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    Belluno. «Ospedali che funzionano». Il dg Rasi Caldogno: «Bene spesa farmaceutica, assistenza domiciliare e attrazione. Restano i problemi dei costi»

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati22 Giugno 2017Nessun commento3 Minuti di lettura
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    «Migliora quasi la metà degli indicatori per gli ospedali di Belluno e Feltre, a fronte di un quarto in leggero peggioramento e un quarto stazionario. Sono contento delle performance delle nostre strutture, anche se possono essere ulteriormente migliorate». Il direttore generale dell’Usl Dolomiti, Adriano Rasi Caldogno commenta cosi le valutazioni rese note nei giorni scorsi dal Mes-Sant’Anna di Pisa relativamente alle performance del sistema sanitario. Trentatrè gli indicatori presi in considerazione: dalla spesa farmaceutica a quella sanitaria pro capite, dall’appropriatezza dei vari reparti alla sicurezza sul lavoro, alla promozione degli stili di vita. Nel confronto tra i due ospedali principali della provincia, quello di Belluno presenta 15 indicatori positivi (dalla pediatria all’area materno infantile, dall’appropriatezza medica e chirurgica, a quella farmaceutica fino al percorso di urgenza-emergenza) mentre in quello feltrino sono ben 22 quelli che rientrano tra le eccellenze. Quindi, ancora una volta il Santa Maria del Prato pare cavarsela meglio, anche se il San Martino non sfigura. Gli unici dati negativi nel nosocomio del capoluogo sono riconducibili da un lato alla spesa pro capite elevata e dall’altro alle performance delle degenze mediche. «Per quanto riguarda i costi per abitante, il dato è noto visto che in montagna la spesa è maggiore per motivi geografici», commenta il direttore generale, «e migliorarli significherebbe diminuire questo dato cioè passare dagli attuali 1.800 euro circa a testa ai 1.550 medi. A questo si collegano anche le criticità dell’equilibrio patrimoniale finanziario visto lo squilibrio annuale dovuto proprio ai costi maggiori».

    Indicatore negativo anche la performance delle degenze nei reparti del dipartimento medico: «Questo significa che un paziente resta ricoverato un giorno in più rispetto alla media, ma dobbiamo fare i conti con una popolazione anziana. Comunque su questo fronte cercheremo di migliorare». Qualche problema anche a Feltre dove si registra un’appropriatezza chirurgica scarsa. Nessuna differenza tra i due nosocomi sulla copertura vaccinale, che per entrambi risulta leggermente critica: «Si tratta di un problema che sta riguardando tutto il Veneto anche se è tra le Regioni più virtuose in questo campo poiché monitora in maniera molto puntuale e certifica la copertura vaccinale. E anche questo è un tema su cui dovremo iniziare a lavorare».

    Qualche criticità si incontra poi sui percorsi oncologici al San Martino. «Ne siamo a conoscenza, visto che i numeri di interventi non sono cosi elevati. Per raggiungere performance migliori dovremo aumentare l’attività e su questo stiamo organizzando un sistema più idoneo». Per contro a Feltre la percentuale di assenze del personale è tra le note più dolenti. Tra le performance positive, il dg ci mette il miglioramento del consumo di farmaci, dell’efficienza prescrittiva farmacologica e del governo della spesa farmaceutica. «Siamo migliorati anche nel saldo tra attrazione e fuga dai nostri ospedali in entrambe le strutture», precisa ancora Rasi Caldogno. «Anche per quanto riguarda la comunicazione online con i pazienti stiamo andando molto bene: anzi Belluno va meglio rispetto a Feltre. Bene anche nell’assistenza domiciliare e residenziale sia al San Martino che al Santa Maria del Prato». «Come gestore delle aziende questi dati mi sostengono sul percorso che vogliamo mettere in atto, ma certo non mi soddisfano», conclude Rasi Caldogno. «Credo, però, che tutti i bellunesi possano essere soddisfatti nel vedere che gli ospedali funzionano e tendenzialmente sono in miglioramento».

    Il Corriere delle Alpi – 22 giugno 2017

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    Cristina Fortunati
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