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Addio agli stereotipi. Sorpresa, gli italiani fanno pace con la scienza “Sempre più istruiti”. Crescono quelli che sanno che gli elettroni sono più piccoli degli atomi

Un diffuso stereotipo, spesso sottoscritto anche da autorevoli commentatori, descrive l’Italia come un Paese “scientificamente analfabeta”, pervaso da diffusa ignoranza e scarso interesse nei confronti della scienza. I dati più recenti dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società (da oltre dieci anni il più ampio e continuativo monitoraggio in questo ambito, a cui chi scrive collabora insieme a Barbara Saracino ed altri studiosi) sfatano decisamente questo stereotipo.

Non solo infatti il livello di alfabetismo scientifico in Italia, analizzato attraverso domande standardizzate anche a livello internazionale, è visibilmente migliorato negli ultimi anni, ma ha raggiunto nel 2016 un picco mai toccato negli anni precedenti. Solo il 13% degli intervistati non sa rispondere correttamente a nessuna delle domande poste mentre tre su dieci lo fanno in modo corretto a tutte e tre le domande. Il 62,5% degli italiani sa che il Sole non è un pianeta, quasi tre su cinque riconoscono correttamente la funzione degli antibiotici e il 57% sa che gli elettroni sono più piccoli degli atomi. Rispetto a dieci anni fa, la percentuale di risposte corrette cresce di più di 10 punti percentuali; l’incremento è addirittura del 10% per la domanda sugli elettroni.

Come si spiega questo miglioramento delle competenze scientifiche degli italiani? Una prima risposta viene da un’analisi più approfondita dei dati. L’alfabetismo scientifico è infatti fortemente legato all’età e livello di istruzione. Tra i 15-29enni solo il 6% non riesce a dare neppure una risposta corretta, mentre tra gli ultrasessantenni il 22% si attesta al livello più basso di alfabetismo scientifico. Quasi quattro giovani italiani su dieci si collocano al livello più alto di alfabetismo scientifico, esattamente il doppio rispetto alla quota della fascia di età più elevata. Analogamente, se tra i laureati solo il 2% non riesce a dare neppure una risposta corretta (e il 53% raggiunge il punteggio massimo nell’indice di alfabetismo scientifico), tra i meno istruiti il “grado zero” dell’alfabetismo scientifico caratterizza ben un soggetto su quattro.

Conclusione: il primo e fondamentale motivo per cui l’alfabetismo scientifico in Italia è cresciuto significativamente è legato al fatto che le nuove generazioni sono più istruite. Un solido percorso educativo generale emerge a più livelli come l’elemento centrale attorno a cui ruotano esposizione informativa, competenze e orientamenti verso la scienza e la tecnologia; è in questa direzione, più che in iniziative comunicative sporadiche, che andrebbero indirizzati gli sforzi di istituzioni e attori del settore.

Ma i cambiamenti nell’alfabetismo scientifico vanno visti nel quadro più ampio del rapporto tra gli italiani e la scienza e dei suoi mutamenti. Altri dati dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società, così come di altre indagini recenti, ci mostrano una propensione rilevante e crescente ad informarsi di scienza e tecnologia. Negli ultimi cinque anni gli spettatori assidui di programmi tv dedicati a scienza e tecnologia sono aumentati di 20 punti; è cresciuta notevolmente anche la fruizione di contenuti scientifico- tecnologici su Internet, soprattutto tra i più giovani (arrivando a coinvolgere, almeno occasionalmente, addirittura il 93% tra i 15-29enni). Tendenze confermate dagli ascolti dei programmi dedicati alla scienza in prima serata, dalla notevole affluenza ai festival della scienza, dal grande successo di libri di divulgazione e di film e serie tv che sempre più spesso hanno come protagonisti figure del mondo scientifico.

Tutto bene, quindi? Ovviamente no. Restano significative lacune, soprattutto tra i più anziani e tra i meno scolarizzati. E sebbene il quadro delle competenze sia nettamente migliorato, per quasi quattro italiani su dieci (ma erano uno su due nel 2007) “il Sole è un pianeta”. Dovrebbero forse preoccuparci anche le forti aspettative che, a fronte della fiducia e dell’interesse, gli italiani riversano sulla scienza. Aspettative che si concentrano però soprattutto sugli aspetti più pratici e concreti: dalla scienza ci si attendono in particolare nuove applicazioni tecnologiche ed opportunità terapeutiche o possibilità di migliorare il proprio “benessere” in senso lato. Drammatiche vicende recenti – il caso Stamina, ma non solo – ci hanno fatto toccare con mano, tra l’altro, quali pressioni e urgenza di soluzioni nel breve periodo possano associarsi a simili aspettative.

Molto, resta indubbiamente da fare, per costruire una “cultura della scienza nella società” italiana evitando le opposte scorciatoie della chiusura pregiudiziale e dell’aspettativa miracolistica. Ma per farlo occorre prima di tutto sgombrare il campo da pregiudizi e stereotipi sempre meno fondati.

Repubblica – 8 agosto 2016 

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