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Congresso Anm. «Dal clima avvelenato riforme pessime. Basta sterile match politica-giustizia»

Per Piercamillo Davigo «la devianza della classe dirigente in Italia è più pericolosa della criminalità da strada». Santacroce: «Basta sterile match politica-giustizia». Cancellieri: sarò vostro garante

«Andare oltre le miserie del contingente», dice Rodolfo Sabelli dal pulpito del XXXI Congresso dell’Associazione nazionale magistrati di cui è il presidente. Ed è questo auspicio, speranza, impegno, certezza, il filo rosso degli interventi della prima giornata di lavori. Chiudere lo «sterile match frontale tra politica e giustizia – dice il primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce –. È arrivato il momento dell’agire e di riforme di ampio respiro». «Riforme coraggiose e sistematiche» rilancia il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, sgranando il rosario delle iniziative già allo studio per recuperare personale ed efficienza: nuove piante organiche, carcere, processo civile e penale. «Sento forte l’impegno di mettervi nelle migliori condizioni perché possiate lavorare con la meritata pienezza e dignità» dice il ministro, e con la «certezza» di poter contare «sul pieno e incondizionato riconoscimento delle garanzie di indipendenza e di autonomia». «Sappiate – aggiunge – che non verrò mai meno al mio compito di garante e di custode» di queste «precondizioni».

In platea, com’è tradizione, siede il presidente della Repubblica, attento a sottolineare i passaggi più significativi della relazione di Sabelli, contro la quale si è invece scatenato tutto il Pdl accusando l’Anm di voler «sovvertire» la sovranità del Paese, e una parte della magistratura di fare «uno sfrontato uso politico della giustizia» e di aver ingaggiato «una lotta senza quartiere» contro Berlusconi.

Nell’«orizzonte possibile» a cui guarda l’Anm (titolo del Congresso, dedicato ai rapporti tra giustizia e società), c’è anzitutto il superamento dell’«attacco scomposto alle sentenze» e la rappresentazione della giustizia come «piegata a scopi politici»: un «oltraggio» alle toghe ma anche «un grave pericolo per il sistema democratico» dice Sabelli, puntando il dito contro il clima che ha «avvelenato» da anni il Paese, ha prodotto riforme «pessime» e «dannose» per l’accertamento dei reati, come quella sulla prescrizione, o «punitive» per i magistrati, o improntate all’«uso simbolico del diritto penale». L’introduzione del reato di clandestinità ne è l’esempio più lampante. Dunque, voltare pagina, anche con le riforme che danno «risposte solo parziali», come la legge anticorruzione, che «nella parte penale rivela la sua natura di faticoso compromesso», osserva Sabelli, e impone quindi «correttivi» su reati e sanzioni «alla luce delle criticità evidenziate dalle sue prime applicazioni e della persistenza di gravi e diffusi fenomeni di corruzione». E non v’è chi non abbia letto in questo passaggio anche un riferimento alla confusione interpretativa sorta sul reato di concussione, al punto da richiedere l’intervento delle sezioni unite a un anno dall’entrata in vigore della legge.

«Sedicente legge anticorruzione» la chiamerà Piercamillo Davigo, uno degli esponenti storici del pool Mani pulite, secondo cui «la devianza della classe dirigente in Italia è più pericolosa della criminalità da strada». Donatella Ferranti del Pd, presidente della commissione Giustizia della Camera, ammette che la legge «è solo un primo passo» ma più che di correzioni preferisce parlare di «integrazioni».

La riflessione di Sabelli è a tutto campo. Dal carcere all’organizzazione degli uffici. Non risparmia i magistrati ai quali – dice – «è imposta una forte cautela nella salvaguardia dell’immagine di imparzialità», soprattutto se decidono di scendere in politica. Il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani invita i magistrati a non chiudersi in una «tutela corporativa» o nella «difesa dell’esistente», anche «di fronte a polemiche a volte pretestuose», ma ad «assumere un ruolo propositivo per superare la crisi e recuperare fiducia nella giustizia».

La crisi di efficienza del sistema è «grave» anche se i magistrati italiani sono «tra i primi posti in Europa in termini di stretta produttività» ammette Cancellieri, ricordando che ogni anno si contano circa 5 milioni e mezzo di pendenze nel civile e 3 milioni e mezzo nel penale. Ma la sfida del rinnovamento passa anche dalla capacità di recuperare la fiducia dei cittadini «sul campo, con la misura e il rigore dell’esercizio della giurisdizione» declinando autonomia e indipendenza in funzione «servente» rispetto allo scopo di «tutelare i diritti della comunità». E impone di farlo con «equilibrio», «tensione morale e professionale costante e continua» nonché con «autocritica e moderazione».

Il Sole 24 Ore – 26 ottobre 2013 

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