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Via le Commissioni Agricoltura, proposta dei “10 saggi” non piace

Eliminazione delle Commissioni Agricoltura e produzione agroalimentare . E’ una delle ipotesi avanzate dai “10 saggi” nella relazione del Gruppo di Lavoro sulle riforme istituzionali istituito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il taglio rientra nella proposta più ampia di riduzione del numero delle commissioni dalle attuali 14 a 9, con accorpamenti per materia “suggeriti dalla prassi e funzionali sia al superamento del fenomeno, oggi molto frequente, delle Commissioni riunite, sia al fine di garantire una migliore e più efficace azione di controllo sulle politiche pubbliche”, si legge nella Relazione.

Eppure l’agricoltura è il famoso “settore primario” dell’economia. Non sono mancante infatti le proteste e reazioni. “Nell’ipotesi di accorpamento e riduzione – ha commentato la deputata Susanna Cenni – non scompare solo la commissione agricoltura di Camera e Senato, ma l’intera parola agricoltura. E non è semplice a naso indovinare dove verrebbe inserita la competenza, perché forse sfugge che agricoltura significa anche ambiente, paesaggio, salute, sociale, politiche europee, artigianato, industria e molto altro”.Per Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali si tratta di una proposta davvero “poco saggia”. Mentre si registra ,ovunque , il rilancio del settore ‘primario’ sia come presidio e tutela ambientale che come garanzia di sicurezza alimentare ,i ‘saggi’sottovalutano la nuova centralità delle campagne .In più si propone di aggregare le commissioni ambiente con i trasporti – Se proprio si voleva ‘ semplificare’il numero di commissioni parlamentari,ma i costi sarebbero identici ,almeno si poteva proporre agricoltura e ambiente ,in linea con il processo di ‘greening’ dell’ agricoltura in Europa”.Un disappunto condiviso – si legge in una nota di Slow Food – da più parti politiche e sociali e sottolineato dal presidente dei senatori di Sel, Loredana De Petris e dal senatore Dario Stefàno, ex coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura: “Tale scelta la consideriamo dannosa e assurda per diverse ragioni. L’agricoltura e più in generale l’agroalimentare, sono tra i pochi settori economici che in questo momento di crisi ancora resistono, pur tra mille difficoltà, e che hanno una valenza strategica per il futuro del Paese. Sul fronte dell’export, peraltro, l’agroalimentare è forse l\’unico col segno positivo. Inoltre, negli scenari globali il cibo (accessibilità-scarsità) è una delle grandi questioni su cui i decisori politici dovranno cimentarsi”.

“La politica – ha aggiunto – Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia – ha sprecato tanto denaro pubblico e tanto ancora ne sta sprecando, meglio però rivedere la logica di alcune proposte di taglio.”

Hc – 18 aprile 2013

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