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Chi sostiturà i medici sospesi per non aver fatto il vaccino contro il Covid 19? In Veneto è scattato l’allarme. Il nodo cruciale è la carenza di personale sanitario di cui il servizio pubblico soffriva già prima della pandemia

In Veneto è scattato l’allarme. E ora chi sostiturà i medici sospesi per non aver fatto il vaccino contro il Covid 19? A chiederselo, girando la questione tanto alla Regione quanto al ministero della Salute, i direttori sanitari delle strutture presenti sul territorio. La prima linea, perché tali sono gli ospedali e tutti gli altri presidi sanitari, non può certo restare sguarnita.

Nel frattempo sono iniziate a partire le prime lettere di sospensione per i medici che non hanno ottemperato all’obbligo di vaccinarsi, imposto dal decreto legge dello scorso primo aprile. Dal primo agosto chi non sarà immunizzato o non opporrà validi motivi per evitarlo sarà sospeso, col rischio di mettere ancora più a dura prova un sistema sanitario già vicino al punto di rottura. E non solo in Veneto, sia chiaro. La questione dei camici bianchi da rimpiazzare, sia pur con numeri diversi fra loro, riguarda un po’ tutte le regioni. “Non sarà facile trovare soluzioni per non interrompere i servizi”, spiega al Corriere del Veneto il direttore generale della Usl Dolomiti, Maria Grazia Carraro, “ci stiamo lavorando. La commissione istituita per vagliare le posizioni dei dipendenti sta verificando di nuovo ogni singolo caso. Non c’è più margine, è una decisione non facile ma ineluttabile”. Sullo sfondo il nodo cruciale di tutta la vicenda: la carenza di personale sanitario, di cui il servizio pubblico soffriva già prima della pandemia.

Non solo il Veneto dicevamo. L’Azienda Usl di Bologna, nei giorni scorsi, ha inviato sedici lettere di sospensione dal lavoro, altrettante saranno spedite nei prossimi giorni. Due operatori sanitari, un infermiere e un tecnico di neurofisiopatologia sono già stati sospesi. Nel capoluogo emiliano, a differenza di quanto avviene in Veneto, sono solo in stato di preallearta per quanto riguarda le sostituzioni. Secondo Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda Usl di Bologna., si tratta di personale “sparpagliato nei diversi settori e reparti”, quindi, anche se sono numerosi, “sono collocati all’interno di un organico che conta migliaia di operatori sanitari”. Resta il fatto che il responsabile di quella determinata area sanitaria o Unità operativa, che si vede sospendere la persona, non avrà vita felice, dovendo trovare il modo di rimpiazzare gli assenti. “Non vogliamo certo penalizzare chi è al lavoro e ci resta perché ha assolto all’obbligo di vaccinarsi”, sottolinea il dirigente felsineo. Ma il rischio di sovraccarico di lavoro è del tutto evidente”.

Stessa storia a Genova, dove 24 medici e tre infermieri sono stati sospesi. Nell’ingranaggio che porta alla sospensione della mansione attuale, al trasferimento ad altro incarico o addirittura al blocco dello stipendio, sono finiti 12 medici-odontoiatri e 3 infermieri dell’Asl 3 a cui si aggiungono 12 medici delle altre Asl liguri.

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