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A cena con il cane? Sì, ma in una saletta separata. La delibera del Comune di Faenza rischia di non accontentare né i ristoratori né i proprietari degli animali

“Se una notte d’inverno un viaggiatore” si trovasse dalle parti di Faenza, avesse fame e un cane al seguito, potrebbe essere per lui abbastanza difficile trovare un ristorante in cui cenare. Perché con la deliberazione n. 235 del 22 dicembre 2015 il Comune di Faenza ha stabilito che l’accesso agli animali domestici nei ristoranti è consentito solo a patto che il locale riservi una sala per i clienti che hanno un cane.

È una decisione che sa vagamente di discriminazione e che non piace né ai ristoratori né ai proprietari di animali. I primi si lamentano – come racconta Marco Strocchi, segretario pubblici esercizi Confcommercio Faenza – perché non hanno una seconda sala da poter riservare agli animali, i secondi perché essere “ghettizzati” non piace a nessuno, meno che mai se si tratta di una “emarginazione” legata al semplice fatto di possedere un cane.

D’altronde, in genere chi si presenta in un ristorante con un animale lo fa perché il proprio amico a quattro zampe è perfettamente in grado di restare educatamente seduto sotto il tavolo del suo proprietario (nessun umano dotato di intelligenza minima porterebbe un cane scalmanato in un locale, non fosse altro per non rovinarsi la serata). Il nuovo regolamento d’igiene e sanità pubblica e veterinaria non riguarda solo Faenza ma tutti e sei i Comuni dell’Unione della Romagna faentina (Faenza, Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Riolo Terme e Solarolo). “Per la verità – spiega Strocchi – la precedente versione del regolamento vietava l’ingresso di cani nei ristoranti, quindi il nuovo testo rappresenta un passo in avanti. Anche se noi avevamo chiesto una interpretazione meno rigida della dicitura ‘locale fisicamente separato’. A nostro avviso sarebbe bastato dividere una sala con arredi o pareti attrezzate”. Invece la versione definitiva del regolamento è rigida: la sala per i cani (e i loro proprietari) deve essere separata, ma “può comunque essere comunicante con gli altri locali dell’esercizio” (e qui viene da tirare un sospiro di sollievo, perché c’era il rischio che per accettare cani bisognasse persino avere un ingresso riservato!).

Controlli per ora non se ne sono ancora visti ma c’è chi giura che i Comuni vigileranno, e i diligenti ristoratori si vedono quindi costretti a negare l’accesso e la cena a chi si presenta in compagnia del suo amico quadrupede. Eppure, come narra una leggenda metropolitana (che poi forse tanto leggenda non è), alla richiesta di un cliente sulla possibilità di alloggiare in un albergo con il suo cane, l’albergatore rispose: “Egregio Signore, lavoro negli alberghi da più di 30 anni. Sino ad oggi non ho mai dovuto chiamare la polizia per un cane ubriaco nel cuore della notte. Nessun cane ha mai tentato di rifilarmi un assegno a vuoto. Mai un cane ha bruciato le coperte, fumando. Non ho mai trovato un asciugamano dell’albergo nella valigia di un cane. Il suo cane è quindi benvenuto. Se lui garantisce, può venire anche lei.”

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Il Sole 24 Ore – 29 gennaio 2016 

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