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Via libera del consiglio veneto al bilancio 2017. Sì a manovra e «collegato» dopo un maxi emendamento da 6 milioni

consiglio lavoriCon un colpo di reni degno dello «Squalo» Nibali, alla centesima seduta dall’inizio della legislatura il consiglio regionale ha approvato ieri sia il «Collegato» (nel pomeriggio) che la legge di Stabilità 2017 (il vecchio bilancio, in nottata), rispettando il termine del 31 dicembre. Non accadeva dal 2008 ed è la seconda Regione d’Italia a farcela, dopo l’Umbria e a parimerito con l’Emilia Romagna, che pure ha chiuso ieri la partita dei conti. Quanto al «Collegato», insieme al Documento di economia e finanza il cuore di questa sessione, il provvedimento su cui si è concentrato lo scontro tra maggioranza e opposizione, c’è poco da aggiungere rispetto a quanto già si sapeva e trovate riassunto qui sotto. Sul bilancio, invece, il vice presidente Gianluca Forcolin aveva messo a punto a sera un maxi emendamento da 6 milioni di euro che, prelevati dal fondo di riserva, sono andati a rimpinguare la dotazione da 51 milioni messa inizialmente a disposizione degli assessori.

Di questi 6 milioni, la parte più cospicua, la metà, secondo lo schema di Forcolin andrà alla Cultura (assessore Cristiano Corazzari) suddivisa tra il Teatro Olimpico di Vicenza, il sistema dei cinema, i musei locali e i Comuni. In questo modo è stata intercettata una richiesta del Pd, che chiedeva appunto più risorse per il settore della conoscenza. E ci sono anche 200 mila euro per il recupero del patrimonio della Grande Guerra. All’Ambiente (Gianpaolo Bottacin) vanno altri 1,3 milioni, da destinare alla lotta ai cinghiali, il rischio idrogeologico, la Valutazione di impatto ambientale, l’Arpav e il collettore del Garda; alla Protezione civile (sempre Bottacin) 115 mila euro, con contributi per le associazione che, strano ma vero, devono pagare l’Irap sul volontariato. Quindi alle aree di crisi (Roberto Marcato-Elena Donazzan) è stato destinato un milione, che va ad aggiungersi ai fondi già stanziati dal ministero dello Sviluppo economico insufficienti a coprire tutti i Comuni coinvolti nel declino industriale. Si tratta, insomma, di spostamenti minimali, francescani rispetto a quelli di un tempo (nel bilancio «elettorale» del 2015 furono spostati col maxiemendamento 50 milioni, finiti tutti in mancette) e questo anche per via della scelta della maggioranza, rivelata dalla capogruppo della lista Zaia Silvia Rizzotto, di indurre Comuni e associazioni a partecipare ai bandi e non chiedere aiutini puntuali ai consiglieri di riferimento (questo non ha impedito ad alcuni, come Pietro Dalla Libera di Veneto Civico, di provarci comunque, inutilmente).

I numeri, per il resto, sono rimasti quelli di partenza: 13 miliardi, di cui 8,9 destinati alla Sanità; spesa libera a 928 milioni, ridotta però ai 57 di cui si diceva dopo che via via sono stati tolti, tra gli altri, 73 milioni per il paga debiti della sanità, 65 milioni per il cofinanziamento dei fondi Ue, 40 milioni per le Province, 31 milioni per le scuole paritarie, 28 milioni per l’accordo raggiunto con Net Engineering, 26 milioni per la formazione professionale e 19 milioni per il trasporto su treni. Bocciata la richiesta di Pd e Cinque Stelle di stanziare 3 milioni per le celebrazioni degli 800 anni dell’università di Padova (ma l’assessore Donazzan ha assicurato la futura presentazione di un progetto al riguardo) e il nuovo tentativo dei dem di evitare la celebrazione del referendum sull’autonomia, «con conseguente risparmio di 14 milioni», sostituendo il voto popolare con un voto a maggioranza dei quattri/quinti del consiglio: «In fin dei conti siamo noi i rappresentanti del popolo veneto, no?». La maggioranza, manco a dirlo, ha tirato dritto. È invece stato approvato l’emendamento dei «tosiani» che prevede che i Comuni localizzino in modo puntuale sul loro territorio le aree dove possono sorgere sale per il gioco d’azzardo, con l’obiettivo dichiarato di relegarle nelle zone industriali.

Liste d’attesa e addetti

Il provvedimento più rilevante riguarda il governo delle liste d’attesa. Nel prescrivere visite specialistiche ed esami diagnostici, il medico dovrà indicare la classe di priorità, a cui corrisponderanno tempi massimi così ridefiniti: U (urgente) entro 24 ore, B (breve attesa) entro 10 giorni, D (differita) entro 30 giorni e P (programmabile) entro 60/90 giorni. Gli ambulatori ospedalieri dovranno essere aperti fino alle 23 per almeno tre giorni alla settimana e dalle 8 alle 12 nei festivi. Il presidente della Regione potrà rimuovere i direttori generali che non garantiranno il rispetto di questi standard. Le aziende sanitarie potranno ingaggiare nuovo personale a tempo determinato o con contratti di collaborazione coordinata e continuativa per assicurare l’ emergenza e l’urgenza e i livelli essenziali di assistenza.

Parchi e animali

Dissidi fra maggioranza e opposizione pure sul tema dei Parchi, per il quale si sono mobilitati anche sindaci e ambientalisti. La proposta di ridisegnare il perimetro di Colli Euganei e Lessinia, finalizzata a togliere alcuni vincoli alle attività agricole e a consentire la caccia controllata ai cinghiali, è stata alla fine così riformulata: entro 90 giorni la giunta dovrà condurre la concertazione con i territori e solo in caso di mancato accordo scatteranno d’ufficio le nuove planimetrie. A proposito di fauna, è stato istituito il servizio regionale di vigilanza su caccia e pesca ed è stata varata una norma che favorisce la detenzione di uccelli protetti. Stanziati 50.000 euro per un campionamento aggiuntivo sui bovini provenienti da aree a rischio «blue tongue».

Il Corriee del Veneto – 22 dicembre 2016 

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