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Esami e visite, i dati della Regione: «Tempi rapidi in 4 casi su 5». Sindacati medici e Tdm contestano: «Numeri parziali e non attendibili»

Non è stata esattamente la lavata di capo che il governatore aveva annunciato nei giorni scorsi, ma almeno il vertice di ieri mattina all’Istituto oncologico veneto tra Luca Zaia, il segretario alla Sanità Domenico Mantoan e i direttori generali si è concluso con qualche numero.

Per la prima volta la Regione ha diramato un report sulle liste d’attesa, una sintesi molto stringata che prende in esame 44 voci (on line ogni singola Usl ne rileva invece 270): la prima visita nelle 14 specialità di Cardiologia, Chirurgia vascolare, Endocrinologia, Neurologia, Oculistica, Ortopedia, Ginecologia, Otorinolaringoiatria, Urologia, Dermatologia, Fisiatria, Gastroenterologia, Oncologia e Pneumologia, più 30 esami strumentali. Si va dalla colonscopia all’elettrocardiogramma, da vari tipi di Tac agli accertamenti sull’occhio, passando per l’Ecodoppler, le ecografie e le risonanze magnetiche.

Il quadro che ne esce è idilliaco e probabilmente unico in Italia: le urgenze, da sbrigare entro 72 ore, sono soddisfatte al 100%; la classe di priorità B, che impone l’erogazione delle prestazioni entro 10 giorni, viene rispettata da 17 aziende sanitarie su 24 in un parametro compreso tra l’86% e il 99%; poi ci sono Belluno, Legnago, Vicenza e Bussolengo che scendono dal 75% all’82%; dietro la lavagna solo l’Usl 5 di Arzignano (62%), l’Azienda ospedaliera universitaria e l’Usl 20 di Verona (rispettivamente 66% e 65%). Nella fascia di priorità D (da garantire entro 30 giorni se esame, entro 60 se visita) 16 aziende sono tra l’87% e il 99% di soddisfazione, con Bassano, Vicenza, Este, Legnago, Verona (Usl) e Bussolengo in semaforo giallo (parametri tra il 76% e l’83%); semaforo rosso invece per l’Azienda ospedaliera di Verona (67%) e l’Usl 5 di Arzignano (44%). E poi c’è la soglia di priorità P, cioè controlli da assicurare entro 180 giorni: 22 aziende sono tra l’86% di Bassano e il 100% dell’Azienda ospedaliera di Padova e dello Iov. Intermedia l’Azienda ospedaliera di Verona, con l’80%, ultima l’Usl 5 con il 79%.

«Nell’80% dei casi la sanità veneta nel 2014 ha rispettato le liste d’attesa, erogando oltre 68 milioni di prestazioni specialistiche — spiega Zaia —. Negli ultimi tre anni abbiamo raggiunto risultati importanti, che però io non considero un punto di arrivo ma di partenza. Le liste d’attesa restano la mia priorità, possiamo fare ancora meglio, utilizzando per più tempo i macchinari e gli ambulatori. Se occorrono risorse aggiuntive, le cercheremo, nonostante i tagli del governo». Il tutto condito dalle 200 mila prestazioni erogate di notte e nei weekend in un anno e dalle 296.968 mammografie assicurate nel 2013 contro le 254.798 del 2012. «Sì, ma a fronte di quale richiesta? Senza questo dato gli altri non hanno senso — chiede Flavio Magarini, segretario regionale di Cittadinanzattiva-Tribunale del Malato —. Il dossier mi pare parziale e comunque non in linea con le segnalazioni dei malati. Risulta anche a noi la soddisfazione delle urgenze e dei controlli a 180 giorni, ma nella fascia 30/60 giorni, la più gettonata, i tempi non vengono rispettati. Al punto che diverse Usl sono state richiamate in merito alle prestazioni con più attesa». E cioè, secondo le lagnanze raccolte dal Tribunale del Malato: prima visita oculistica, ortopedica, otorinolaringoiatrica, ginecologica, cardiologica e di Chirurgia vascolare, risonanza agli arti inferiori, elettrocardiogramma sotto sforzo, ecografia morfologica, mammografia fuori screening, ecocolordoppler, elettromiografia e risonanza con contrasto. «Per queste specialità c’è un problema di accesso — continua Magarini — anche per un altro motivo. Ben venga che se l’ospedale di riferimento non riesce a garantire la visita nei tempi previsti dirotti il paziente al centro convenzionato con meno attesa, ma se questo si trova a 40 chilometri di distanza può essere un problema per anziani e disabili, spesso soli e privi di mezzi di trasporto. Senza contare la macchinosità nelle procedure di prenotazione, disdetta e cambio di esami. Come si fa a chiedere a un 80enne: mi mandi un’e-mail? Va considerato che il 60% dei fruitori delle prestazioni specialistiche è over 65».

E infatti nel vertice allo Iov Zaia ha «catechizzato» i dg anche sul fronte dell’«umanizzazione» dell’assistenza («ci tengo moltissimo»), raccomandando una presa in carico sempre più celere del paziente nei Pronto Soccorso, uno sforzo maggiore da parte degli Uffici relazioni con il pubblico per risolvere sempre i problemi della gente, e dei Cup. «Che non devono limitarsi a consegnare una data all’utente, ma porre attenzione a situazioni limite, sospendendo la procedura se appare anomala, verificandone le cause e poi ricontattando il paziente». «Tutto molto bello, peccato che nell’elaborare il dossier siano stati presi i tempi migliori per ogni prestazione — riflette Claudio Sinigaglia (Pd), vicepresidente della commissione Sanità — e quindi i dati di Zaia non hanno nulla a che vedere con la realtà. C’è chi aspetta mesi per una visita e se non ha i soldi per andare in privato si tiene il male. Gli esami di notte? Abbiamo speso il doppio per ottenere un 3% di miglioramento delle liste».

Scettici pure i medici. «A parte il fatto che noi chiediamo le liste d’attesa da cinque anni e nonostante debbano essere diffuse per legge non ci sono mai state fornite dalla Regione perché ci dicono che Zaia non vuole — denuncia Adriano Benazzato, segretario dell’Anaao (ospedalieri) — il report non ci sembra attendibile. Sarebbe il caso di esaminare tutte le prestazioni, se pesco solo quelle che mi fanno comodo il dato è per forza falsato. Inoltre la condizione di sottorganico è andata peggiorando anno dopo anno, i medici non hanno più il tempo nemmeno di parlare con i malati, nè di ricevere gli informatori farmaceutici. E allora mi chiedo: come è possibile fornire più prestazioni e in tempi più rapidi con sempre meno personale?».

Michela Nicolussi Moro – Il Corriere del Veneto – 27 gennaio 2015 

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