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Viaggi di rientro, così aumentano i contagi. I focolai nei macelli e la paura per la movida selvaggia. Flop degli screening

Il Corriere della Sera. I nuovi focolai, sia quelli da rientro sia quelli individuati nei macelli in provincia di Mantova, e adesso in altre regioni, fra Lazio e Campania (soprattutto in provincia di Avellino), contribuiscono a far aumentare il numero dei positivi. Si spera che sia soltanto una questione di cluster occasionali, e non ci siano collegamenti ad esempio con la movida selvaggia delle ultime notti. Sono infatti 208 i nuovi contagiati secondo i dati di ieri della Protezione civile, 16 in più rispetto a domenica. Adesso le persone affette da coronavirus sono 14.709, con 67 attualmente positivi (46 in più rispetto al giorno precedente) in attesa di tampone, su un totale di contagiati dall’inizio dell’emergenza di 241.819. Con gli otto decessi di ieri, il bilancio delle vittime arriva a 34.869, ma ci sono anche 133 pazienti fra guariti e dimessi che portano il totale a 192.241.

Settantadue i malati in terapia intensiva (-2), con 946 pazienti in altri reparti (+1). In dieci regioni (Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria) non sono stati registrati nuovi casi, mentre circa la metà di quelli individuati sono stati scoperti in Lombardia (111), con 38 in Emilia-Romagna e 27 in Campania. In questo caso ci sono un passeggero di un volo New York-Roma, tornato a casa usando anche treno e pullman, e altri casi fra Santa Lucia di Serino e San Michele di Serino, Rotondi e Moschiano. «C’è stato un pericoloso rilassamento, così non arriviamo a settembre», avverte il governatore Vincenzo De Luca.

Tre vittime invece in Lombardia. Stabile il numero di coloro che sono in terapia intensiva (sempre 36), con tre ricoverati in più (233). Dodici contagi in provincia di Milano, nove dei quali in città, altri 23 a Cremona, 22 a Mantova, 17 a Bergamo.

Fra i nuovi casi di ieri spicca quello di una ragazzina di 11 anni residente a Mentana, vicino a Roma, e trasferita all’ospedale Bambino Gesù di Palidoro: in questo caso è scattata un’indagine epidemiologica per risalire a tutti i contatti della minorenne. Nel Lazio sono stati registrati 19 contagi, 14 dei quali nella Capitale (12 bengalesi rientrati a Roma). A Latina uno dei due casi positivi riscontrati nella giornata di ieri è un paziente colpito da infarto appena portato al Pronto soccorso dell’ospedale cittadino. Sottoposto a test, è risultato contagiato, così come è successo nelle stesse ore al Belcolle di Viterbo a un altro malato. Indagine epidemiologica avviata anche per una donna tornata in Italia dall’India. Dati che confermano la preoccupazione degli studiosi per i rientri di persone da zone dove il coronavirus è fuori controllo, che si uniscono anche alla delusione per la scarsa partecipazione dei cittadini alle indagini statistiche. Come è successo in Puglia, dove solo in 3.300 hanno risposto ai test Istat-Croce Rossa sulla circolazione della malattia. È meno del 50% del campione individuato dall’Istituto nazionale di statistica — 8 mila — e questo non consente di raggiungere nemmeno l’obiettivo minimo dell’indagine, che ha carattere nazionale. «Purtroppo siamo in linea con i dati nazionali, la partecipazione è bassa», ammette Pierluigi Lopalco, coordinatore della task force pugliese. Su questo flop, per lo studioso, «pesa il fatto che l’indagine è partita tardi, quando anche dal punto di vista mediatico l’attenzione sulla pandemia andava scemando. Di certo in Puglia avremo un risultato sotto l’1%», sulla circolazione della malattia.

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