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Addio a Veneto Agricoltura. La fine di una holding arriva tra le polemiche. Il consiglio approva la legge di riforma

veneto agricolturaVeneto Agricoltura cambia pelle, finalità e probabilmente destino. Fin qui è stata l’Azienda pubblica della Regione deputata a promuovere la ricerca e la sperimentazione tecnologica nell’attività primaria, a proteggere il suolo agroforestale, a favorire lo sviluppo di acquacoltura e pesca: una mission svolta – tra luci e ombre – attraverso quattro società partecipate dove l’influenza della politica è sempre stata rilevante. Ora diventa un’Agenzia di diritto privato mirata all’innovazione, alla sperimentazione d’impresa e alla tutela delle biodiversità. Al vertice agirà un direttore generale che nella prima fase avrà compiti di commissario-liquidatore perché le partecipate (e il patrimonio) rientreranno nel bacino regionale e potranno essere cedute ai privati; quelle appetibili, almeno: da Csqa Certificazioni (un gioiello che da vent’anni eroga servizi di certificazione, ispezione e formazione agli enti pubblici) a Intermizoo (polo affermato di genetica zootecnica), entrambi nel mirino dei colossi del settore.

A differenza delle consorelle Bioagro e Corte Benedettina (che ha i bilanci in rosso). A sancire la fine dell’holding di Legnaro è la legge di riforma approvata in serata dal Consiglio regionale: concede un’ampia delega alla Giunta Zaia, è stata approvata con 35 si, 5 contrari e 7 astenuti. Ad illustrare le ragioni dell’esecutivo è stato l’assessore Franco Manzato, che ha sottolineato le esigenze di contenimento della spesa: «I tagli statali restringono sempre più le risorse, quest’anno abbiamo stanziato 13 milioni a Veneto Agricoltura a fronte dei 18-19 precedenti e il prossimo budget calerà ali; dobbiamo evitare dispersioni e delimitare con chiarezza i nuovi obiettivi: nei prossimi sette anni la Regione destinerà agli investimenti nell’agroalimentare 1,2 miliardi, è uno sforzo senza precedenti».

 In aula la maggioranza ha accolto svariati emendamenti del Pd proposti da Graziano Azzalin che ha così annunciato voto favorevole. Uniche voci dissenzienti, quelle di Pietrangelo Pettenò (Sinistra Veneta) e Diego Bottacin (Gruppo Misto). Il primo ha gridato alla «svendita di un patrimonio pubblico», contestando l’atteggiamento dei democratici: «Dopo tutti i disastri di Manzato avete condiviso questa porcheria firmando una delega in bianco a Zaia».

 «Siamo un’opposizione che ha l’ambizione di governare il Veneto e non ci sottraiamo alla sfida delle riforme, questa legge snellirà Veneto Agricoltura sottraendole compiti impropri di gestione», la replica del capogruppo democratico Lucio Tiozzo.

Bottacin (protagonista di ripetuti battibecchi con il relatore di maggioranza, Dario Bond ha negato ogni efficacia al progetto di riforma: «Certifica il fallimento di un politica di aiuto all’impresa fondata sul finanziamento a pioggia, è un’ipocrisia, meglio sarebbe stato chiudere Veneto Agricoltura, sostenendo l’attività di ricerca svolta dalle università».

Soddisfatti Forza Italia, Ned, Coldiretti e ancor più il leghista Manzato: «I risparmi derivanti da questa riforma», fa sapere «finanzieranno un fondo di accesso credito per le imprese verdi» Franco Manzato, assessore ieshista all’agricoitura, artefice della riforma.

IL RETROSCENA Agenzia e sanatoria per garantire i 600 posti di lavoro

L’Azienda Veneto Agricoltura conta 160 dipendenti in pianta stabile, 440 part time (lavorano150 ore all’anno) più un personale “indotto” nelle società partecipate e nei parchi che eleva il totale al migliaio di unità. La riforma in discussione in Consiglio ha allarmato i lavoratori e il sindacato, protagonisti di un presidio di protesta davanti a Palazzo Ferro-Fini; timori per il futuro occupazionale, critiche per la disparità di trattamento economico e normativo che potrebbe figurarsi tra dipendenti che lavorano fianco a fianco ma sono inquadrati, rispettivamente, nel contratto federambiente e in quello enti locali. In proposito, la mediazione tra maggioranza e opposizione in Consiglio, d’intesa con l’assessore all’agricoltura Franco Manzato («Nessuno degli attuali addetti perderà l’impiego o avrà decurtazioni economiche») ha consentito di emendare il progetto di legge originario così da garantire a tutti i lavoratori la tutela del contratto della pubblica amministrazione: ciò varrà sia per coloro che sono entrati in Azienda attraverso un concorso che per gli assunti e i promossi grazie alla «chiamata diretta»; una sorta di sanatoria che ha fatto storcere il naso a Diego Bottacin («Ricadiamo nei vizi del passato») mentre la Lega, il Pd e Forza Italia hanno salutato con soddisfazione la salvaguardia dei posti di lavoro. Resta l’incognita legata all’eventuale cessione di partecipate ai privati: gli acquirenti potrebbero giudicare eccessivi gli organici attuali e decidere altrimenti. Staremo a vedere. (Filippo Tosatto – Il Mattino di Padova)

