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Covid-19 nei mattatoi e negli stabilimenti di lavorazione: il punto sulla situazione internazionale e il ruolo del mercato nel lavoro nel favorire l’inizio del contagio

E’ con estremo interesse che si stanno approfondendo in sede internazionale le ragioni per cui macelli e impianti di lavorazione della carne siano diventati dei luoghi lavorativi di propagazione del contagio, con coinvolgimento in qualche caso anche dei nuclei abitativi. 

E’ di pochi giorni fa l’aggiornamento del CDC di Atlanta, in merito all’indagine iniziata negli impianti di macellazione industriali degli Stati Uniti – già fatta oggetto di redazionale – a partire dal 8 maggio 2020, in seguito ad una specifica richiesta inviata ad ogni stato federale.

I dati aggregati su casi di malattia e decesso confermati da COVID-19 sono state ottenuti da 239 strutture interessate riferiti a 23 su 50 stati.  Alcuni stati non hanno ancora inviato le informazioni richieste. COVID-19 è stato confermato in 16.233 lavoratori, con 86 decessi correlati. Laddove le indagini sono risultate approfondite ed estese, in media nel 9,1% della forza lavoro è stato diagnosticato Covid-19, con un coinvolgimento importante delle minoranze etniche. In tale quadro, è stato anche possibile stimare la percentuale di lavoratori positivi, ma asintomatici, all’11,2 % .

Rispetto al precedente rapporto CDC di fine Aprile con 1.125 casi, cinque decessi, sei stati, con l’attuale aggiornamento i valori cumulativi passano a 17.358 casi 91 decessi in 23 stati. Tali stime si presume a ragione siano in forte difetto in quanto riferiti solo a casi con conferma diagnostica.  L’industria della macellazione e lavorazione degli animali impiega circa 525.000 lavoratori in circa 3.500 strutture a livello USA.  Se si applicasse la percentuale del 9,1% di casi confermati nei lavoratori, l’atteso numero di casi sfiora i 50.000, senza tenere conto dei contagi secondari a livello residenziale.

Il problema che viene posto, dall’importante coinvolgimento delle minoranze etniche è il seguente: i principali fattori di rischio sono principalmente legati alle modalità di reclutamento e impiego della forza lavoro?

Un chiarimento sul ruolo che gioca il mercato del lavoro nella diffusione Covid-19 negli impianti di macellazione può venire da un recente studio dell’Università di Urbino, condotto in collaborazione con l’Associazione Europea dei Sindacati nel settore alimentare, Agricolo, e del Turismo (EFFAT).

Il report pone al centro dell’attenzione il sistema dei subappalti, alla base di strategie di dumping sociale, che permettono ad alcuni gruppi industriali, nazioni, di immettere sul mercato carne a prezzi concorrenziali, specie laddove i controlli da parte degli Ispettori del lavoro non sono adeguati alle dimensioni del fenomeno, o il quadro sanzionatorio non è un deterrente rispetto ai ricavi che si ottengono da tale pratica.

Il report sindacale EFFAT sottolinea come i lavoratori impiegati dai subappaltatori lavorino generalmente tra le 48 e le 65 ore settimanali, mentre i lavoratori delle carni direttamente impiegati dalle aziende lavorano normalmente circa 40 ore settimanali e un massimo di 48 ore. Per i lavoratori in subappalto, la giornata lavorativa può durare fino a 16 ore, sei giorni alla settimana.

Anche le disparità salariali con i lavoratori impiegati direttamente dalle aziende di carne sono rilevanti. EFFAT riporta che i lavoratori subappaltati guadagnano in media dal 40% al 50% in meno rispetto ai lavoratori a base di carne impiegati direttamente dalle aziende di carne. La bassa retribuzione è la conseguenza di straordinari non retribuiti a causa di ore non registrate in modo veritiero (la registrazione del tempo scritta a mano è comune) e di detrazioni salariali illegali dallo stipendio netto dei lavoratori per materiali di lavoro – ovvero coltello, grembiule, guanti. Considerando che tali detrazioni si applicano su un salario minimo, tali lavoratori vivono in condizioni di povertà.

Anche le condizioni abitative sono estremamente povere. I lavoratori impiegati dai subappaltatori abitano spesso in appartamenti sovraffollati con bagni in comune e con fino a cinque o sei persone in un dormitorio. L’alloggio è fornito direttamente o indirettamente dal subappaltatore.  Contratti di lavoro temporanei e l’insicurezza del lavoro condizionano i lavoratori subappaltati che, quando manifestano sintomi, non riportano la propria malattia.

Questo quadro può essere alla base dei contagi importanti che si sono verificati in Germania ultimamente, favoriti da un non completo coordinamento tra autorità di ispezione del lavoro e autorità di controllo sanitario, su cui si innestano   i fattori strutturali, gestionali e ambientali in ogni singolo impianto:  la mancanza di distanziamento sociale e DPI adeguati, temperature fredde, mancanza di ispezioni e ventilazione adeguata potrebbero essere state alcune delle cause che hanno facilitato la diffusione del virus tra i lavoratori della carne.

