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Chioggia. Quella cernia è falsa. E il pescivendolo si becca una multa salatissima

Una denuncia penale per tentata frode in commercio e due multe, per un totale di 4666 euro. Tanto è costato al titolare di una pescheria di Isola Verde, il “trucco” di mettere in vendita dei filetti di pangasio spacciandoli per filetti di cernia, pesce molto più pregiato e di maggior valore commerciale.

Il pangasio è un pesce di acqua dolce molto diffuso in Asia che, negli ultimi anni, sta facendo apparizione in numerosi banchi anche in Europa e in Italia, dove arriva proprio sotto forma di filetti congelati, grazie al suo basso costo sui mercati. Un pesce assolutamente non nocivo ma sicuramente meno pregiato della cernia che, tra l’altro, è un pesce di mare, o di allevamento. I prodotti esposti nel banco frigo della pescheria comprendevano diverse specie ittiche: molluschi, branzini, orate, eccetera e c’erano pure quei sei filetti, circa 300 grammi di peso, con il cartellino che recitava «f. cernia fresco euro 15,00 kg». Il loro aspetto, però, è parso subito “strano” agli occhi esperti dei carabinieri della motovedetta e dei veterinari dell’Asl 14 che accompagnavano i militari per un controllo di routine sul rispetto delle norme sulla tracciabilità degli alimenti. I filetti, quindi, sono stati sequestrati e un campione è stato inviato all’Istituto zooprofilattico delle Venezie, sede di Adria, per l’accertamento della specie ittica che è risultata difforme da quella dichiarata dal cartellino. Da qui la denuncia a carico del titolare della pescheria per frode in commercio. Mail controllo è poi proseguito all’interno del negozio e ha portato carabinieri e veterinari a scoprire, nel frigorifero alcuni vasetti da 450 grammi, contenenti «alici marinate», ma privi di regolare etichetta e, in un’altra cella frigo, cinquanta chilogrammi circa di prodotti ittici (anelli di totano, branzini, code di rospo seppie decongelate filetti di persico e altri ancora) sprovvisti di documentazione per la tracciabilità. Queste due infrazioni sono costate al commerciante il sequestro dei prodotti, valore commerciale circa mille euro, e due multe, rispettivamente di 3.166 e 1500 euro.

La Nuova Venezia – 27 luglio 2013

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