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Arriva il dietrofront sul Milleproproghe. Modifiche già pronte: verrà ‘scremato’ e spezzato in due parti

Il governo l’aveva appena approvato e annunciato al mondo, ma il decreto Milleproroghe, così com’è, già non gli piace più. Da ieri è al lavoro il sottosegretario alla Presidenza, Filippo Patroni Griffi, per setacciare i mille capitoli di cui il decreto è suddiviso.

Prima di consegnarlo al Quirinale, il decreto verrà spezzato in due per avere due provvedimenti al posto di uno, più snelli, soprattutto più omogenei. E se nel lavoro di scrematura si perderà per strada qualche pezzo, tanto meglio.

Una norma che è sul punto di scomparire, per esempio, a meno di sorprese dell’ultima ora, è l’aumento delle accise sulle sigarette. Era stato annunciato un aumento dello 0,7% sui prodotti da fumo. Non se ne dovrebbe fare più nulla: il consumo è già abbastanza in caduta libera e le entrate dai tabacchi stanno calando. Contestualmente scompariranno le norme sulle sigarette elettroniche che tanto hanno fatto arrabbiare i rappresentanti del settore. Ancora ieri mattina, da Confindustria criticavano aspramente le nuove misure, il divieto di svapo nei locali pubblici e il divieto di pubblicità, nonché l’assoggettamento del prodotto ai Monopoli e la tassazione del 58,5%. «Siamo di fronte – dichiarava il presidente di Anafe-Confindustria, Massimiliano Mancini – al terzo cambiamento di norme in sei mesi. Questa è una lapide posta dal governo sul settore della sigaretta elettronica».

Patroni Griffi è dunque al lavoro, armato di forbici e colla, per redistribuire quelli che originariamente erano il capitolo 1 e il capitolo 2 di uno stesso decreto. Da una parte andranno le proroghe vere e proprie, articolato in 14 articoli, dall’altro le cosiddette «misure urgenti». Cambiano di posto, ad esempio, i provvedimenti straordinari per il trasporto locale in Campania oppure i fondi per la ricerca (in forse). Altri vengono espunti. Si vedrà in futuro, quindi, come dare ossigeno al bilancio di Alessandria. Oppure per gli stanziamenti ai treni locali della Valle d’Aosta.

Entro stasera, comunque, i due decreti dovrebbero essere portati all’attenzione del Quirinale. Sperando di non incorrere in nuove bacchettate del Colle. Di qui soprattutto la rinnovata attenzione alla omogeneità di materia. Ma è la scrematura, forse, l’operazione che riserverà maggiori sorprese. Addio materie «incoerenti», dunque. E addio a quei passaggi spuri che rischiavano solo di fare da gancio alle richieste localistiche dei parlamentari. Il governo non ci sta a fare un’altra figuraccia come quella del «Salva Roma».

Alla fine, comunque, non sarà necessario un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri perché si tratterebbe solo di razionalizzare e snellire le misure già approvate lo scorso 27 dicembre. Nulla di aggiuntivo, si dice. Semmai qualcosa in meno. Difficile che ci sia anche un ritocco della norma sugli sfratti, rinviati di 6 mesi e solo per gli inquilini con meno di 21.000 euro di reddito familiare, che pure viene criticata dall’associazione dei consumatori Codacons: «La proroga – afferma il suo presidente Carlo Rienzi – va estesa a un anno e la soglia del reddito va elevata a 27.000 euro se si vuole davvero sostenere le famiglie».

La Stampa – 30 dicembre 2013 

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