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Etichettatura di origine degli alimenti, dalla Commissione Ue due nuovi rapporti: per alcuni prodotti meglio su base volontaria. Martina: delusi, ci faremo sentire

I benefici dei requisiti europei di etichettatura obbligatoria non superano chiaramente i costi e le norme che prevedono il ricorso alle etichette di origine su base volontaria sembrano essere la soluzione più adatta. E’ quanto suggeriscono due rapporti pubblicati dalla Commissione europea sull’etichettatura di origine.

Il primo rapporto dell’esecutivo Ue esamina la fattibilità delle diverse opzioni per l’etichettatura di origine obbligatoria per i prodotti lattiero-caseari e per le carni minori, come la carne di cavallo, coniglio e selvaggina.

Secondo il rapporto della Commissione, l’etichettatura obbligatori per i prodotti lattiero-caseari comporterebbe un “impatto diseguale” per i produttori, rendendola più onerosa per alcuni che per altri. I consumatori, inoltre, non sembrano disposti a pagare di più per le informazioni aggiuntive. Il rapporto suggerisce quindi che le opzioni esistenti relative all’etichettatura facoltativa possano rispondere ad alcune esigenze dei consumatori, pur mantenendo la flessibilità per gli Stati membri e per gli operatori del settore. E per le carni minori l’etichettatura di origine obbligatoria “comporterebbe costi operativi non superiori ai benefici”.

La seconda relazione della Commissione Ue esamina la necessità per i consumatori di essere informati sulla provenienza dei prodotti alimentari non trasformati, prodotti con un singolo ingrediente e ingredienti che rappresentano più del 50% di un alimento e conclude che i consumatori sono interessati all’etichettatura di origine per tutte queste categorie di alimenti, ma meno per categorie di alimenti come carne, prodotti di carne e latticini. Sul fronte dei costi per la relazione un’etichettatura volontaria, in combinazione con regimi di etichettatura obbligatoria per alcune categorie di prodotti, è il modo “più adeguato” per andare avanti. Le due relazioni saranno trasmesse al Parlamento europeo e al Consiglio.

Etichettatura, Martina: delusi da report della Commissione, faremo sentire la nostra voce in Consiglio Ue

“Ci aspettavamo molto di più dalla Commissione europea sul fronte dell’indicazione d’origine obbligatoria degli alimenti. Faremo sentire forte la nostra voce nel Consiglio dei Ministri dell’agricoltura Ue, perché riteniamo fondamentale dare informazioni trasparenti al consumatore sulla provenienza delle materie prime. Il rapporto di oggi, purtroppo, non ci soddisfa, ma affronteremo con determinazione la questione tenendo conto delle risposte dei consumatori italiani alla nostra consultazione pubblica. 9 cittadini su 10 ci hanno chiesto di leggere chiaramente l’origine in etichetta. Nell’anno di Expo, mentre l’Italia si candida a guidare il dibattito sullo sviluppo agricolo globale, non possiamo accettare di stare fermi o fare passi indietro su un punto decisivo come quello dell’etichettatura.”

Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina sui rapporti pubblicati dalla Commissione europea sull’etichettatura di origine.

E Coldiretti rilancia: “la Commissione Europea va contro gli interessi del 96,5% dei consumatori italiani che ritiene necessario che l’origine degli alimenti debba essere scritta in modo chiaro e leggibile nell’etichetta”.

La Commissione Europea ancora una volta si schiera a difesa degli interessi delle grandi lobbies industriali con pareri in netta contraddizione con gli interessi dei cittadini europei espressi attraverso Eurobarometro e di quelli italiani che hanno risposto numerosi alla consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche Agricole (Mipaaf) che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015. Si tratta – spiega la Coldiretti – di una iniziativa promossa sulla base del regolamento comunitario N.1169 del 2011 entrato in vigore il 13 dicembre del 2014 che consente ai singoli Stati Membri di introdurre norme nazionali in materia di etichettatura obbligatoria di origine geografica degli alimenti qualora i cittadini esprimano in una consultazione parere favorevole in merito alla rilevanza delle dicitura di origine ai fini di una scelta di acquisto informata e consapevole. Non è un caso che secondo la consultazione pubblica on line del Ministero l’89 % dei consumatori ritiene che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole per i prodotti lattiero caseari, l’87% per le carni trasformate, l’83% per la frutta e verdura trasformata, l’81% per la pasta e il 78% per il latte a lunga conservazione.

“L’indicazione della Commissione Europea – continua la Coldiretti – è anche contraddittoria rispetto al percorso intrapreso fino ad ora che ha portato per ultimo all’entrata in vigore del Regolamento Ue 1337/2013 dal primo aprile 2015 è arrivato in Europa l’obbligo per gli operatori di indicare in etichetta il luogo di allevamento e di macellazione delle carni di maiale, capra e pecora. Un piccolo passo avanti del cammino iniziato a livello comunitario dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria; a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

“Siamo certi che il Parlamento Europeo saprà smascherare i pesanti condizionamenti delle relazioni della Commissione per testimoniare in aula i reali interessi dei cittadini”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “in un difficile momento di crisi bisogna portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza per dare a tutti la possibilità di fare scelte di acquisto consapevoli e sostenere l’agricoltura e il lavoro delle imprese agricole del territorio”.

Fonte: Adnkronos – 21 maggio 2015 

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