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Contro i tagli arriva lo sciopero dei medici. Niente lavoro il 16 dicembre: «È solo l’inizio». Oggi incontro premier-Regioni. Matteo: «Salveremo i loro conti con un decreto»

Il primo momento di mobilitazione è già stato deciso: mercoledì 16 dicembre. Ma i medici avvertono il governo: l’obiettivo è «individuare una seconda giornata» di sciopero «nella prima data utile». Venti organizzazioni di categoria in rappresentanza di ospedalieri, medici di famiglia e pediatri, si dicono pronte ad «attivare ulteriori iniziative» per protestare contro la «gestione contabile del Servizio sanitario nazionale» da parte dell’esecutivo.

Gestione che, se saranno confermate le cifre contenute nella legge di Stabilità sulla dote del fondo per il Ssn, causeranno «grave e perdurante disagio ai cittadini». Inclusa, denuncia Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni, la distribuzione dei farmaci salvavita.

È braccio di ferro tra Palazzo Chigi e i governatori sulla manovra. Al centro dello scontro c’è soprattutto la sanità. Per un Matteo Renzi che insiste nel rivendicare oltre un miliardo di euro in più per il fondo rispetto allo scorso anno, c’è un Chiamparino per il quale i conti non tornano. Perché rispetto alla nota di aggiornamento del Def di settembre, ricorda il presidente della Regione Piemonte, nella quale era previsto l’incremento della dotazione per il Ssn fino a 113 miliardi, la legge di Stabilità taglia di due miliardi il fondo.

Non solo: proprio ieri il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, nel corso di un’audizione al Parlamento ha calcolato che in realtà le risorse per la sanità, rispetto allo scorso anno, crescono «solo di 500 milioni». E questo perché agli 1,3 miliardi rivendicati da Renzi vanno sottratti gli «800 milioni per l’adeguamento delle prestazioni ai nuovi Livelli essenziali di assistenza» (Lea).

Numeri che si inseriscono nella più generale sforbiciata di 2,2 miliardi ai danni delle Regioni a statuto ordinario. Così Chiamparino avverte: «Sarà utile capire se sulla sanità e sul pluriennale si può dare vita a due gruppi di lavoro per valutare le nostre richieste». Dalla risposta dell’esecutivo dipenderà «dove fermare l’asticella» in caso di trattativa. Un messaggio neanche troppo velato in vista dell’incontro che Renzi, accogliendo la richiesta dello stesso governatore piemontese, ha accordato ai rappresentanti delle Regioni. Il faccia a faccia, salvo sorprese, dovrebbe andare in scena oggi, in tempo per la riunione della Conferenza delle Regioni di domani, nella quale i governatori dovranno dare il loro parare sulla legge di Stabilità.

In previsione di questo, durante la riunione con i parlamentari Pd, ieri sera, il premier ha annunciato che «interverremo per decreto per salvare i conti delle Regioni dall’intervento della Corte dei Conti».

Il clima tra le parti in vista del rendez-vous di Palazzo Chigi resta teso. «Rappresentare esigenze non significa fare proposte eversive», è il piccato virgolettato che Chiamparino riserva all’esecutivo. Un modo, ruvido, per replicare a quel «adesso con le Regioni ci divertiamo, ma sul serio», attribuito al premier alla vigilia dell’incontro con i governatori. «Non vado con spirito di divertimento, ma con spirito di lavoro», è l’altra stoccata che Chiamparino indirizza al presidente del Consiglio. Un confronto, quello tra l’ex sindaco di Torino e Renzi, nel quale si è inserita la minoranza democratica. Per Gianni Cuperlo, quello di Chiamparino «non è un grido d’allarme, è una valutazione di merito sulla quale sarebbe bene che il governo riflettesse».

Il confronto con la minoranza del partito è destinato ad arricchirsi di un nuovo capitolo: la presentazione, domani, degli emendamenti dei gruppi dissidenti alla legge di Stabilità. Sulla sanità, e non solo.

Libero – 4 novembre 2015

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