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Diossine nei baby-food: normativa 2011 non favorisce miglioramenti

Il parere di EFSA: su diossine e sostanze tossicologicamente simili, i nuovi parametri imposti dal Reg. 1259/2011 della Commissione (a integrazione del Reg. 1881/2006) non sembrano aver favorito una diminuzione dell’esposizione e dei consumi

Si voleva verificare se, grazie alla nuova normativa sui Limiti Massimi di Diossine negli alimenti -ora stabilita a 0,2 picogrammi per kg di peso corporeo, limite in vigore dal primo gennaio 2012-, l’esposizione tramite dieta di bambini e preadolescenti fosse diminuita. I risultati autorizzano però EFSA ad una conclusione di segno opposto: i nuovi limiti non incentivano i produttori a diminuire le concentrazioni di diossine e congeneri negli alimenti principali. Ma solo perchè sono già bassi i valori reali. L’opinione scientifica, redatta in seguito a richiesta del BfR tedesco (Istituto Federale per la Valutazione del Rischio), ha valutato con particolare attenzione i segmenti della popolazione maggiormente esposti, e quindi più a rischio. L’altra conclusione cui si è arrivati, è che attualmente non è possibile suggerire nessuna tendenza storica circa una diminuzione delle diossine negli alimenti per infanti e bambini.

Efsa ha considerato 516 campioni raccolti da 13 paesi UE, dal 2003 al 2011. Il cibo rappresenta la principale via di esposizione alle diossine e policlorur-bifenili (PCB). Sono stati considerati i principali alimenti destinati all’infanzia e ai bambini. Sebbene EFSA non abbia indagato direttamente l’esposizione alimentare reale di infanti e bambini, ha però analizzato i valori di diossine negli alimenti.

Il Reg. 1269/2012 della Commissione recitava che “Alla luce dei dati di controllo relativi alle diossine e ai PCB diossina-simili nei prodotti alimentari destinati ai lattanti e alla prima infanzia, è opportuno fissare tenori massimi specifici meno elevati nei prodotti alimentari destinati ai lattanti e alla prima infanzia. L’Istituto federale di valutazione dei rischi della Germania ha rivolto all’EFSA una domanda specifica di valutazione dei rischi per i lattanti e la prima infanzia collegati alla presenza di diossine e di PCB diossina-simili nei prodotti alimentari destinati ai lattanti e alla prima infanzia. È opportuno quindi riesaminare le disposizioni applicabili ai prodotti alimentari destinati ai lattanti e alla prima infanzia non appena l’EFSA avrà espresso il suo parere.” Il nuovo Regolamento, rispetto al 1881 del 2006 introduceva quindi la possibilità di limiti massimi (LM) specifici per lattanti e bambini (1-3 anni), con un valore di 0,1 picogrammi (pg ) per le diossine e di 0,2 picogrammi per la somma di diossine e PCB.

E oggi il parere di EFSA è finalmente arrivato.  Solo 8 campioni raggiungevano un valore oltre lo 0,1 pg, ma sotto il limite di 0,2 pg, e riguardavano preparazioni “bio” a base di carne per infanti (pappe) e 3 campioni di preparazioni analoghe a base di carne di cavallo. Ancora, preparati a base di pesce (salmone).

A differenza di altri alimenti, per i quali sono fissati “livelli di azione” –ovvero soglie di attenzione che pur non creando rischi per la salute, segnalano la necessità di tenere  monitorate le sostanze e nel caso promuovere azioni di ripristino- i baby foods e gli alimenti per l’infanzia non li prevedono.

In definitiva: se la strategia europea di riduzione delle diossine negli alimenti si fonda sul principio “valori bassi ma raggiungibili”, in modo da favorire un cambiamento, serve abbassare i valori massimi considerati (LM). Oggi infatti tutti i campioni sono stati ritrovati abbondantemente al di sotto di tali limiti. Con maglie così larghe-(si badi bene, pure cautelative per la salute pubblica)- le imprese non sono incentivate a promuovere ulteriori azioni a controllo e diminuzione delle diossine e PCB.

Vai all’Opinione di EFSA

sicurezzaalimentare.it – 14 dicembre 2012

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