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Via da oggi all’Ape volontaria. Possibile lasciare con tre anni e sette mesi di anticipo. Sul sito Inps il calcolatore dei costi

Paolo Baroni. Dopo mesi di attesa decolla anche la versione volontaria dell’Ape, il prestito pensionistico oneroso che consente di lasciare il lavoro con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto ai requisiti previsti dalla legge. Da oggi infatti sul sito dell’Inps è in funzione il simulatore sui costi del prestito, in modo tale da consentire a ogni interessato di valutare la convenienza o meno di questo strumento, scegliere la durata del prestito e l’importo dell’anticipo e quindi la rata che andrà restituita e di conseguenza la pensione residua a cui si avrà diritto una volta maturati i requisiti pieni. L’ok definitivo all’Ape dovrà però arrivare dall’Inps cui spetta vagliare la sussistenza di tutti i requisiti e quindi concedere il nullaosta ed al tempo stesso comunicare l’importo minimo e massimo che si può chiedere.

Il Simulatore è un servizio online aperto a tutti i cittadini che, mediante l’inserimento di dati e informazioni da parte del soggetto interessato, consente di calcolare, in particolare, l’importo mensile, la durata dell’APE e la rata di rimborso mensile che sarà decurtata dall’importo di pensione.

Quanto costa

Secondo le stime il costo annuo del prestito è pari al 3,4% dal momento che oltre agli interessi incorpora anche il costo della polizza assicurativa e la quota destinata al fondo di garanzia. Per effetto di un credito d’imposta el 50% il costo effettivo scende però all’1,6%.

Chi può chiederlo

Nel 2018 potranno presentare domanda tutti i lavoratori pubblici e privati, gli autonomi e gli iscritti alla gestione separata nati nel 1955, o nati entro il 31 luglio 1956 per il 2019 (quando il requisito minino di età salirà a 67 anni). Come è noto per ottenere l’Ape volontaria bisogna avere almeno 20 anni di contributi ed avere un importo mensile della futura pensione che al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto è pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo (oggi 710,39 euro). Inoltre non bisogna essere già titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità.

Come funziona

Ad erogare il prestito saranno banche (Intesa e Unicredit), assicurazioni e soggetti finanziari che hanno aderito agli accordi quadro stipulati nei mesi scorsi tra i ministeri dell’Economia e del Lavoro, l’Abi e l’Ania. Il prestito, coperto da una polizza assicurativa a tutela degli eredi, va restituito in 20 anni (260 rate mensili) con una trattenuta sulla pensione futura.

Quanto si può chiedere

L’importo minimo dell’assegno-ponte è pari a 150 euro mensili per 6 mesi mentre quello massimo è legato alla durata dell’Ape: se l’anticipo è superiore a 3 anni, si potrà chiedere fino al 75% della pensione; se è compreso tra 24 e 36 mesi l’80%, tra 12 e 24 mesi l’85% e se meno di 12 mesi si arriva al 90%. La pensione al netto della rata non potrà essere comunque inferiore a 710,39 euro. Se il richiedente ha però altri debiti in corso con le banche, l’esposizione complessiva non può superare il 30% dell’assegno previdenziale.

Tempi

La previsione è che la valutazione da parte dell’Inps della posizione del singolo lavoratore e, una volta rilasciato il nullaosta, l’ok della banca e della compagnia assicurativa (che però possono anche rigettare la richiesta) richieda in media circa due mesi di tempo. Per cui chi decide subito potrà iniziare ad incassare l’assegno solamente dopo il mese di aprile.

La Stampa – 13 febbraio 2018

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