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Bovini dopati, allarme Unicarve. Poggiani: «Più chiarezza nelle denunce»

roberto_poggiani_nuova_1Riportiamo di seguito l’articolo uscito sabato 19 marzo su ?La Nuova Venezia?, Il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso con il titolo “Carne veneta gonfiata, denuncia degli allevatori. Sospetto un capo su due” preceduto dal commento inviato il 20 marzo dal segretario del SIVeMP Veneto, Roberto Poggiani, ai direttori delle tre testate.

«Se Fabiano Barbisan, che è presidente di Unicarve, una grande organizzazione che associa oltre 870 imprese zootecniche (per un totale di oltre 300mila capi da carne allevati), lancia un allarme (“sospetto un bovino su due”), pensiamo sia giusto prendere sul serio le sue argomentazioni.

I veterinari pubblici in servizio nelle Asl segnalano da tempo i rischi per la sicurezza alimentare e la necessità di controlli stringenti e sanzioni esemplari a tutela della salute pubblica e dei consumatori.

Di cui come SIVeMP Veneto abbiamo sempre chiesto e continuiamo a chiedere sia data ampia pubblicizzazione da parte della Regione. Avevamo già espresso queste argomentazioni agli stati generali della veterinaria veneta nel febbraio 2010 e le abbiamo ripetute, come sindacato dei veterinari pubblici, anche in queste settimane al tavolo di predisposizione del nuovo Piano socio sanitario regionale.

Ora che queste preoccupazioni siano condivise da una grande associazione di allevatori non può che essere motivo di conforto e di sprone per il nostro agire quotidiano e futuro. Tanto più se teniamo conto che in passato (ottobre 2007) l’assemblea dei soci Unicarve aveva chiesto addirittura l’avvicendamento dei veterinari ufficiali nelle strutture di macellazione (con il rischio che ad essere avvicendati fossero proprio i veterinari scomodi e più rigorosi).

Detto questo, aggiungiamo con franchezza che dalle denunce ci aspetteremo una minore vaghezza e una maggiore concretezza. Nell’articolo si affrontano temi diversi: si parla di strutture regionali istituite nel 2004 non indicate col loro nome che, si dice, sono state “tagliate”, progetti di monitoraggio del 2006 “fermi”, prescrizioni regionali del 2005… Tra l’altro, si legge, che l’assessore Elena Donazzan ha istituto strutture nel 2004, quando è diventata assessore alla sicurezza alimentare e ai servizi veterinari solo nel 2005…

Perché non parliamo esplicitamente allora della recente soppressione dell’Unità di progetto sanità animale e sicurezza alimentare, vera e propria cabina di regia regionale, istituita nel dicembre 2005 quando l’assessore era proprio Elena Donazzan? O della necessità odierna di potenziare, rilanciare e adeguare l’attività del nuclei operativi regionali di vigilanza (Norv) nati ancora nel 2006 (assessore sempre Donazzan)?

Non sappiamo se ci sia stata qualche incomprensione tra il giornalista e l’intervistato, ma l’immagine che rimane al lettore è quella di un allarme generico, di riferimenti incerti, tenuti “alti” da un titolo ad effetto. Ma, ci chiediamo, dentro quell’articolo ci sono le informazioni per far capire la vicenda a chi legge? Noi crediamo di no. E crediamo che sia ora di dire le cose col loro nome, di indicare chi fa cosa e quando. È anche in questo modo che si salvaguardano gli allevatori sani. E soprattutto i diritti alla salute dei cittadini».

Roberto Poggiani – Segretario regionale SIVEMP Veneto

Venezia, 20 marzo 2011 – a cura di c.fo-r.p – © Riproduzione riservata

Leggi l’articolo di Nuova Venezia, Mattino di Padova e Tribuna di Treviso del 19 marzo 2011

«Carne veneta gonfiata» denuncia degli allevatori Sospetto un capo su due

Alberto Vitucci

VENEZIA. Torna l’incubo della carne «gonfiata». Nel Veneto un animale su due risulta «sospetto», forse trattato con anabolizzanti per aumentarne peso e «resa» al macello. Un grido di allarme che viene dagli stessi allevatori. Che chiedono alla Regione di intensificare i controlli a tutela delle aziende «sane» e dei consumatori.

Il presidente regionale della categoria Fabiano Barbisan, fa due conti. Facendo crescere il vitello in fretta, con l’uso di sostanze vietate, si ottiene un guadagno immediato di almeno cento euro a capo. Dato che si parla di almeno tre milioni di capi, fanno tre milioni di euro. Senza contare il «maggior ricambio» degli animali. Problema diffuso, che Barbisan, presidente di Unicarve, ha segnalato più volte per iscritto al presidente della Regione Luca Zaia.

Qualche mese fa la struttura veterinaria istituita nel 2004 dall’assessore Donazzan è stata in qualche modo «tagliata». Sette veterinari fino a dicembre «indipendenti», che avrebbero dovuto intensificare il lavoro di ricerca e di controllo e istituire «nuovi sistemi» fondati su ricerche istologiche, più attendibili delle ricerche chimiche che i trattamenti illeciti hanno imparato ad aggirare. Analizzando gli «organi bersaglio», che vengono colpiti dalle sostanze vietate come cortisone ed estrogeni. Un progetto all’avanguardia lanciato nel 2006 e adesso «fermo». Prevedeva di istituire controlli più efficaci, informazioni e monitoraggi sugli allevamenti veneti. A tutela del consumatore ma anche, dice Barbisan, degli allevatori onesti che non ce la fanno più a reggere il passo della concorrenza. La grande distribuzione decide i prezzi, il consumatore spesso chiede la carne «magra, tenera, rossa», sempre uguale. L’esatto contrario dell’aspetto di una bestia cresciuta senza «aiuti» di tipo chimico e alimentata con l’erba.

Una pratica che ancora in tanti esercitano, ma che è meno remunerativa. Allarme serio, perché dai pochi dati a disposizione sui controlli già effettuati si vede come qualche anno fa i casi dubbi e sospetti fossero in percentuale quasi uguale a quelli negativi (48,4 per cento contro il 51,6). In tempi più recenti il numero dei capi esaminati è diminuito, ma la percentuale è rimasta uguale. Per avere maggiori certezze, dicono gli esperti del settore, occorre aumentare i controlli. Ma soprattutto modificarne la tipologìa per renderli più efficaci, introducendo come prescriveva la Regione nel 2005 «metodiche innovative» basate sui biomarcatori e su dati che non possono essere contestati.

Non è un capriccio dei veterinari, dice Barbisan, ma la garanzia per avere carne di qualità e non merce che potrebbe nuocere alla salute. Argomento forte, visto che il Veneto è la prima regione italiana in quanto a produzione di carne.

 

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