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Anticorruzione, primo sì le pene saranno più severe e torna il falso in bilancio. La legge passa al Senato, i 5Stelle votano contro

CI SONO voluti 748 giorni. Ma il ddl Grasso, integrato con le proposte di Orlando, è riuscito a valicare la porta del Senato. Con 165 voti passa alla Camera. Votano contro Forza Italia, M5S e Gal. A favore Sel. Il premier Renzi si affida a un tweet, «è la volta buona», ma non cita, come ha sempre fatto, il presidente del Senato Grasso, che parla di «significativo passo avanti, anche se resta molto da fare».

Il Guardasigilli Orlando lancia quasi una sfida: «Sbagliava chi diceva che facevamo finta. Abbiamo rischiato e abbiamo vinto». Il capogruppo Pd Zanda, subito dopo il voto, lancia la commissione d’inchiesta sulla corruzione.

Non è stata una passeggiata per la maggioranza questa due giorni d’aula al Senato sulla corruzione. A voler fermare un fotogramma vale il voto sul falso in bilancio, il reato su cui si è litigato di più: alle 10 e 45 finisce con 124 sì, 74 no e 43 astensioni, una manciata di voti di differenza se si calcola che al Senato l’astensione vale come voto contrario in caso di parità. Ma non basta, corre più di un brivido mentre si votano gli emendamenti. Si sfiora la parità, 115 a 116, quando Caliendo (Fi) propone una modifica sul falso in bilancio. E ancora sulla stessa modifica, ma in un altro passaggio del testo, è sempre Caliendo a riscuotere 127 voti contro 124. L’opposizione dei berlusconiani è molto dura soprattutto contro un falso in bilancio giudicato «incostituzionale». Quella di M5S altrettanto perché il Pd non appoggia nessuna delle loro proposte, dall’inasprimento del falso in bilancio condiviso solo dalla sinistra Pd, al Daspo per i corrotti, all’agente provocatore.

Sconti per i pentiti se restituiscono le mazzette I nuovi poteri a Cantone

«Non c’è neppure la legge del taglione…». Per raccontare cosa c’è nel disegno di legge anti-corruzione — proposta Grasso in attesa al Senato da ben 748 giorni integrata dal governo su punti chiave come il falso in bilancio — si può partire da questa battuta fatta dal Guardasigilli Andrea Orlando quando, poco dopo le 13, si chiude la seduta della mattinata. Al ministro della Giustizia i giornalisti elencano tutte le cose che non ci sono nella futura legge, dalle intercettazioni per il falso in bilancio delle società non quotate, agli agenti infiltrati. Orlando ride e scherza sulla «legge del taglione » che pure non c’è. Ma dietro quella battuta c’è proprio la battaglia di tutti questi mesi che è sfociata anche in aula, quando proprio il reato di falso in bilancio è passato per un pelo.

FALSO IN BILANCIO

È certamente il cuore del ddl, la parte più discussa e tormentata. Alla fine è un compromesso. Innanzitutto: il falso in bilancio torna a essere un reato vero e proprio dopo la depenalizzazione di fatto ad opera di Berlusconi che, durante il suo governo, tra 2001 e 2002, ne ridusse la pena (era 5 anni, diventò massimo 2 anni) per risolvere i suoi guai giudiziari. Non solo, il reato divenne a querela di parte. Adesso, dopo 14 anni, si fa una doppia marcia indietro. Tranne che per le piccole società, il falso torna a essere perseguibile d’ufficio. E le pene tornano a essere significative. Con una triplice gradazione, oggetto di molte mediazioni. Per le società quotate in borsa ecco la pena da 3 a 8 anni. Quindi un reato intercettabile. Per le società non quotate si scende a 1-5 anni. Inutile in aula la battaglia di sinistra Pd, Sel, M5S, e anche Lega, per arrivare a 2-6 anni. Questo avrebbe permesso le intercettazioni. Ultima tranche per le piccole società, quelle che non possono fallire, punite da 6 mesi a 3 anni. Restano nel testo avverbi (consapevolmente, concretamente) che ammorbidiscono la formula. Anche su questo battaglia inutile in aula.

