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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Via all’assunzione di medici e infermieri. Il Ministero prepara un emendamento alla Stabilità. Soldi alle Regioni con i risparmi dovuti al taglio delle prescrizioni. Fino a seimila nuovi occupati
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    Via all’assunzione di medici e infermieri. Il Ministero prepara un emendamento alla Stabilità. Soldi alle Regioni con i risparmi dovuti al taglio delle prescrizioni. Fino a seimila nuovi occupati

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche8 Dicembre 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Michele Bocci. Soldi alle Regioni per assumere migliaia di medici e infermieri. In questo periodo di difficoltà economiche per il sistema sanitario potrebbe andare in porto un’operazione senza precedenti negli ultimi anni. Questa settimana, tra mercoledì e giovedì, il ministero alla Sanità preparerà un emendamento alla legge di Stabilità che mette insieme gli effetti di un paio di nuove leggi per arrivare a far entrare nel sistema secondo le stime più ottimistiche fino a 3mila medici e altrettanti infermieri.

    Il primo punto di partenza è l’entrata in vigore, tre settimane fa, della norma che recepisce la direttiva europea sugli orari di lavoro, pensata per assicurare riposo adeguato a chi si occupa di assistenza. Il personale sanitario non può più fare oltre 48 ore alla settimana e i singoli turni devono durare meno di 13 ore ed essere sempre intervallati da riposi da 11. In molte zone del Paese i medici e gli infermieri facevano anche 60 ore e di conseguenza con il nuovo regime in certi reparti ci sono turni scoperti. Il problema vale soprattutto al sud, dove da tempo è stato imposto il blocco del turn over, ma anche nelle regioni del centro nord, specialamente in unità operative come i pronto soccorso e le chirurgie. Da qui nasce il bisogno urgente di assumere personale o regolarizzare precari, operazioni chieste a gran voce da tutti i sindacati e la cui necessità è stata riconosciuta anche da ministero e alcune Regioni.

    Dove trovare i soldi per rinforzare gli organici? Ecco che entra in gioco il secondo punto di partenza dell’operazione. Alla commissione Affari sociali della Camera è stata approvata la legge che modifica la disciplina penale e civile dei medici. Il testo, il cui relatore è il responsabile sanità del Pd Federico Gelli, andrà in aula il 15 dicembre. Sorvolando sugli aspetti tecnici della norma, i principi che segue sono quelli di attenuare la responsabilità penale dei professionisti e di incentivare la chiusura in via stragiudiziale delle cause civili, per assicurare risarcimenti più rapidi e certi ai pazienti. E se i professionisti smettono di lavorare con la spada di Damocle delle cause, si riduce anche la loro tendenza a fare medicina difensiva, cioè a prescrivere visite, esami e trattamenti inutili per paura di sbagliare. La conseguenza è che il servizio sanitario nazionale risparmia denaro. L’idea dei tecnici del ministero, del ministro Beatrice Lorenzin e dello stesso Gelli è di inserire le disposizioni di materia civilistica di quella legge all’interno dell’emendamento della legge di Stabilità, dove verrà anche stimato quanto vale il calo della medicina difensiva, una cifra che dovrebbe aggirarsi sui 300-400 milioni di euro. Proprio in forza di quei risparmi si potranno accantonare risorse da utilizzare per assumere il personale necessario ad affrontare i nuovi turni di lavoro e a rinforzare il sistema pubblico.

    Il ministero alla Sanità prevede di chiedere alle varie Regioni di quante assunzioni hanno bisogno. Come si diceva, le esigenze saranno diverse a seconda di come hanno funzionato i sistemi di reclutamento negli anni recenti, visto che non tutti hanno avuto il blocco del turn over. Quando si avranno i dati, verrà fatta una ripartizione dei fondi. Solo a quel punto si capirà anche in quale rapporto andranno assunti i medici e infermieri. La suddivisione di 3mila e 3mila al momento è infatti soltanto indicativa perché teoricamente in certe realtà locali potrebbe esserci bisogno di un numero elevato di camici bianchi ma non di infermieri, o viceversa.

    Repubblica – 7 dicembre 2015 

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