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Zootecnia da carne: Fedagri, autoapprovvigionamento sotto 50%

La zootecnia da carne rischia l’abbandono nel nostro Paese, con danni irreparabili per l’intera filiera e l’indotto. L’Italia sta infatti perdendo autonomia produttiva, con i consumatori costretti ad acquistare carni provenienti da altri paesi: l’attuale quota di autoapprovvigionamento e’ scesa sotto al 50% e rischia di arrivare al 20-25%.

Lo denuncia Fedagri-Confcooperative, che ha fatto il punto sulla crisi del settore della zootecnia bovina da carne nel corso di un Comitato di settore. In Italia i prezzi di vendita alla produzione della carne bovina sono in calo, mentre risultano in rialzo nei principali produttori europei, come Germania, Francia e Irlanda, trainati anche dall’aumento della domanda extra-UE. Quello che era un tradizionale scarto di prezzo con le carni estere a riconoscimento di una miglior qualita’ del prodotto nazionale oggi di fatto risulta azzerato per la ricerca da parte della distribuzione di prezzi sempre piu’ bassi per rallentare il calo dei consumi.

“L’Italia e’ rimasta esclusa dalla tendenza all’aumento dei prezzi registrata negli altri paesi – ha spiegato per Fedagri Fabio Scomparin – sia a causa della riduzione del potere d’acquisto dei consumatori nel nostro Paese, sia perche’ sono mancati gli accordi sanitari bilaterali con i Paesi terzi. In Turchia, ad esempio, l’Italia ha accettato dei vincoli che escludono la produzione nel nostro Paese a partire da vitelli acquistati all’estero”.

“Insieme al calo dei prezzi di vendita – continua Scomparin – che non consente piu’ di coprire il continuo aumento dei costi di produzione (che si aggirano intorno ad un + 20% per i bovini da ristallo e razione alimentare), altre criticita’ che pesano sul comparto sono la crescente difficolta’ del sistema bancario a concedere prestiti e l’incertezza per il futuro determinata dalla nuova PAC che comportera’ di certo una riduzione della integrazione di reddito agli allevatori. “E’ necessaria una scelta politica forte a sostegno del settore – conclude Scomparin – a cominciare dai negoziati per la riforma della Pac che rappresenta l’unico strumento di sostegno del reddito. La zootecnia non puo’ essere sostenuta con i soli aiuti all’ettaro ma deve poter disporre di interventi diretti specifici”.

Agi – 29 aprile 2013

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