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Dal Gran Paradiso alle società sportive fermato in extremis l’assalto alla diligenza. Una trentina gli emendamenti cancellati al Senato

Ventitrè ore di attesa, poi il maximendamento arriva. Con 755 commi, ma triturato dai coltelli da MasterChef di Palazzo Chigi. Un massacro per il testo che la Commissione bilancio aveva costruito con pazienza: ne fanno le spese emendamenti del Pc, dell’Ncd ma sotto la scure cadono anche proposte di modifica avanzate dallo stesso governo.

Tra i gruppi del Pd c’è tensione perché molti emendamenti vengono ritenuti giusti. Si nota che la prassi parlamentare preveda che il testo allestito in Commissione venga cambiato solo se mancano le coperture o se ci sono rilievi della Ragioneria, e non sulla base di giudizi di merito.

Tuttavia è lo stesso presidente del Consiglio che dà la chiave di lettura dell’operazione mentre durante la giornata parla a Radio 105: «Intervenire perché la legge di Stabilità non sia quel monstrum con magari le varie leggi marchetta». Una linea cavalcata da qualche ora dai «grillini » ed emersa nei vari resoconti degli ultimi giorni che sottolineavano la presenza di nuovi finanziamenti a pioggia.

Il setaccio di Palazzo Chigi non lascia fuori neppure il ministero dell’Economia. Un comma ad hoc prevedeva l’assunzione di un dirigente di seconda fascia del Mef per occuparsi dei fondi strutturali, con uno stipendio di 130 mila euro lordi. Norma cancellata nel maxi emendamento.

Arterie stradali dubbie, studi di fattibilità e riforme di portata troppo vasta perché potessero essere inserite in una breve discussione in Commissione, saltano. Lo sblocco dell’appalto della strada di Telese (tra Caianello e Benevento) non passa l’esame: localistica. Lo studio di fattibilità per la ferrovia tra Roma e Pescara viene cancellato. La Commissione tenta di disegnare una riforma del sistema della logistica: al relatore Giorgio Santini del Pd sembrava buona, integrazioni e piattaforme, ma la norma è estemporanea e non si inserisce nei progetti dell’esecutivo. Così come il tentativo di riforma della miriade di enti e uffici studi del ministero dell’Agricoltura: cancellato da Palazzo Chigi che invece pensa alla eliminazione totale. Stessa sorte per il tentativo di riorganizzazione della disciplina delle Onlus e delle società sportive.

Non sono i 600 milioni, che sarebbero serviti per finanziare la trentina di norme cassate da Palazzo Chigi a rendere necessaria l’operazione, ma il rischio «marchetta ». Con l’aggravante delle elezioni della prossima primavera in vista (almeno quelle Regionali e municipali come prevede la stessa legge di Stabilità). Così il tentativo di nuove assunzioni per il parco del Gran Paradiso, misura che ricorda le vecchie Finanziarie, cade sotto la scure. Rischiano i fondi per gli istituti italiani di cultura all’estero e per la cassa integrazione per i pescatori: alla fine non dovrebbero essere stati cancellati dal maxiemendamento. Si salva dalla «vendetta» di Palazzo Chigi anche l’emendamento del sardo Uras (Sel) che aveva battuto il governo l’altra notte consegnando 5 milioni alle scuole dell’isola.

Tratto di penna rossa invece per le professioni: niente albo per i promotori finanziari, niente norme per i medici delle Asl. Cancellata anche l’idea di affidare alle casse delle Regioni l’incasso delle imposte sull’estrazione degli idrocarburi: tutto resta nelle mani dello Stato. Nella rete resta impigliato anche un emendamento-Lanzillotta che avrebbe vietato l’affidamento diretto di servizi da parte dei Comuni alle cooperative sociali: una misura che aveva un occhio allo scandalo-Campidoglio che tuttavia sembra aggiudicarsi i 110 milioni per Roma Capitale.

La votazione arriva nel pieno della notte con la fiducia, ma avviene in fretta anche perché oggi l’aula del Senato deve essere libera e allestita per il tradizionale concerto di Natale e bisogna incardinare la legge elettorale.

Restano naturalmente le linee fondamentali di politica economica della legge di Stabilità dal bonus 80 euro, al taglio Irap alla decontribuzione per i neoassunti – ma l’assalto o tentativo di assalto c’è stato. E anche dopo l’intervento del governo ci sono le tracce: come la norma che garantisce al Piemonte per ripianare i debiti circa 200 milioni l’anno fino al 2015, i fondi per Sardegna e Valle d’Aosta. I Tir, i terremoti, le alluvioni, il Duomo di Milano. Mentre i grillini scatenati denunciano la presenza di lobbisti in aula e vedono nel rincaro dell’Iva sul pellet un favore all’Eni.

Repubblica – 20 dicembre 2014 

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