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Comuni, stangata sull’addizionale Irpef. Venezia e Verona le ultime ad alzare al massimo il prelievo

Nel gioco tutt’altro che divertente dei vasi comunicanti della finanza pubblica locale comunque si svuoti il recipiente delle tasse, lo si scuota, lo si rigiri e lo si capovolga, il livello non cambia mai, non c’è storia.

Il flusso (di cassa) deve restare sempre quello. Male per il contribuente, che vede sistematicamente tradite le promesse di risparmio, bene (ma non troppo) per i Comuni, che tra mille alchimie contabili provano a tenere in piedi asili, bus, raccolta rifiuti e via discorrendo. Capita così che mentre il governo, a Roma, abolisce l’Imu sulla prima casa, i sindaci, in Veneto, aumentino l’addizionale Irpef fino al massimo consentito oppure rinuncino ai propositi di abbassarla, con buona pace degli elettori che attendevano da tempo la lieta novella.

Secondo i dati del ministero delle Finanze, infatti, è proprio qui, nella terra che più d’ogni altra ha sbandierato il vessillo del federalismo fiscale, che la stangata sarà più dura: dei 267 Comuni che in Italia hanno deciso di applicare l’aliquota massima concessa dalla legge, lo 0,8%, e per di più senza esenzioni, ben 48 sono in Veneto. Sono per la maggior parte municipi di piccole e medie dimensioni, che faticano a far quadrare i conti con i trasferimenti dello Stato (comunque in costante calo) e con altre entrate, siano essere tributarie o tariffarie, ma nell’elenco, che potete leggere al completo qui a lato, figurano anche realtà importanti come Caorle nel Veneziano, Conegliano e Montebelluna nel Trevigiano, Schio nel Vicentino. Non per tutti l’addizionale alla massima potenza è una novità (come precisa il sindaco di Caorle, Luciano Striuli), ma per molti si tratti comunque di una «conferma» imposta dalle circostanze: «Già da alcuni anni, in particolare dall’abolizione dell’Ici (correva l’anno 2008, ndr.), i Comuni hanno cominciato a ritoccare all’insù l’addizionale Irpef – spiega il presidente di Anci, Giorgio Dal Negro – un trend che ormai conta pochissime eccezioni. Anche i colleghi che meditavano di riabbassarla, potendo contare sulle entrate garantite dall’Imu, ora si sono dovuti ricredere, confermando le aliquote o addirittura eliminando le esenzioni. D’altronde qui si naviga a vista: ancora non si conoscono i dettagli del provvedimento di abolizione dell’Imu, non si sa se i trasferimenti compensativi saranno sufficienti a coprire gli ammanchi, non è chiaro come si articolerà la service tax… E’ il buio totale. E intanto i bilanci preventivi slittano al 30 novembre, data in cui si dovrebbero semmai chiudere i consuntivi». Aggiunge il sindaco di Schio, Luigi Dalla Via: «Nessuno è felice di tassare i propri cittadini ma senza l’addizionale Irpef sarebbe impossibile per noi far quadrare i conti, ne andrebbe della tenuta dei servizi sociali. Si parla tanto di tagli alla spesa: ebbene nel Comune di Schio le spese del 2013 recitano lo stesso identico ammontare del 2005, non c’è stato neppure l’aumento dell’inflazione. Ci sottoponiamo a sacrifici enormi ma non possiamo fare miracoli».

L’impressione è che, nell’incertezza, si voglia andare all’incasso prima che l’incasso sparisca del tutto. Anche perché, stando alla delega fiscale che sta per iniziare il suo iter in parlamento, l’addizionale comunale è destinata alla cancellazione, non potendo la stessa tassa essere ripetuta a più livelli (oggi il reddito delle persone fisiche è tassato dallo Stato, dalla Regione – anche se in Veneto solo in via nominale, perché il corrispettivo finisce comunque a Roma – e dai Comuni). Tra i capoluoghi, pure riassunti nella tabella qui sotto, Padova e Rovigo sono i Comuni con l’aliquota più alta, lo 0,8% (seppur con esenzioni rispettivamente fino a 15 mila e fino 8.619 euro), poi tocca a Belluno con lo 0,73% (ma senza esenzioni), quindi a Vicenza e Treviso con lo 0,6% (con esenzione fino a 15 mila euro la prima, senza esenzione la seconda). Spiccano invece i casi di Venezia e Verona, gli unici due capoluoghi a non aver confermato le aliquote del 2012: entrambi hanno archiviato il sistema a scaglioni utilizzato fino ad ora, con aliquote progressive all’aumentare del reddito, optando per lo 0,8% secco con esenzioni, sul modello di Padova e Rovigo (17 mila euro nella città lagunare, per una cifra ancora da definire in quella scaligera). «Siamo stati costretti al ritocco perché il taglio della spending review è stato più robusto del previsto – aveva spiegato il sindaco veneziano Giorgio Orsoni al momento dell’approvazione del bilancio in consiglio – ci incolpano di essere esattori ma la colpa è dei tagli. Senza una svolta seria da parte del governo, non si va da nessuna parte». Identica la linea difensiva del veronese Flavio Tosi: «Quest’anno lo Stato ci ha tagliato 16 milioni di trasferimenti, prima ci arrivavano 38 milioni, oggi 22. Ma c’è di più: abbiamo in bilancio minori entrate per 9 milioni. Quindi l’adeguamento del carico fiscale è inevitabile».

Marco Bonet – Corriere della Sera – 12 settembre 2013 

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