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Blocco dei contratti pubblici. In attesa dell’udienza del 23 giugno il governo teme la Consulta. In gioco il principio di proporzionalità e sufficienza delle retribuzioni

Se la Consulta dichiarerà incostituzionale il blocco delle retribuzioni dei dipendenti pubblici (e dunque anche dei lavoratori della scuola statale) nelle casse dello stato si aprirà un buco stimato in 35 miliardi. Il monito viene dall’Avvocatura dello stato, che lo ha fatto presente in una memoria difensiva depositata in vista di un giudizio previsto per il 23 giugno prossimo.

In quella data la Corte costituzionale dovrebbe pronunciarsi su due ordinanze di remissione presentate dal Tribunale di Roma (ordinanza 76/2014 del 27 novembre 2013) e dal Tribunale di Ravenna (ordinanza 125/2014 del 28 febbraio 2014).

Le ordinanze argomentano l’incompatibilità costituzionale tra le norme che bloccano i rinnovi contrattuali. E lo fanno ponendo l’accento sul fatto che ciò risulterebbe in rotta di collisione con il principio di proporzionalità e sufficienza delle retribuzioni. In pratica, a fronte di una maggiore onerosità della prestazione derivante dal blocco del turn over e dell’aumento del costo della vita, le retribuzioni degli statali sarebbero rimaste ferme. Ciò da una parte ha determinato una perdita salariale secca, pari al mancato recupero dell’inflazione. E dall’altra parte, ha precluso la retribuzione dei maggiori oneri che ogni dipendente è costretto ad accollarsi, per fare il lavoro dei colleghi andati in pensione che non sono stati rimpiazzati. Il ragionamento dei giudici remittenti non fa una grinza. Ma bisogna fare i conti con la borsa della spesa pubblica, i cui cordoni, di anno in anno, diventano sempre più stretti. Di qui il monito dell’Avvocatura. Che però potrebbe anche cadere nel vuoto. Se è vero, infatti, che il pareggio di bilancio è ormai entrato in Costituzione, è vero anche che il blocco delle retribuzioni ha riguardato solo i dipendenti pubblici. Il che, sempre secondo il giudice remittente, sembrerebbe collidere con il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

Va detto, inoltre, che la Consulta, in altre occasioni, ha cancellato norme simili a quelle del blocco dei contratti. Recentemente, quelle sul blocco delle pensioni, ricevendo forti critiche da ambienti governativi e da parte della dottrina. Proprio per la faccenda del pareggio di bilancio. Ma va anche detto che la Corte costituzionale è l’unico organo ad avere titolo a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale delle leggi.

ItaliaOggi – 9 giugno 2015 

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