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Bruxelles avvisa il Veneto: “Sull’acquisto di vaccini rischiate di essere truffati”. Von der Leyen: “Con gli intermediari zero garanzie”. Zaia: io vado avanti

L’acquisto di vaccini al di fuori dei canali Ue «è estremamente rischioso» perché «stiamo assistendo a un crescente numero di truffe». Ursula von der Leyen mette in guardia dagli intermediari che contattano governi e amministrazione locali per offrire i farmaci. La presidente della Commissione europea lo fa rispondendo a una domanda sulle ultime mosse di alcune regioni italiane, Veneto in primis, dopo che il presidente Luca Zaia ha detto di essere in contatto con alcuni mediatori che avrebbero assicurato la fornitura di 27 milioni di dosi del farmaco prodotto da Pfizer.
«La garanzia che ci sia effettivamente quel vaccino all’interno delle fiale è pari a zero – ha puntualizzato von der Leyen –. Non si sa che percorso abbiano fatto quelle dosi, né se la catena del freddo sia stata rispettata. Chi compra su quel mercato si prende un rischio». Ma il Veneto va avanti, dice di aver ottenuto la garanzia che quei vaccini arriveranno «direttamente dai siti produttivi europei ed extra-Ue» e Zaia assicura di avere dalla sua parte anche Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige e Marche.
Il dossier è nelle mani di Luciano Flor, direttore generale della Sanità regionale, che spiega di aver ricevuto una ventina di offerte diverse: «A sei di queste abbiamo risposto e due ci hanno mandato proposte dettagliate».
Si tratterebbe di due lotti da 12 e 15 milioni di dosi di vaccini Pfizer, nonostante l’azienda continui a smentire l’esistenza di canali di vendita paralleli. L’offerta viene però ritenuta credibile e interessante dalla Regione, anche se lo stesso Flor spiega di non aver ancora negoziato né sul prezzo né sulla tempistica delle consegne. Ha solo detto di aver richiesto informazioni aggiunte ai mediatori, come il numero di lotto e la scadenza, «per ottenere l’autorizzazione ministeriale all’importazione». Una risposta è attesa entro oggi.
Proprio ieri la Commissione ha annunciato la firma del secondo contratto con Pfizer/BioNtech che consentirà di acquistare ulteriori 200 milioni di dosi del vaccino (più un’opzione per altri 100 milioni) che si aggiungeranno ai 300 milioni già ordinati nel 2020. All’Italia spettano circa 27 milioni di dosi nel quadro nel nuovo accordo, che era già stato annunciato all’inizio di gennaio. È invece notizia di ieri il via libera a un nuovo contratto con Moderna: 150 milioni di dosi arriveranno quest’anno e altrettante sono state opzionate per il 2022. L’Ue aveva già acquistato 160 milioni di dosi del vaccino americano.
Bruxelles non esclude di dover far ricorso un giorno anche a Sputnik V, ma ieri von der Leyen è parsa molto fredda: «Ci chiediamo come mai la Russia offra milioni di dosi quando ancora non ha vaccinato tutta la sua popolazione». In ogni caso l’eventuale acquisto dovrà passare da un’autorizzazione dell’Ema e da «un’ispezione nei loro siti produttivi» che sono situati in territorio extra-Ue. Thierry Breton ha spiegato che, data la particolare tecnologia, non sarà facile produrlo in Europa.
Nel frattempo si lavora per incrementare la produzione dei vaccini che hanno già ottenuto il via libera dall’Ema. Per rispondere alle polemiche delle scorse settimane, la Commissione ora vuole introdurre nei contratti «un piano dettagliato e credibile» con «tempistiche affidabili» – anche se forse ormai è troppo tardi. Si lavora per riconvertire alcuni impianti situati sul territorio europeo, ma c’è il nodo delle licenze. Al momento la Commissione si limita a «sostenere la cooperazione tra imprese» e a «sviluppare un meccanismo specifico per il rilascio delle licenze», ma solo «su base volontaria». L’Ue non intende usare lo strumento della licenza obbligatoria. Breton è in contatto con i Paesi per individuare potenziali siti industriali per la realizzazione dei vaccini e ha fornito rassicurazioni su AstraZeneca, che aveva rallentato le consegne in seguito ad alcuni problemi: un aiuto – ha spiegato – potrebbe arrivare anche dalla fabbrica di Anagni, dove vengono realizzate alcune fasi del processo produttivo.
C’è infine la lotta alle varianti al centro del progetto «Hera Incubator» che è stato approvato ieri dal collegio dei commissari. Sono stati stanziati 75 milioni di euro dal bilancio per sviluppare test specializzati nell’individuazione delle mutazioni: al momento soltanto l’1% dei tamponi viene analizzato. Bruxelles chiede agli Stati di arrivare almeno al 5% e di condividere i dati. Si è inoltre deciso di incentivare lo sviluppo di vaccini in grado rispondere alle varianti, anche attraverso l’introduzione di una procedura di approvazione accelerata all’Ema che garantirà un percorso più rapido per i farmaci che hanno già avuto l’autorizzazione e che vengono modificati.
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