Un’opera di prevenzione dei contagi quindi non può essere indipendente da una regolamentazione del mercato del lavoro. In Germania, i sindacati di settore hanno avanzato le seguenti proposte:

  1. Le pratiche di subappalto per le attività principali del settore (ad esempio macellazione, disossamento, taglio, lavorazione e imballaggio) devono essere vietate.
  2. La sistemazione dei lavoratori subappaltati deve essere dignitosa e rispettare norme e standard chiari e nazionali. Dovrebbe essere fissato un limite di prezzo per l’alloggio dei lavoratori.
  3. È necessario negoziare un contratto collettivo a livello di settore che copra tutti i lavoratori dell’industria della carne (compresi quelli assunti dai subappaltatori) e che stabilisca un salario minimo più elevato per tutti i lavoratori della carne.
  4. Nuclei ispettivi ad hoc dovrebbero occuparsi della violazione delle misure di salute e sicurezza con coordinamento tra ispettori sanitari e del lavoro.
  5. Tutti i lavoratori del settore della macellazione e della lavorazione della carne siano immediatamente testati per Covid-19 e SARS-CoV-2 sia riconosciuta come una malattia professionale.

La Commissione Europea, sotto la Presidenza di turno tedesca, è stata investita della problematica legata al subappalto, che tra l’altro sta danneggiando i livelli occupazionali dei lavoratori comunitari in un settore di attività non sottoposto a lockdown. Il problema dei subappalti evidenziato da Covid-19 è comune a vari stati europei, e gestito attraverso agenzie per il lavoro temporaneo – interinale.

Dall’altra parte, il blocco delle attività dei grandi impianti di macellazione ha comportato problemi di benessere e di spreco alimentare, legato alla mancata capacità di macellare animali giunti a fine della vita zootecnica. Negli Stati Uniti si è fatto ricorso alle discariche.

Per quanto riguarda la situazione italiana, oltre al focolaio descritto dalla ASL Bari nel periodo pasquale con circa il 20% della forza lavoro (circa 500 addetti) positiva al test PCR e/o all’esame sierologico, le associazioni sindacali forniscono i seguenti dettagli: il 29 giugno 2020, dodici lavoratori sono risultati positivi per Covid-19 presso il mattatoio Ghinzelli di Viadana (Mantova). L’impianto è stato temporaneamente chiuso e i suini sono stati trasferiti in un altro impianto appartenente allo stesso gruppo a Castelverde (Cremona). Tutti i 300 lavoratori sono stati testati per Covid-19 con il totale numero di casi confermati ancora da stabilire. Ognuno dei dodici lavoratori infetti è assunto da una cooperativa di lavoratori che funge da subappaltatore.

In un precedente focolaio presso lo stabilimento di carne Gardani (anch’esso a Mantova) dodici lavoratori subappaltati sono risultati positivi per Covid-19. Un altro caso è stato segnalato anche il 30 giugno 2020 di due lavoratori risultati positivi al mattatoio Martelli di Dosolo (Mantova). Tutti i 250 lavoratori saranno sottoposti a test Covid-19.

A Castelnuovo Rangone l’ultimo caso segnalato dalla stampa in un impianto di lavorazione delle carni, che ha riguardato 7 addetti, di cui 4 appartenenti allo stesso gruppo familiare.

Queste situazioni pongono alcune riflessioni alla professione sanitaria veterinaria, per quanto riguarda la attività strettamente legata ai Food Business Operators, e alla credibilità e garanzia della filiera alimentare nel suo complesso: in un quadro one health, i problemi etici e di diritto legati al mercato del lavoro non possono essere separati da quelli che riguardano il benessere e la salute degli animali, la sicurezza alimentare, la nutrizione e la prevenzione di malattie legate a non corretti regimi alimentari, e la sicurezza/salute sul lavoro, la sostenibilità delle filiere nell’ottica dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile . Non da sottovalutare la tendenza poi ad una meccanizzazione più spinta nel settore macellazione, che comunque comporterà una minore occupazione del settore. Di sicuro si va a definire un nuovo ruolo per il veterinario ispettore, probabilmente con l’aiuto della Intelligenza Artificiale e della Telemedicina. Un argomento già all’attenzione della Federazione Europea degli Ordini Veterinari, cui la Sanità Pubblica veterinaria è tenuta a dare un contributo prospettico. Questo, anche visto lo sviluppo di etichette”parlanti”, che oltre agli obblighi di legge, riportano informazioni aggiuntive sulle caratteristiche etiche e sostenibili del processo/prodotto  alimentare. Il post-Covid di sicuro non sarà un ritorno alla “normalità”, ma il conseguimento di un nuovo punto di equilibrio tra varie istanze, si spera con una visione prospettica e innovatrice.  

(riproduzione ammessa solo citando la fonte – testo raccolto a cura della redazione)

13 luglio 2020

 

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