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Aiuti esteri e sfida alle tradizioni. Così la Liberia ha vinto l’Ebola. Epidemia sconfitta nel Paese che ha avuto il più alto numero di vittime

Eugenia Tognotti. Esattamente 35 anni fa, l’Oms annunciava con la più grande solennità che il vaiolo, una delle più antiche e devastanti malattie nella storia dell’umanità, era stata eradicata dalla faccia della terra. Ebola, che ha tenuto per mesi il mondo con il fiato sospeso, non è scomparsa dalla scena.

Ma i toni, a quanto riferiscono i giornali, dovevano essere simili nell’affollata cerimonia che ha avuto luogo a Monrovia. Ma si può ben perdonare il trionfalismo con cui i suoi rappresentanti hanno annunciato quello che è stato definito «un successo monumentale»: la Liberia, uno degli epicentri della devastante epidemia, è «libera» dal virus, dopo 42 giorni dalla sepoltura dell’ultima vittima. Un periodo ragionevolmente lungo, il doppio del periodo d’incubazione, che mette al sicuro dalla trasmissione del virus da uomo a uomo.

Torna la «stretta di mano»

Durante l’incontro – ed è una notizia – è stato reintrodotto, tra le autorità governative e i responsabili delle istituzioni, un rituale sociale, quello della stretta di mano, rigorosamente bandito durante l’emergenza epidemica. Il clima di festa, tuttavia, non ha dissipato le nubi che restano all’orizzonte: il pericolo non è del tutto scongiurato e il paese dovrà mantenere per mesi una stretta sorveglianza: i virus, si sa, non conoscono frontiere, e i casi registrati nei vicini paesi di Guinea e Sierra Leone rappresentano un’indubbia minaccia. In più c’è la possibilità che Ebola possa riemergere attraverso la trasmissione sessuale da parte dei sopravvissuti, essendo ormai accertato che Ebola può persistere nel liquido seminale, dopo che un individuo è guarito e non presenta rischi per altre vie.

Origine misteriose

Intanto restano oscure le origini del focolaio in Africa occidentale: la tesi dominante tra gli scienziati è che il virus circoli nella fauna selvatica della regione. All’orizzonte c’è la possibilità di una recidiva, che si è verificata nei successivi tre anni in quattro dei sei Paesi che hanno sperimentato nel passato un’epidemia di Ebola, stando alle affermazioni dell’Oms. Comincia ora per la Liberia lo sforzo della ricostruzione: ci vorrà ben più di una generazione per colmare i vuoti creati dalla morte tra i giovani e per cercare di rimettere in piedi l’economia: alcune società straniere hanno lasciato il Paese nei mesi in cui Ebola imperversava con scenari da incubo, nei mesi di agosto e settembre, quelli della peste nel mondo occidentale, raffigurati nei dipinti e descritti da tanti analisti.

Un paese isolato, in quarantena, dove non arrivava e non partiva nessun volo, ospedali stracolmi, corpi di morti abbandonati e gente terrorizzata. La Liberia rappresenta un esempio per gli altri Paesi. Ce l’ha fatta grazie agli aiuti internazionali e all’impegno del governo locale che ha costruito una rete di operatori e squadre itineranti che si spostavano di villaggio in villaggio, sfidando capi e leader religiosi e cercando di abbattere il muro di resistenza opposto dai costumi, dalle tradizioni, dalle pratiche culturali che impongono ai familiari di toccare, di lavare e di baciare i morti, un rituale che ha contribuito grandemente alla diffusione dell’epidemia. Ebola ha impartito molte lezioni alle istituzioni internazionali e ai Paesi occidentali. La prima è quella di moltiplicare gli aiuti e i sostegni per la ricostruzione dei fragilissimi sistemi sanitari, le cui carenze hanno potentemente aiutato la diffusione del virus.

La Stampa – 10 maggio 2015 

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