 Manzato: «Così risparmi e più efficienza». Pettenò: «Un bidone. Così si distrugge il patrimonio pubblico»

Dopo due anni di travagliata gestazione, il consiglio ha approvato ieri con 35 voti a favore, 5 contrari e 7 astenuti la legge messa a punto dall’assessore all’Agricoltura Franco Manzato che trasforma l’azienda «Veneto Agricoltura», nata nel 1997 dalla fusione tre distinti enti, nella nuova «Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario». Il via libera, giunto dopo un’improvvisa accelerazione impressa dalla Lega Nord, è stato possibile grazie alla convergenza tra la maggioranza alfanian-forza-leghista e il Pd, frutto per il relatore di minoranza Graziano Azzalin dell’accoglimento da parte della giunta degli emendamenti dell’opposizione («Il testo originario è stato radicalmente modificato, siamo riusciti a cancellare la delega in bianco alla giunta ed a specificare in maniera puntuale le nuove funzioni») mentre per Pietrangelo Pettenò della Sinistra si sarebbe trattato soltanto di «una comunanza di interessi tesa ad approvare una legge bidone, puzzolente, piena di cose brutte».

Tant’è, secondo Manzato la riforma (dovuta principalmente a ragioni economiche, tanto che da subito il contributo della Regione verrà ridotto da 13 a 11 milioni) «comporterà l’attribuzione di minori competenze all’ente, l’applicazione a tutti i dipendenti dei contratti del pubblico impiego e l’alienazione del patrimonio e delle società finora partecipate da Veneto Agricoltura», per il tramite di Veneto Sviluppo. Quanto al primo punto, molto contestato visto che l’Azienda era riuscita negli anni a farsi valere nel campo della sperimentazione e della ricerca applicata, fondamentale è stato l’emendamento che ha sostanzialmente riallargato le competenze finendo per ricomprendervi (di nuovo) la salvaguardia e la tutela delle biodiversità, la gestione del patrimonio forestale (con conservazione dei relativi dipendenti) e la certificazione di qualità (il che dovrebbe mettere al riparo il Csqa, uno dei fiori all’occhiello della fu Veneto Agricoltura, dagli appetiti dei privati). Quanto all’estensione a tutti i dipendenti del contratto del pubblico impiego, se da un lato mette in agitazione il personale, che col vecchio contratto FederAmbiente guadagnava di più, dall’altro fa gridare allo scandalo Diego Bottacin di Verso Nord, che parla di «una vera e propria sanatoria che porta sotto le tutele della pubblica amministrazione tutti i dipendenti di Veneto Agricoltura, compresi quelli che sono stati assunti o sono diventati dirigenti per “chiamata diretta”, al pari di quelli che hanno superato un regolare concorso». Non convince neppure il terzo dei tre obiettivi dichiarati dall’assessore di reparto, e cioè la vendita del patrimonio e delle società, giustificata col fatto che queste accumulano ogni anno un passivo di circa 5 milioni: «Qui si distrugge il patrimonio pubblico, lasciando le società come il Csqa o Intermizoo, il patrimonio come Valle Vecchia, e il know-how accumulato in vent’anni, in balia dei privati, distruggendo l’autonomia funzionale dell’ente – attacca Pettenò -. Senza contare che non è stato risolto il problema delle mille persone che a titolo diverso, dai geni civili ai parchi, si occupano oggi dei boschi».

Manzato incassa comunque il plauso degli alleati di Ncd (Nereo Laroni: «Si crea uno strumento più snello») e Forza Italia (Dario Bond: «La nuova agenzia accompagnerà in modo più efficiente le aziende nel processo di rinnovamento e sviluppo») e già guarda al futuro: «Premesso che nessuno degli attuali addetti perderà il posto, i soldi risparmiati dall’alleggerimento delle sovrastrutture saranno reimpiegati nella creazione di un fondo di garanzia per gil agricoltori stretti dal credit crunch ».

Il Corriere del Veneto – 20 novembre 2014 

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