PENE PER LA CORRUZIONE

È il secondo ramo del disegno di legge. L’aumento delle pene per tutti i reati di corruzione. Che comporterà, di conseguenza, anche il relativo aumento della prescrizione. Ecco gli aumenti, il peculato passa dagli attuali 4-10 anni a un minimo di 4 a un massimo di 10 anni e 6 mesi. La corruzione: da 1-5 anni a 1-6 anni. La corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio: da 4-8 anni a 6-10 anni. La corruzione in atti giudiziari per favorire una parte del processo, da 4-10 anni a 6-12 anni. Ancora la corruzione delle toghe in caso di ingiusta condanna, da 5-12 a 6-14. In caso di condanna all’ergastolo, da 6-20 anni a 8-20 anni. La famosa induzione, da 3-8 anni a 6 anni nel minimo a 10 anni e 6 mesi nel massimo. Proprio per il reato di induzione non c’è una proposta che era contenuta nell’originario ddl Grasso, e cioè l’eliminazione della pena di 3 anni per chi viene indotto alla corruzione.

LA CONCUSSIONE

Nel reato di concussione rientra la figura dell’incaricato di pubblico servizio accanto al pubblico ufficiale. Era stata eliminata, tra molte polemiche, dall’ex Guardasigilli Severino.

PENTITI E CORRUZIONE

È la nuova figura proposta da Grasso e mantenuta nel testo. Per tutti i reati di corruzione chi collabora con le indagini, in sostanza si pente, otterrà uno sconto di pena che potrà andare da un terzo alla metà, proprio come succede da anni per la mafia.

PATTEGGIAMENTO

È stato uno degli slogan di Renzi. Non si patteggia senza restituire il malloppo. Adesso entra nel ddl anti-corruzione. Solo chi restituisce integralmente la mazzetta potrà accedere al patteggiamento che concede uno sconto di pena.

DELITTO E MALLOPPO

Nuovo reato, il 322 quater, per la riparazione pecuniaria. Anche in questo caso, per tutti i reati di corruzione, «è sempre ordinato il pagamento di una somma pari all’ammontare di quanto indebitamente ricevuto dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio a titolo di riparazione pecuniaria ».

ASSOCIAZIONE MAFIOSA

Schizzano in su anche le pene per il famoso reato di 416bis, l’associazione mafiosa. Da 7-12 anni per i picciotti a 10-15 anni; per i capicosca da 9-14 anni a 12-18 anni; per l’associazione armata da 9-15 anni a 12-20, o nei casi più gravi fino a 26 anni.

INFORMAZIONI A CANTONE

Diventa obbligatoria la collaborazione con il presidente dell’Authority anti-corruzione Raffaele Cantone. I pubblici ministeri che indagano sulla corruzione, quando esercitano l’azione penale, cioè sono giunti alla richiesta di rinvio a giudizio, devono obbligatoriamente mandare le carte a Cantone che adesso invece, come nel caso di Ischia, apprende dell’inchiesta dai giornali.

DASPO AI CORROTTI

Non passa la proposta di M5S di interdire per sempre e vietare per sempre i rapporti con la pubblica amministrazione di chi viene condannato per il reato di corruzione. C’è stata battaglia sia in commissione che in aula, ma alla fine la proposta è stata respinta.

AGENTE PROVOCATORE

Lo stesso è avvenuto per la figura tipica del film americani, l’agente infiltrato che provoca la corruzione per scoprire il tasso di legalità di chi lavora nel settore pubblico. Anche qui una proposta di M5S respinta. Finisce invece in un ordine del giorno la proposta delle operazioni sotto copertura per cui non sarà punibile il poliziotto che, nell’ambito delle indagini e su delega del pubblico ministero, si accorda con l’associazione criminale.

Repubblica – 2 aprile 2015

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