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Ecco dove la Pa può risparmiare. Acquisti Consip: sconti 70%

Spending review: i prezzi della gestione centralizzata delle forniture fanno da benchmark per tutti. Acquisti centralizzati: la Pa taglia fino al 70%. I risparmi ottenuti con le maxi-convenzioni Consip: -30% per una scrivania, telefonia a prezzi di saldo

Già nel 2011 le amministrazioni che hanno acquistato i prodotti tramite la Consip hanno risparmiato, a volte fmo al 70 per cento. Una centrale telefonica, ad esempio, in convenzione, costa il 77% in meno rispetto alle altre pubbliche forniture. I prezzi «low cost» sono monitorati ogni anno da ministero dell’Economia e Istat. Eppure, secondo il rapporto Giarda solo il 3% delle forniture pubbliche passa ogni anno attraverso la centrale unica.

Il confronto con il mercato Grazie alla centrale appalti unica che programma gli acquisti a grandi stock sono stati già ridotti i costi di beni e servizi pubblici

IL PERIMETRO Secondo il rapporto Giarda soltanto il 3% degli appalti passa oggi attraverso la Spa di proprietà del Tesoro Valeria Uva

Le amministrazioni pubbliche che l’anno scorso hanno bussato alla Consip per acquistare una centrale telefonica hanno risparmiato, in media, il 77 per cento. Stesso prezzo low cost anche per la stampante: -67% rispetto all’offerta fatta al singolo ente pubblico. In media- secondo i calcoli del ministero dell’Economia e dell’Istat nella «Rilevazione 2011 dei prezzi unitari dei prodotti acquistati dalle Pubbliche amministrazioni» – il risparmio globale ottenuto attraverso la gestione centralizzata delle forniture è stato del 19%, vale dire un quinto del totale. Un bel punto di partenza per chi, come il neocommissario pergli acquisti Enrico Bondi, deve garantire in 15 giorni il recupero di almeno due miliardi dei 4,2 globali della spending review, tagliando sprechi e inefficienze dal fiume di commesse pubbliche che in totale ne vale 136 (si veda anche il Sole 24 ore del 3 maggio). Un’idea di quanto può pesare il “metodo Consip” si può avere leggendo le rilevazioni congiunte (ministero dell’Economia, che controlla Consip, e Istat) che dal 2004a oggi fotografano come e quanto spende la Pa. Prendiamo ad esempio le scrivanie di fascia media da ufficio: a dicembre 2011 sul mercato (non quello privato, ma quello degli appalti pubblici che segue, spesso, dinamiche particolari) la “quotazione” del singolo pezzo era di 156 euro, mentre l’ente che aveva deciso di ricorrere alla convenzione Consip poteva pagare lo stesso prodotto 109 euro, i130% in meno. Stesso discorso per il computer: il modello di fascia alta ad agosto 2010 veniva offerto a 526 euro, la centrale acquisti invece aveva spuntato un taglio del 22% con un prezzo medio di 409.E proprio sul Pc si è verificato quello che si potrebbe chiamare “effetto Consip”: quando scende in campo la super-acquirente centralizzata con una convenzione che resta aperta per diversi mesi riesce a calmierare tutto il mercato, anche quello fuori dal proprio perimetro. Lo si capisce seguendo le spese per lo stesso Pc riportate nella tabella qui a fianco: fmo ad agosto 2010 costava alle amministrazioni 526 euro; soltanto il mese dopo, mentre nel mercato libero i prezzi continuavano a scende-re, per la Pa il “prezioso” Pc èbalzato a 686 euro. Come mai? Giusto a settembre la convenzione Consip era momentaneamente esaurita e quindi il Comune, la scuola o la Asl che avevano urgente bisogno di computer non hanno avuto altra scelta che rivolgersi al mercato.

Quindi i prezzi della gestione centralizzata delle forniture (ottenuti senza la mannaia del metodo del massimo ribasso) ormai fanno dabenchmark per tutti. «È anche per questo motivo – spiegano da Consip – che si tenta di garantire più continuità alle convenzioni». Anche in tema di innovazione hanno fatto scuola alcune gare. Come quelle per il servizio di illuminazione pubblica: in pratica il contratto affida al fornitore la gestione di luci e semafori a un canone fisso; il fornitore è quindi incentivato a introdurre meccanismi di risparmio energetico. Hanno aderito 200 Comuni con un risparmio di 45 milioni di Kw all’anno (-24%) e 24mila tonnellate di anidride carbonica in meno. Ma il vero “nodo” che Enrico Bondi dovrà sciogliere subito è quello di allargare il perimetro della centrale di acquisto: oggi solo le amministrazioni statali (escluse le scuole) sono obbligate a rifornirsi tramite Consip e solo per otto categorie merceologiche (individuate da un Dm del 2009): arredi e macchine per ufficio, buoni pasto, telefonia fissae mobile, centrali telefoniche, carburanti, autoveicoli sia a noleggio che acquistati. Per tutti gli altri prodotti l’ente può provvedere direttamente e tenere per sé la strategica leva degli appalti (succede nel 97% dei casi secondo il rapporto Giarda), anche se deve rispettare i parametri di prezzo-qualità Consip. Ma il controllo avviene solo a valle degli acquisti, quando la Corte dei conti va a spulciare delibere ebilanci. E lì spesso l’ente giustifica lo scostamento sostenendo di aver bisogno proprio di quella scrivania o di quel Pc, insomma di un prodotto che non ha eguali sul mercato. Eppure non è solo una questione di prezzo: con la centrale d’acquisto unica si possono ottenere anche altri risparmi, forse più difficili da percepire, ma altrettanto importanti. «Chi si affida a noi-spiegano dalla Spa pubblica – evita la gara e quindi taglia tempi e costi di approvigionamento, con un risparmio globale di 500 milioni l’anno».

Il Sole 24 Ore – 7 maggio 2012

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