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West Nile, a Padova la quinta vittima. I contagi in Veneto sono 105. Anziani e immunodepressi sono i soggetti più a rischio

22 agosto. Sale a cinque il numero delle vittime di West Nile in Veneto. Sabato è morto un 91enne di Padova ricoverato in Geriatria all’ospedale Sant’Antonio e già gravato da altre patologie. Prima di lui l’infezione aveva ucciso un 86enne di Gazzo Veronese, un 89enne di Este, una trevigiana di 74 anni malata di tumore e un’anziana di 85 anni di San Giovanni Lupatoto colpita da leucemia. «Stiamo lavorando sulle misure atte a contenere la diffusione del virus — dice l’assessore padovano all’Ambiente, Chiara Gallani —. Abbiamo chiesto un tavolo di coordinamento convocato dall’Usl 6 Euganea per mettere a punto una strategia comune e previsto misure da affiancare a quelle ordinarie e straordinarie, che continuiamo a fare. Disponiamo di risorse aggiuntive per tali iniziative, effettive nei prossimi giorni».

Cresce, in Veneto, anche il numero di contagi: dagli 89 della scorsa settimana ai 105 comunicati ieri dall’ultimo bollettino regionale. È quanto emerge dal quinto Bollettino sulle Arbovirosi, redatto e diffuso oggi dalla Direzione Prevenzione della Regione del Veneto.

Di questi, 34 sono evoluti nella forma neuroinvasiva. La provincia più bersagliata dall’infezione portata dagli uccelli migratori e trasmessa all’uomo e ai cavalli dalla zanzara Culex pipiens, è proprio Padova, con 43 casi (34 forme febbrili e 9 neuroinvasive). Seguono Rovigo (24), Verona (17), Venezia (15), Treviso (3) e Vicenza (3). L’assessore alla Sanità, Luca Coletto, cerca di mantenere la calma: «Siamo di fronte a una situazione impegnativa ma che non deve destare allarme, contiamo un centinaio di casi confermati su una popolazione di 5 milioni di abitanti. Gli scienziati fanno notare che il West Nile è un virus dalle conseguenze limitate, asintomatico nell’80% dei casi e solo in meno dell’1% capace di evolvere nella forma neuroinvasiva. E’ in questo quadro che vanno collocati, con dolore, i decessi purtroppo avvenuti in soggetti di età avanzata o con condizioni cliniche pregresse gravi».

Sul piano del contrasto all’infezione, continuano le disinfestazioni straordinarie, soprattutto nelle aree più popolate, attraverso la collaborazione tra le Usl e i Comuni; negli ospedali vengono tracciate diagnosi tempestive e cure efficaci; è stata potenziata la prevenzione per reparti di degenza per anziani e case di riposo. «Le raccomandazioni dell’European Center For Disease Prevention and Control confermano la correttezza del nostro operare — assicura Coletto —. Le misure più incisive sono appunto le disinfestazioni straordinarie, necessarie ad abbassare la presenza delle zanzare, la particolare attenzione in fase di diagnosi e la diffusione della raccomandazione a tutta la popolazione di proteggersi con zanzariere, repellenti ed evitando ristagni d’acqua». Suggerimenti vitali per anziani e immunodepressi, a maggior rischio di sviluppare forme neuro-invasive.

19 agosto. In Veneto continuano ad aumentare i casi di virus West Nile Disease, trasmesso dalla zanzara Culex. Le vittime sono diventate quattro, dopo la morte all’ospedale di Verona di un’anziana di San Giovanni Lupatoto, che era ricoverata da una quindicina di giorni e le cui condizioni si sono aggravate a Ferragosto. La donna soffriva di una grave patologia, una leucemia in fase terminale, e un paio di settimane fa aveva cominciato a lamentare forti mal di testa e nausee, i sintomi tipici della malattia che possono essere confusi con quelli dell’influenza. Dagli esami di laboratorio era stata accertata la positività al virus e il Comune veronese ha ordinato la disinfestazione del quartiere dove l’anziana viveva.

Il primo decesso il 31 luglio, sempre in provincia di Verona, dove nell’ospedale di Legnago è morto un anziano di 86 anni. Una settimana dopo, l’8 agosto, la seconda vittima, un anziano 89enne di Este, in provincia di Padova. Il 13 agosto, il virus che fu scoperto per la prima volta in Egitto ha complicato un quadro clinico già critico in una donna di 74 anni residente a Salgareda, in provincia di Treviso. Tutti i morti, quindi, erano persone in età avanzatae sofferenti di gravi patologie che ne hanno debilitato il fisico.

In Veneto alla vigilia di Ferragosto i casi erano ufficialmente 84, di cui 59 lievi, con febbri più o meno alte e durature. In 25 casi si è sviluppata una encefalite. Ma la contabilità è in costante evoluzione. Altri quattro contagi sono stati accertati nella zona del Veneto Orientale. Una donna di 46 anni di Meolo e un uomo di 55 anni di Annone Veneto non hanno richiesto il ricovero. Altri due casi riguardano un sessantottenne di Jesolo e un anziano turista bresciano che era in vacanza ad Eraclea Mare: sono stati ricoverati negli ospedali di San Donà di Piave e Portogruaro. Da Padova, dopo i primi dieci casi di contagio accertato nell’Alta Padovana, arriva la conferma di positività per una donna sessantenne di Cavino e un uomo di Fontaniva. Un contagio è stato accertato anche in Alto Adige, Val Badia, dove si trovava in vacanza un veronese, che ha però contratto il virus in Veneto.
Dai vertici della Regione Veneto arrivano rassicurazioni. L’assessore Luca Coletto: “Si tratta di una situazione particolarmente intensa rispetto agli anni scorsi, la cui virulenza potrebbe essere stata aiutata dal clima caldo e umido delle ultime settimane. Tutto è monitorato minuto per minuto ed è assolutamente sotto controllo. Non è il caso di parlare di un particolare allarme”

Eppure le notizie circolano in fretta. Tanto è bastato ai giornali austriaci e tedeschi per scrivere articoli allarmistici sulla sicurezza sanitaria nelle spiagge venete, dove i turisti stranierisono molto numerosi. Per questo Coletto replica: “Il contagio è limitato ad alcune decine di casi su milioni e milioni di persone presenti in Veneto. Nell’80% il virus è asintomatico, nel 20% provoca una febbricola e solo nello 0,1% evolve nella più pericolosa forma neuroinvasiva che, in persone con patologie pregresse e basse difese immunitarie, può portare al decesso. Da giugno teniamo sotto controllo il fenomeno con campionamenti continui, attraverso una stretta collaborazione tra Uls e Comuni e disinfestazioni straordinarie a cura degli enti locali. Gli ospedali sono perfettamente attrezzati e garantiscono diagnosi immediate e cure efficaci”.

“Gli allarmi della stampa estera sono dettati da ignoranza, sensazionalismo o, peggio ancora, da premeditazione a sfondo commerciale. Preconfezionare bufale è una tradizione di certa informazione teutonica come quando, anni fa, un giornale tedesco titolò ‘Algenpest’ mentre i suoi lettori e i loro connazionali facevano beatamente il bagno sulle coste venete”. Il riferimento era allora alle mucillagini.

Il Fatto quotidiano

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