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Allarme Ocse: la sanità ai tempi della crisi. Spesa in stagnazione per 34 Paesi

Una sorta di stagnazione, dove la spesa sanitaria è rimasta al palo per tutto il 2011 dopo i tagli subiti negli anni passati. E’ la fotografia scattata dall’Ocse nel consueto rapporto Health Data 2013, pubblicato oggi, che indaga sulla spesa in 34 Paesi, soprattutto quelli Ue.

E così, anche per effetto di una crisi economica senza precedenti, dopo un decennio di crescita (il 5% annuo dal 2000 al 2009) si assiste in tempi recenti a una brusca frenata con un tasso medio di crescita che si aggira intorno a +0,5% nel 2010 e 2011. Le spese correnti per la salute sono aumentate dello 0,7% in entrambi gli anni, e i dati preliminari per alcuni Paesi suggeriscono il proseguimento di questa tendenza nel 2012. Per quanto riguarda l’Italia, sia sul fronte della spesa pubblica che per quella privata nel 2011 si è registrato un-1,6 per cento.

Dopo essere cresciuta, in termini reali, con una media del 2,2% all’anno

tra il 2000 e il 2009, la spesa è rallentata leggermente dell’1,8 % nel 2010, per arrivare poi al -1,6% nel 2011. Secondo la ricerca l’Italia è tra i Paesi che spendono meno in questo settore tra i 34 dell’area Ocse. Sia in termini di incidenza sul Pil (la nostra spesa pubblica e privata incide per il 9,2% contro

medie superiori all’11% di Paesi come Olanda, Francia e Germania) che

pro capite. Ogni italiano spende per la propria salute 3.012 dollari l’anno contro gli 8.500 degli americani, i quasi 5.700 di norvegesi e svizzeri o i 4.500 di austriaci, tedeschi e danesi. Mentre francesi e belgi superano i 4.000 dollari l’anno.

Tornando alla situazione generale la spesa sanitaria privata, in questo periodo, è rallentata in molti Paesi nel 2010 e nel 2011, così come come il reddito delle famiglie, rimasto fermo o diminuito, anche se la riduzione è stata più limitata. In particolare, in Grecia la spesa sanitaria globale è scesa del 11% sia nel 2010 che nel 2011, dopo un tasso di crescita annuale di oltre il 5% in media tra il 2000 e il 2009. Una flessione guidata principalmente da profondi tagli alla spesa pubblica. Irlanda, Islanda e Spagna hanno sperimentato due anni consecutivi di crescita negativa della spesa sanitaria. Alcuni Paesi, come Estonia e Repubblica Ceca, hanno visto un crollo nel 2010 seguito da un modesto rimbalzo nel 2011. Mentre Portogallo e Italia sembrano aver ritardato i tagli nel 2010, ma poi hanno ridotto la spesa sanitaria pubblica nel 2011 (in Portogallo si è avuto un -8% nel 2011).

Solo due Paesi Ocse – Israele e Giappone – hanno visto una accelerazione della spesa sanitaria dal 2009 rispetto al periodo precedente.

Il Sole 24 Ore sanità – 28 giugno 2013

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