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Messaggi salutistici ingannevoli, competenza resta all’Antitrust e non va al MinSalute. Il governo ritira il decreto sanzionatorio

claims salutisticiL’Antitrust (Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato) continuerà ad occuparsi di pubblicità ingannevole, anche quando riferita a messaggi nutrizionali e salutistici ingannevoli. Non solo: deciderà autonomamente l’entità delle sanzioni, parametrandole ad una stima dell’utilità economica ottenuta con il marketing “irregolare”. Questo il risultato pratico del ritiro da parte del Governo il 10 gennaio del decreto legislativo circa la disciplina sanzionatoria sui claims nutrizionali e salutistici, da qualche tempo circolato nell’ambiente. L’eventuale approvazione avrebbe tolto questa competenza all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che da sempre si occupa di fare rispettare le norme sulla pubblicità ingannevole, passandola in capo al ministero della Salute e in conseguenza ai servizi delle Asl.

Il passo indietro del Consiglio dei Ministri è quindi l’ultimo atto di un processo iniziato da circa un anno (a quando risaliva la prima bozza “circolata” del famoso “decreto sanzioni”).

La notizia del ritiro è stata accolta con soddisfazione da gran parte del mondo agricolo, (Coldiretti tra i primi), che avevano fortemente criticato un decreto che ritenevano invasivo delle competenze pregresse della Antitrust (già incaricata dal Codice del Consumo di occuparsi di pubblicità ingannevole) ma soprattutto iniquo. Secondo Coldiretti il “decreto sanzioni” prometteva una repressione diffusa (anche da parte di organismi non tradizionalmente incaricati, come le Asl) a tutto svantaggio dei piccoli produttori. Insomma una norma debole con i forti, e forte con i deboli. Quanto poi all’affidamento delle indagini agli ispettori Asl, molti avevano avanzato il dubbio che possedessero conoscenze specifiche in materia pubblicitaria.

Di diverso parere molti esperti di diritto alimentare che avevano salutato con favore il 31 maggio scorso l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri dello schema di decreto legislativo per  sanzionare le violazioni al regolamento CE n.1924/06, sulle indicazioni nutrizionali e salutistiche dei prodotti alimentari. “Si tratta di un passo avanti, all’insegna della certezza del diritto. – aveva commentato Dario Dongo – I controlli e le sanzioni sono affidati alla competenza dell’Amministrazione sanitaria, vale a dire Ministero della salute, Regioni e le ASL. Siamo di fronte a un passaggio doveroso, visto che già nel 2004 il cosiddetto regolamento controlli, nel definire l’ambito delle attività sottoposte al coordinamento del Ministero della salute, prevedeva di “garantire le pratiche commerciali leali per i mangimi e gli alimenti e tutelare gli interessi dei consumatori, comprese l’etichettatura dei mangimi e degli alimenti e altre forme di informazione dei consumatori”. E aggiungeva: “L’impianto sanzionatorio appare efficace e deterrente, non tanto per le pene pecuniarie ma soprattutto per le misure accessorie che possono incidere sulla reputazione dei marchi coinvolti (il cosiddetto name & shame, di scuola anglosassone)”.

Ma l’Antitrust si era ribellata e aveva redatto un parere che deve aver convinto il Consiglio dei Ministri a fare dietrofront. L’Antitrust aveva infatti criticato: l’eccesso e la frammentazione dei “divieti”; con profili multipli di infrazione codificati in modo irrealistico rispetto invece a quanto suggerito dall’esperienza concreta della Autorità Garante; l’entità troppo ridotta delle sanzioni, e soprattutto, non parametrata al fatturato stimato della vendita dei prodotti venduti in regime di pubblicità ingannevole; la pluralità dei controllori e conflitti di competenze; con soggetti nuovi (Ministero della Salute e ASL) su un tema che richiede grande perizia tecnica, e con sovrapposizioni di ruolo problematiche in caso di sanzioni.

L’Autorità Garante, sebbene avesse ammonito sulla reale utilità di nuovi soggetti sulla materia, aveva anche indicato come migliorare la bozza, qualora si fosse deciso di mantenerla. Ma alla fine, l’opzione è stata davvero quella del ritiro. Con richiesta del Ministri per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, e della Giustizia, Annamaria Cancellieri.

16 gennaio 2016 – riproduzione riservata 

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