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Dai cinghiali ai picchi, danni milionari. Fauna selvatica, ogni anno in Regione Veneto 500 richieste di risarcimento

incidenti faunadi Alda Vanzan. Passino i cervi, i cinghiali, i caprioli. Ma i picchi? Eppure, a Bonisiolo di Mogliano, provincia di Treviso, c’è chi ha chiesto i danni alla Regione Veneto perché i picchi hanno massacrato a colpi di becco porte e finestre di una abitazione. Idem in quel di Oderzo. Della serie: caro governatore Luca Zaia, non hai controllato i volatili, adesso paga. Certo, è un caso limite, peraltro destinato a trascinarsi nelle aule di tribunale visto che non si capisce come potrebbe la Regione proteggere gli infissi delle abitazioni dei propri concittadini dai becchi dei picchi a caccia di insetti. Ma per cervi, daini, cinghiali, fagiani, lepri e quant’altro, il problema esiste: ogni anno a Palazzo Balbi arrivano tra le 400 e le 500 richieste di risarcimento per i danni provocati dalla fauna selvatica. Per importi, in media, tra i 2mila e i 3mila euro l’uno.

Del resto, se si percorre una strada in montagna o in collina e all’improvviso ci si trova di fronte un bestione, cervo o cinghiale che sia, e non si riesce ad evitare l’impatto, va da sé che i danni alla vettura possono essere notevoli.

Sperando che non vada peggio. L’aspetto curioso è che sul tema deve esserci stato un passaparola, fatto sta che in Regione le richieste di risarcimento non arrivano quasi più con la letterina dell’avvocato: i più fanno da soli, inviando il verbale della polizia provinciale con tanto di scheda prestampata o la denuncia ai carabinieri, foto, preventivi, testimonianze.

Una volta arrivata in Regione la pratica viene girata al broker assicurativo e per conoscenza ai Servizi legali nel caso in cui sorgano controversie. Che sorgono, sia chiaro. Perché anche se la Regione è assicurata e anche se per legge è previsto un fondo regionale destinato ai risarcimenti dei danni da fauna selvatica, non sempre le pratiche vanno lisce. Tant’è che sul Bur, il Bollettino ufficiale della Regione, spesso e volentieri capita di trovare delibere di giunta riguardanti l’autorizzazione a costituirsi in giudizio.

Ma perché si chiedono i danni alla Regione? La fauna selvatica non è res nullius, cosa di nessuno, bensì rientra nel patrimonio indisponibile dello Stato e le Regioni, per legge, devono occuparsi della sua gestione e tutela. Quindi, se in montagna un cervo mi attraversa la strada e mi danneggia l’auto, posso chiedere i danni a Palazzo Balbi. Finora è andata così, tant’è che in tutto il 2014 le richieste di risarcimento sono state 417 (nell’elenco si ritrovano anche tassi, volpi, pecore, nutrie, cigni, cormorani, mufloni), mentre i contenziosi sono stati 18.

La materia, però, sarà soggetta a cambiamenti. Prima di tutto perché è variata la giurisprudenza: mentre fino a qualche anno fa le sentenze della Cassazione stabilivano che la Regione è responsabile “in quanto obbligata ad adottare tutte le misure idonee ad evitare che la fauna selvatica arrechi danni”, dal 2010 è stata invertito il principio: la responsabilità spetta a chi ha la gestione “materiale” del territorio – quindi le Province o gli Enti Parco – e non a chi ha compiti di legislazione e controllo come le Regioni (sentenza 8 gennaio 2010, numero 80, Cassazione Sezione Terza Civile).

Ma è un principio tuttora valido visto che le Province sono state ridotte ad enti di secondo grado? Ecco perché a Palazzo Balbi vogliono rivedere tutta la materia dei risarcimenti per danni da fauna selvatica. E anche monitorare i sinistri, se non altro per attuare una politica di prevenzione: se è vero, ad esempio, che i cervi sono abitudinari e che attraversano la strada sempre negli stessi punti, a qualcuno è venuto in mente che si potrebbero integrare i “navigatori” con specifici avvisi. Del tipo: attenzione, attraversamento cervi. Basterà per evitare i risarcimenti?

Il Gazzettino – 2 febbraio 2015 

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