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Cani al guinzaglio nei parchi. La rivolta contro i divieti

I quattro zampe entrano nel teatro antico di Orange, corrono liberi nel leggendario Hyde Park di Londra. Mentre nel Bel Paese, sempre più città vietano loro anche la semplice passeggiata con guinzaglio e museruola.

Da Lodi, ieri mattina, è però partita la rivolta animalista contro i sindaci che con ordinanze o regolamenti del verde mettono limiti alla libertà di sgambata degli amici pet, guidata dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla, che già da ministro del Turismo aveva firmato con l’Anci un accordo per favorire l’accesso dei cittadini accompagnati da animali d’affezione a tutti i luoghi pubblici e aperti al pubblico, compresi gli uffici e i mezzi di trasporto pubblico. Un incredibile numero di cittadini battaglieri ha sfilato per il centro con i propri animali al seguito lungo le vie della città, attraverso zone proclamate off limits per i quattrozampe dal regolamento di polizia urbana, insieme con Lav e Amici Animali. Zone rosse di Lodi, vietate ai pet, sono il Parco Isola Carolina e i giardini intitolati al Barbarossa, che fondò la cittadina della Bassa, divenuti dopo un importante restauro il luogo simbolo del passeggio in città, e da quel momento resi off limits per i quattro zampe. Pena una sanzione da 25 a 500 euro.

Non che nella cittadina di 45 mila anime manchino verde, parchi, luoghi dove far correre liberi i propri cani. Di parchi ce n’è oltre una trentina. E il sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, difende il divieto «perché è una decisione del consiglio comunale. Non una ordinanza del sindaco. E solo il Consiglio può decidere di tornare indietro». Certo, appare paradossale che i cani siano i benvenuti nelle Grotte di Frasassi o alla Pinacoteca di Jesi, ma trovino cancelli chiusi in un polmone verde di città. «La legge dello Stato e il buon senso sono dalla nostra parte. Non ci fermeremo — annuncia l’onorevole Brambilla —. Questi divieti sono illegittimi». Il mondo degli animalisti è convinto che «l’educazione civica non passi da ordinanze e divieti». A dirlo è Gianluca Felicetti, presidente nazionale Lav, che in tema di divieti su temi analoghi ha vinto più d’una battaglia. Prima di Lodi ha provato il piccolo comune di Crodo a chiudere fuori i cani dai giardini pubblici. Partita persa davanti al Tar del Piemonte.

pdamico@corriere.it – 7 ottobre 2012

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