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Volpi e scoiattoli traslocano in città «Clima più mite e zero predatori». Venezia, studio del Museo di storia naturale: più vicini anche gechi, orsi e lupi

Ratti, colombi e qualche nutria, con l’aggiunta dei gabbiani sulle coste. Può sembrare che la varietà della fauna nelle aree urbane venete sia tutta qui, ma la natura sa cambiare i suoi cicli anche in fretta. Ci sono altre specie animali — meno evidenti per dimensioni, come i gechi, o per comportamento, come i tassi, schivi animali notturni — che negli ultimi decenni hanno cominciato a vivere a stretto contatto con l’uomo nelle «giungle» urbane.

Troppo cemento? Poco male, visti i vantaggi della vita cittadina: la temperatura è più alta e ci sono meno predatori. In più, i fitofarmaci e le monocolture di parecchie nostre campagne spingono gli animali a ripiegare sui parchi cittadini. Molte specie risultano difficili da osservare: per questo contarle è un’impresa. A raccoglierle e documentarle è stato in parte il Museo di Storia Naturale di Venezia, insieme all’Associazione faunisti veneti, nel «Nuovo atlante dei mammiferi del Veneto». Il volume è stato presentato poche settimane fa, condensa dieci anni di studi ad opera di trenta ricercatori, dati raccolti da oltre 4.500 osservatori e immagini di una quarantina di fotografi. Dall’ultima edizione — uscita vent’anni fa — si è intensificata la presenza di alcune specie in Veneto, come il capriolo, il cervo, l’orso e il lupo. Altre, come il visone americano, si sono insediate in Valdastico e lungo il Piave dopo essere fuggite dagli allevamenti.

Le volpi invece ci hanno messo circa vent’anni a diffondersi dalla montagna in pianura e a raggiungere i 15mila esemplari, calcolati al ribasso. Il solo Polesine vanta un migliaio di esemplari, stando alle stime caute. «Da una decina di anni le volpi si avvicinano alle periferie delle città. Vivono con poco, basta loro una tana scavata su un argine o abbandonata da una nutria — spiega Mauro Bon, curatore del volume sui mammiferi —. Sono aumentati esponenzialmente anche gli avvistamenti di faine e tassi, che sempre più spesso si aggirano di notte nelle cinture urbane dei capoluoghi veneti. Si fatica però a a valutarne con precisione il numero di esemplari». La convivenza con l’uomo è difficile: più della metà degli avvistamenti avviene lungo le grandi strade quando i ricercatori trovano a terra le loro carcasse, lasciate da cacciatori o investite dalle auto. Se si alzano gli occhi si possono vedere gli scoiattoli rossi correre sugli alberi dei parchi a Vicenza, Padova e Verona. Come per le volpi, niente cambiamenti climatici: la naturale proliferazione della specie li ha spinti a scendere da Alpi e Prealpi. Nel bel mezzo delle abitazioni, tra solai e sottotetti, trovano casa i pipistrelli, che amano molto anche gli anfratti delle mura nelle città storiche come Padova o Treviso. «Due specie sono particolarmente presenti e sono quelle che spesso vediamo cacciare zanzare nei pressi dei lampioni in città — rivela Bon —. Quindici anni fa esisteva anche una colonia di una specie rara a Mirano, nel Veneziano, che contava centinaia di esemplari all’interno di grotte artificiali. Dopo alcuni interventi di manutenzione, però, ne sono rimasti pochi».

Oltre ai mammiferi, l’habitat urbano accoglie anfibi e rettili: se la lucertola è scontata, la piazza di Mestre ospita un buon numero di gechi. «Ce ne sono parecchi, in buona salute per l’assenza di predatori — sottolinea Nicola Novarini, erpetologo del Museo di Storia Naturale di Venezia —. Non ci sono sempre stati: sono probabilmente arrivati dal Sud Italia uova o individui adulti, attraverso le spedizioni di piante per le fiorerie del centro. Oppure con i treni merci, infatti la stazione di Mestre vanta una buona popolazione di una seconda specie d’origine pugliese. La terza specie, invece, è concentrata all’Arsenale di Venezia, dove i primi sono stati visti negli anni Sessanta». E poi c’è l’azione diretta dell’uomo che libera — illegalmente — animali da compagnia: sono nate così le comunità di tartarughe, che continuano a moltiplicarsi grazie alle temperature miti e rivaleggiano con la testuggine europea, specie protetta. «Sono difficili da contare perché si spostano con le piene, ma tra Venezia e Mestre si parla di centinaia di individui, più una sessantina nel centro storico di Venezia», spiega l’erpetologo. Insomma, più che giungle, le città rischiano di diventare degli zoo a cielo aperto.

Piefrancesco Carcassi – Il Corriere del Veneto – 22 ottobre 2017

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