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Via ai test, ma c’è chi pensa al piano B. Solo uno studente su 4 entrerà nella facoltà desiderata. E così crescono i “turisti dell’ammissione”

Flavia Amabile. Si parte oggi con i test di ammissione alle università a numero chiuso. In una qualsiasi giornata di metà aprile mentre manca una settimana alle vacanze di Pasqua, due mesi e mezzo all’esame di maturità e per la prima volta ragazze e ragazzi dell’ultimo anno delle superiori devono mettere da parte presente e futuro prossimo per concentrarsi su quello che al momento sembra solo un futuro remoto, la loro vita dopo il diploma.

C’è anche un’altra novità rispetto al passato: forse proprio per il disorientamento creato dall’anticipo del test ad iscriversi sono stati meno studenti, solo i più convinti e quelli che sono al secondo-terzo tentativo, si sono cimentati nell’impresa. In totale, infatti, sono poco più di 83mila partecipanti contro i quasi 100mila dell’anno scorso. Aumentano, quindi, le probabilità di entrare. Per Medicina le probabilità aumentano da 1 un posto ogni 6 candidati rispetto al rapporto 1 a 7 dell’anno passato. Ad Architettura c’è un posto quasi per tutti, sono circa 7mila posti per 11mila aspiranti. Mentre a Veterinaria ci sarà un posto per ogni 9 candidati rispetto ai 10 del 2013.

Anche se aumentano le probabilità soprattutto nella prova di Medicina se verrà ammesso 1 su 6 vuol dire che 5 non verranno ammessi e che o faranno una scelta diversa oppure tenteranno di arrivare allo stesso obiettivo ma in un altro modo, andando all’estero. È la carta di riserva degli esclusi. Non tutti, però, possono giocarla: più che la preparazione in questo caso conta innanzitutto avere un po’ di soldi da parte: tra soggiorno all’estero, tasse di iscrizione e di frequenza si può essere costretti a pagare cifre astronomiche, fino a 100mila euro se ci si iscrive ad un’università pubblica con corsi regolari. e’ un piano B ma che può risultare molto più ambizioso e interessante del piano A se ci si dirige verso Stati al di sopra di ogni sospetto dove si ha la garanzia di poter frequentare Medicina senza test d’ingresso ma è bene sapere che la vera selezione avviene poi durante gli studi come in Francia o in Germania dove comunque la lingua può rappresentare un ostacolo non indifferente.

Oppure si possono scegliere altre destinazioni, dalla Spagna alla Bulgaria, la Romania, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l’Albania dove è tutto un proliferare di università (molto spesso private) pronte a promettere tutto pur di attirare studenti da ovunque. Costi abbordabili, una laurea si riesce a prendere anche con 15mila euro l’anno, tutto compreso. In Romania, infatti, sono oltre 600 gli studenti italiani iscritti alla privata Vasile Goldis di Arad mentre oltre un migliaio sono sparsi tra Oradea, Iasi, Bucarest, Cluj e Costanza. Vantaggi oltre ai costi e all’accesso libero il fatto di uscire dall’università con una laurea di un Paese dell’Unione europea quindi un titolo valido anche in Italia. Non è necessario imparare il romeno, i corsi sono anche in inglese e francese, il praticantato è abbastanza semplice e in sei anni si dovrebbe essere dotati del pezzo di carta. Eventualmente si può anche tentare di forzare la mano già dal secondo anno e con un ricorso al Tar per chiedere di rientrare: le probabilità di vincere sono molto alte, otto volte su dieci si riesce.

L’altro paradiso per gli italiani esclusi è l’Albania tristemente balzata agli onori delle cronache dopo che si era scoperta la fuga di Renzo, il figlio di Umberto Bossi che aveva preferito le aule della Kristal di Tirana all’Italia. E proprio alla Kristal si può uscire con laurea in Medicina firmata dall’UniZkm e dall’università di Roma Tor Vergata, o in Farmacia cofirmata dall’Università di Milano evitando ulteriori problemi per il riconoscimento del titolo in patria.

La Stampa – 8 aprile 2014 

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