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Animali in casa, il vicino non potrà dire no. Sì del Senato, la riforma del condominio torna alla Camera

1a1a1_0a01cani_b1Si avvicina il via libera definitivo dell’attesa riforma del condominio, che si arricchisce di novità su riscaldamento, possesso di animali domestici e caratteristiche dell’amministratore. Con 332 voti a favore, un solo contrario e tre astensioni, l’aula della Camera ha approvato ieri la riforma delle regole del Codice civile sul condominio, modificando il testo già approvato a palazzo Madama. La riforma bipartisan torna dunque ora al Senato per l’approvazione definitiva. Sì agli animali da compagnia, no a quelli esotici. A cambiare, nel passaggio a Montecitorio, le norme sul regolamento condominiale, fonte di liti e contenzioso, che in futuro non potrà «vietare di possedere o detenere animali domestici». Stop invece alla detenzione di animali esotici, come serpenti e felini selvatici.

Il commento dell’onorevole Rodolfo Viola

«Con i colleghi della Commisione Giustizia abbiamo contribuito al miglioramento del testo originale per affermare il principio che i regolamenti condominiali non possano vietare a priori la detenzione di animali domestici. Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto che permette di ribadire ancora una volta la necessità di un corretto rapporto tra uomo e animali domestici»

Prosegue il parlamentare veterinario del Pd: «La norma approvata peraltro fa una distinzione tra animali domestici ed esotici, e fissa un discrimine decisivo che, se da un lato evita che i regolamenti condominiali vietino la detenzione di cani, gatti, criceti, eccetera, dall’altra fa in modo che i regolamenti condominiali vietino la detenzione di animali esotici (serpenti, felini selvatici o altro). In tal senso ringrazio per il prezioso lavoro svolto dalla collega del Pdl Gabriella Gianmanco e, fuori dal Parlamento, dalle associazioni animaliste Lav e Enpa in testa. Mi auguro che questa approvazione possa facilitare il clima complessivo anche in vista di altri provvedimenti in corso a tutela del benessere degli animali, della salute dell’uomo e di un corretto rapporto tra le persone e gli animali».

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Buon per loro che non pagano l’Imu, ma cani e gatti sono ufficialmente dei condomini a tutti gli effetti. Con diritto di residenza nella casa di famiglia. Lo ha deciso ieri la Camera, che ha sancito il principio inviolabile per cui «le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici». La norma va a integrare l’articolo 1138 del codice civile, che regola la vita in comune di quei circa 30 milioni di italiani che dividono – più o meno litigiosamente – lo stesso palazzo. Il testo dovrà tornare al Senato, ma non dovrebbe più incontrare ostacoli. «E’ un nuovo e concreto passo per porre fine a una discriminazione contro chi vive con animali domestici» esulta Gianluca Felicetti, presidente della Lav. «Una pace sociale che dovrà essere rispettata da tutti».

Dunque se il cane abbaia alla luna o se il micio miagola perché sente la primavera, ai vicini di casa non resterà che sopportare. L’inquilino a quattro zampe non potrà essere sfrattato. E in un paese in cui su e giù per i pianerottoli c’è una lite ogni 10 minuti a causa di un animale, dove c’è chi protesta se il canarino cinguetta troppo forte (perché non sa che c’è anche chi deve sopportare un gallo insonne sul balcone attiguo) e chi vorrebbe far mettere le pattine al gatto del piano di sopra perché le unghie ticchettano sul parquet, la norma è quasi rivoluzionaria.

«La mia proposta di legge diventerà presto realtà» si rallegra Gabriella Giammanco, deputato del Pdl che, con Franca Chiaromonte del Pd, ha portato avanti l’iniziativa. «Nessun regolamento condominiale potrà più vietare di possedere animali da compagnia in casa». Il testo in compenso vieta di ospitare animali esotici come serpenti e tigri.

Oltre alla norma animal friendly, nella riforma condominiale sono contenute parecchie novità. Sarà più facile staccarsi dal riscaldamento centrale. Non sarà necessario attendere l’ok dell’assemblea, a patto di non creare pregiudizi agli altri e di continuare a pagare la manutenzione straordinaria dell’impianto condominiale. L’amministratore resterà in carica due anni, dovrà avere almeno il diploma di maturità e potrà essere licenziato per gravi irregolarità fiscali. Per la messa a norma in sicurezza e per l’eliminazione delle barriere architettoniche del palazzo basterà che in assemblea siano presenti i condomini che rappresentano un terzo dei millesimi condominiali e sarà sufficiente la maggioranza favorevole del 50 più uno.

Il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera – 28 settembre 2012

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