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Agroalimentare. Formaggi, export a 2,5 miliardi ma crollano le importazioni. Nel 2015 anche una forte ripresa del mercato cinese

La bilancia commerciale rimane deficitaria, ma lo scorso anno l’export italiano di prodotti lattiero caseari è migliorato sia in quantità che in valore, mentre arretra l’import. Da sottolineare che lo scorso anno ha visto una generalizzata caduta dei prezzi unitari: il fatto che, comunque, molti dei prodotti italiani abbiano tenuto è quindi un segno positivo.

Come è incoraggiante la forte ripresa del mercato cinese. Secondo i dati elaborati da Clal.it, nel 2015 il valore all’export è cresciuto del 2,9% a oltre 2,5 miliardi; l’import, invece, è crollato del 13,8% in valore a poco più di tre miliardi. In termini quantitativi di latte equivalemte, le esportazioni crescono di quasi il 12%, le importanzioni del 3,3 per cento.

Nella disaggregazione dei numeri, i volumi di formaggi esportati crescono del 10,3%; quelli di latte in polvere dell’87,9%; quelli di burro aumentano di quasi il 50%; le confezioni di latte da meno di due litri volano del 154%. Interessanti le tipologie di prodotto per Paese di destinazione: i formaggi più esportati sono quelli freschi, mozzarelle e ricotte (+19,9% in quantità), seguiti dai Dop Grana padano e Parmigiano reggiano (+7,3%), da formaggi spalmabili e mascarponi (-17%), gorgonzola (+12,6%) e pecorino fiore sardo (+2,7). Nel corso del 2015 la Francia è stato il maggiore acquirente di mozzarelle e ricotte; Germania e Stati Uniti invece guidano la classifica dell’import di Padano e Parmigiano; Francia e Germania si contendono invece il primo posto per l’import di formaggio grattugiato e confezionato così come per gli acquisti di gorgonzola. Il principale importatore di pecorino sardo sono gli Stati Uniti.

Che cosa abbiamo invece importato? Ad eccezione dei formaggi destinati alla trasformazione (tipo paste filate e semilavorati, il principale fornitore è la Germania) che crescono del 17,2%, tutte le voci segnano un calo. Importiamo comunque formaggi grassi dall’Olanda e dalla Germania, formaggi fusi dal Belgio e dalla Germania, Edamer da Germania e Paesi Bassi, Emmental sempre da Germania e Svizzera e formaggi duri da Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia.

Il fenomeno Cina. La Repubblica popolare da alcuni anni ha avviato forti acquisti di prodotti lattiero caseari a livello mondiale. Grandi fornitori sono l’Australia e la Nuova Zelanda, ma anche l’Europa a 28 Paesi ha numeri di rilievo. Nel 2015 l’export di formaggi in Cina è cresciuto del 46,6%; nel 2014 la crescita fu del 44% e del 26% nel 2013.

Per quanto riguarda l’Italia, le quantità sono ancora basse, ma i trend di crescita fanno vedere un mercato estremamente dinamico. Lo scorso anno la crescita è stata di quasi il 17%: essenzialmente mozzarelle, ricotte e formaggi freschi. In lieve calo invece le quantità di Padano e Parmigiano.

R.Io. – Il Sole 24 Ore – 7 aprile 2016  

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