti al mese. Ci sembrano più che sufficienti». Il consiglio ha abolito i vitalizi dalla prossima legislatura, passando ad un più equo sistema contributivo? Per Jacopo Berti non è abbastanza. «I vitalizi vanno aboliti retroattivamente, vanno tolti anche a chi li ha già maturati. I 226 assegni spediti agli ex consiglieri, e alle mogli che godono della reversibilità, ci costano 13 milioni all’anno. Noi quei soldi vogliamo restituirli alle imprese del Veneto, con un fondo stabile per il microcredito da 25 mila euro ad azienda». Missione al limite dell’impossibile, se si pensa che 60 «ex» hanno appena presentato un ricorso al Tar perché non vogliono neppure pagare il contributo di solidarietà (temporaneo: 3 anni) che sforbicia il vitalizio dal 5 al 15%… Jacopo Berti sorride sornione: «Abbiamo già trovato il grimaldello legale per scardinare questa assurdità, tranquilli».

L’alfiere di Beppe Grillo, insomma, punta forte sugli argomenti che da sempre scaldano il cuore della base pentastellata, a cominciare dal taglio dei costi della politica, con cui di questi tempi non si sbaglia mai. Ma non c’è solo quello, nelle 144 pagine del programma scritto insieme ad un migliaio di attivisti. «A differenza degli altri candidati, noi non abbiamo soluzioni calate dall’alto – dice Berti – ciò che serve ai veneti, lo sanno i veneti. E a loro l’abbiamo chiesto». Anche se prova in tutti i modi ad infilare nel mirino ora Luca Zaia, ora Alessandra Moretti, ora Flavio Tosi, si vede che per il governatore uscente Berti nutre una certa simpatia (umana, beninteso, non politica), peraltro ampiamente ricambiata («Non scordatevi di Berti – ammonisce Zaia ogni volta che si elencano i suoi sfidanti – è un bravo ragazzo») mentre con la Moretti e il Pd la sintonia sta sotto zero: «Non mi sarei candidato contro Zaia se non fossi convinto che questi 5 anni con lui alla guida del Veneto sono stati disastrosi – precisa Berti – ma l’ambiguità della Moretti e l’ipocrisia del Pd, che qui dice una cosa e a Roma ne fa un’altra, davvero le trovo insopportabili». Col governatore, per dire, si registra una certa convergenza in tema di autonomia, visto che il M5s si prepara a sostenere il referendum già istituito per legge, anche se mai convocato: «L’Italia è una e indivisibile e non vanno alimentate false speranze. E’ giusto, però, che i cittadini possano esprimere la loro opinione: noi siamo favorevoli al federalismo differenziato».

A tinte fortemente «grilline» sono anche gli altri punti cardine del programma. La tutela del territorio, ad esempio: «Il nostro obiettivo è il consumo zero. Il che non significa fermare l’edilizia ma le opere mangiatoia in cui finora la cattiva politica ha messo il muso. Bisogna investire sulle ristrutturazioni, sul recupero energetico, sulla bioedilizia: un miliardo di euro in una grande opera genera 500 posti di lavoro; in bioedilizia 18 mila». Ne consegue, ma non è una gran novità dalle parti del Movimento, il granitico niet alla Tav («Spendiamo 5 miliardi per risparmiare 5 minuti tra Verona e Brescia, non sarebbe meglio completare la metropolitana di superficie, collegando il Veneto in modo capillare? Vi sembra normale che metterci 3 ore per andare da Belluno a Venezia?»), alla Pedemontana («Un’opera che la Corte dei conti ha definito “potenzialmente inutile”) e ai project financing. «La sanità, più di ogni altro settore, va gestita d’intesa col territorio. Prendiamo l’ospedale unico del Veneto Orientale: la gente non lo vuole. O la riduzione delle Usl: si pensa di farne sette ed è un’ipotesi da cui si può partire. Ma siamo sicuri che un’unica Usl provinciale risponda alle esigenze del Bellunese o del Polesine?».

Nel corso della conferenza stampa in piazza della Frutta a Padova, allietata da pop corn e french toast, Berti ha accennato a qualche altra idea, come la riduzione dell’Irap (e pure quella dell’Irpef, anche se su quest’ultima la Regione non ha margini perché la quota di sua competenza è già zero) o la rotazione dei dirigenti come ha già fatto il sindaco M5s di Livorno. Quindi ha accusato Zaia, Moretti e Tosi di dilapidare milioni in campagna elettorale «per tenersi stretti la sedia e il malloppo», mentre lui non ha raccolto più di 11 mila euro. Infine una postilla dedicata ai futuri eletti a Cinque stelle: «Noi siamo dei portavoce, saremo spediti in Regione, come siamo stati spediti in parlamento, per realizzare un programma non perché siamo chissà quali statisti. Ergo, se uno cambia idea, va bene, ma deve ritirarsi e lasciare il posto a qualcun altro. Pensiamo di introdurre il “recall” dei MeetUp: gli attivisti non si sentono più rappresentanti dall’eletto? Gli tolgono la fiducia e ne va su un altro. Voglio il vincolo di mandato».

Ma.Bo. – Il Corriere del Veneto – 2 aprile 2015

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