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Alimentare, la geopolitica cambia il settore. Il comparto rivede le catene di approvvigionamento e accelera sull’hi tech

Il Sole 24 Ore. Il cambiamento climatico, le tensioni geopolitche, il caro-materie prime sono le grandi sfide che il sistema agroalimentare italiano deve affrontare nei prossimi anni e gli investimenti in tecnologia sono la strada maestra da intraprendere: «La sostenbilità è l’unica strategia possibile oggi», ha detto Igor Boccardo, ad di Genagricola, intervenendo ieri al panel “Sfide e prospettive internazionali per il settore Food & Wine italiano” del Made in Italy Summit. «Grazie all’interconnessione tra i sensori nel terreno, le macchine in campo, i computer in ufficio e le analisi satellitari – ha aggiunto l’ad – siamo in grado di risparmiare acqua, energia e fertilizzanti e, allo stesso tempo, massimizzare le rese». L’altro grande capitolo di investimenti su cui si deve concentrare l’agricoltura italiana è quello delle fonti rinnovabili di energia: «Da anni nella nostra azienda produciamo energia elettrica dal biogas – ricorda Boccardo – ora dobbiamo anche puntare sull’agrifotovoltaico e sulla valorizzazione dei sottoprodotti agricoli per fare biometano avanzato, fino all’autosufficienza energetica».

Per Maria Chiara Zaganelli, direttrice generale dell’Ismea, per la crescita del made in Italy agroalimentare l’Italia deve investire anche sulle infrastrutture irrigue e sulla logistica: «Il Covid ci ha insegnato come adeguarci rapidamente ai cambiamenti – dice – per esempio, ha accelerato i processi di acquisizione delle competenze digitali, così come ci ha insegnato a cambiare mercati quando si incontrano delle difficoltà. Oggi sappiamo andare più lontano. E dal 2010 a oggi l’export agroalimentare italiano cresciuto in media del 5,9% ogni anno».

La presidente di Federvini, Micaela Pallini, ha invece puntato il dito contro i pericoli che insidiano le nostre eccellenze alimentari all’estero, a cominciare dalla battaglia contro il vino e gli alcolici, che rischiano di essere etichettati come dannosi per la salute a prescindere dalle quantità ingerite. «Certi attacchi della Ue e dell’Oms al mondo del vino sono ingiustificati – ha detto ieri al Summit – piuttosto bisogna insegnare a consumare l’alcol con moderazione e raccontare gli aspetti storici e culturali che ci sono dietro a ogni prodotto. Nelle sedi internazionali i nostri governanti devono far sentire la propria voce, altrimenti il vino, che vale 12 miliardi di euro del nostro export, rischia di trovarsi fuori sia dai benefici della Pac sia dai vantaggi doganali degli accordi di libero scambio».

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