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Via libera della Giunta al piano faunistico. La Regione “apre” a orsi e lupi. Coldiretti: non c’è cassa per i danni all’agricoltura

orso lupo animaliLa Giunta regionale, nella sua seduta di martedì su proposta dell’assessore alla Caccia Daniele Stival, ha adottato il nuovo Piano Faunistico Venatorio 2014-2019, trasmettendolo al Consiglio regionale per il prosieguo dell’iter. «Dopo un lungo e meticoloso cammino di elaborazione e di confronto a 360 gradi, che ha prodotto ben 703 osservazioni – sottolinea con soddisfazione Stival – è scaturito un piano moderno ed equilibrato, capace di guardare anche oltre il quinquennio di validità. Un documento nel quale abbiamo contemperato le esigenze dei cacciatori ed il loro sacrosanto diritto a esercitare una passione che è nella tradizione identitaria del Veneto, e quelle della tutela dell’ambiente e della fauna. Senza contare l’importante volano economico che la caccia produce con il suo vasto indotto commerciale per l’intero Veneto».

«Questo piano è tra l’altro fra primi a livello nazionale ad essere approvato sulla base delle nuove rigide direttive europee. Ora il tutto è nelle mani dei colleghi del Consiglio regionale – aggiunge Stival – con l’auspicio che il piano possa diventare legge al più presto, per supportare l’intera attività venatoria regionale».

Il Piano, composto da numerosi allegati tecnici, indica una significativa serie di obiettivi strategici.

1) Conseguire gli obiettivi di conservazione e tutela della fauna e degli habitat posti dalle Direttive comunitarie in base ad una razionale programmazione del territorio e delle risorse naturali.

2) Valorizzare le attività gestionali e venatorie e le tradizioni venatorie regionali legate alle peculiarità territoriali e faunistiche.

3) Ottenere un misurabile miglioramento dei parametri di autosufficienza della produzione di selvaggina cacciabile e una riduzione dei contingenti di selvaggina «importata» da altri territori.

4) Gestire il naturale ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi attraverso il coordinamento a livello intra ed extra regionale.

5) Ricondurre il fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica alle attività agricole a livelli di sostenibilità economica e di tollerabilità, favorendo le attività di prevenzione.

6) Contenere l’espansione, tendendo all’eliminazione, di specie estranee al panorama faunistico regionale, in particolare se la loro presenza è in conflitto con le attività antropiche e con la salvaguardia delle specie autoctone, con particolare riferimento al cinghiale e alla nutria.

7) Valorizzare il prelievo venatorio come strumento di equilibrio nella gestione degli ungulati per favorire il miglioramento qualitativo e l’equilibrio numerico fra le diverse classi di età.

8) Promuovere un miglioramento in termini qualitativi e quantitativi del livello di conoscenza delle componenti faunistiche regionali, dei parametri relativi all’attività venatoria e a tutte le attività connesse alla gestione faunistica.

9) Attenuare i livelli di «conflitto» e di «percezione negativa» rispetto alla caccia da parte dell’opinione pubblica e del mondo agricolo ponendo attenzione al riconoscimento della proprietà privata e alle attività economiche e socio culturali in ambito agro-silvo-pastorale che manifestano livelli di criticità nella compatibilità con l’attività venatoria.

10) Promuovere più sinergia negli obiettivi ed un maggior coordinamento delle scelte tra la gestione privatistica della caccia (nella Aziende faunistico-venatorie e agro-turistico-venatorie) e la gestione programmata (negli Ambiti Territoriali di Caccia – ATC)

Coldiretti. Nutria ora cacciabile per legge, ma in Veneto aumentano cinghiali, lupi, orsi e cervi

 “Forse ci sono più lupi che pecore in Italia visto che i danni da selvaggina, in particolare quelli provocati da ungulati,  superano il valore di 100 milioni di euro per circa 3 mila ovini sbranati”. Sono i dati del 2013 a cui vanno aggiunti quelli di quest’anno dove la presenza di grandi carnivori ha sicuramente aggravato la situazione. Gli agricoltori veneti – commenta Pietro Piccioni direttore di Coldiretti –  non hanno certo bisogno di un censimento per contare questi animali, vedono ogni giorno i disastri: dalle nutrie che forano gli argini ai cervi che distruggono la biodiversità, dai cinghiali che grattano i terreni alle lepri che mangiano le piante seminate fino agli orsi e lupi che sbranano bovini”.

Ma se dopo anni di protezione sul destino della nutria interviene il legislatore nazionale rendendola specie cacciabile dimostrando cosi piena coscienza della tutela del territorio rispetto alla presenza di un roditore importato allo scopo di allevamento da pelliccia e poi diventato colonizzatore degli ambienti fluviali, Coldiretti Veneto continua a rimarcare l’assenza dal 2010 di un adeguato ristoro economico all’agricoltore che fa prima a vincere la burocrazia per ottenere i finanziamenti europei che farsi rimborsare un vitello divorato da un canide. “Un piano faunistico regionale senza innovazione nella strumentazione e con l’erogazione di risorse in tempi biblici – sostiene Piccioni  -. Nel 2012 il contributo ammissibile era più di un milione trecento mila euro, ma la disponibilità era meno del 20%. Il danno è sempre superiore al contributo ammissibile perché per norma non si può che erogare fino al 60% , cosi che in realtà,  la disponibilità copre appena il 6 per cento.

Un intervento irrisorio per certi versi offensivo: ad esempio per valore di 2 mila euro, l’imprenditore si vede recapitare un bonifico di 120 euro circa.

In prospettiva con il nuovo piano faunistico  – conclude Coldiretti –  si dovrebbe porre rimedio in quanto la percentuale lievita  all’ 80% e le procedure responsabilizzano gli ambiti territoriali di caccia: ma il problema resta lo stesso da tre anni:  la cassa è vuota nonostante i versamenti della tassa di concessione regionale depositata annualmente dai cacciatori è pari a 5 milioni di euro.

28 agosto 2014 

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