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Fieracavalli in lacrime: il grande Hickstead muore in gara. Cestaro (Usl 20): attendiamo esiti accertamenti

1a1a25_puro_220Era il numero 1 al mondo, aveva 15 anni: oro individuale e argento a squadre a Pechino 2008. Un percorso ad ostacoli portato a termine con un solo errore, l’applauso e il tifo entusiasta del pubblico, la carezza affettuosa del suo cavaliere. Poi, ancora sul campo di gara, qualche passo lento, prima di accasciarsi su un fianco, i posteriori che scalciano l’aria in preda agli spasmi e poi si ferma. Per sempre. Muore così, sulla sabbia del ring d’onore di Fieracavalli 2011 e davanti a 4.000 persone ammutolite, un campione. Anzi, il campione. Perché Hickstead, splendido stallone baio di 15 anni, non era un cavallo qualsiasi, ma il migliore del mondo. Col suo cavaliere, il canadese Eric Lamaze, era campione olimpico di salto ostacoli in carica.

Agli ultimi campionati del mondo aveva ottenuto un bronzo, terminando l’insidioso percorso con zero penalità. Insomma, una leggenda dell’equitazione, tanto quanto Varenne per il mondo dell’ippica, che si spegne proprio durante la gara più attesa dagli appassionati, il Gran Premio Verona, la finale dell’unica tappa italiana di coppa del mondo, la Rolex Fei Cup, ospitata da Fieracavalli.

Il silenzio scende sulle tribune, tutti in piedi e col fiato sospeso gli spettatori, mentre i veterinari accorrono e, pietosamente, coprono alla vista l’animale con dei teli. Il cavaliere lascia il campo, asciugandosi le lacrime. Arriva l’ambulanza, un trailer attrezzato che carica il cavallo e lo porta via. Ma la gara non riprenderà mai.

Dopo pochi minuti, entrano in campo a piedi i 39 cavalieri iscritti alla competizione e il presidente di Veronafiere Ettore Riello, in silenzio. «Abbiamo perso uno dei migliori cavalli degli ultimi anni», dice al microfono Eleonora Ottaviani, show manager di Fieracavalli, la voce rotta dal pianto. «Il pubblico ci capirà, ma i partecipanti hanno deciso di sospendere la gara. E’ il nostro modo di testimoniare rispetto e ammirazione per un cavallo che resterà nella storia, un cavallo che ha vinto tutto».

Per l’Italia parla Natale Chiaudani, uno dei quattro percorsi netti fino a quel momento, che avrebbe avuto il diritto di partecipare al barrage: «Sono troppo triste, non me la sarei mai sentita di continuare a cavalcare».

Il presidente di Veronafiere Ettore Riello chiede un minuto di silenzio e poi, con un lungo applauso finale, cala il sipario su uno dei momenti più scioccanti in 113 anni di Fieracavalli. E si accendono le polemiche.

Il comunicato ufficiale della Rolex Fei world cup parla di «improvviso malore, la cui motivazione sarà stabilita da un esame autoptico», in corso proprio in queste ore, affidato all’istituto di anatomia patologica della clinica veterinaria dell’università di Padova. «Un incidente che può succedere a tutti gli atleti, compresi gli animali», puntualizza l’entourage di Eric Lamaze.

«Nello sport la tragedia è in agguato, è accaduto pochi giorni fa nella moto Gp a Marco Simoncelli», spiega affranto Cayetano Martinez De Iruyo, presidente dell’International Jumping Riders Club. Ma tra il pubblico, c’è subito chi evoca lo spettro del doping. Antonio Terraneo, giornalista di Libero, responsabile della rubrica “Uomini e Cavalli”, ammette che «sia per gli uomini che per i cavalli il mondo dello sport non è purtroppo scevro dall’utilizzo di sostanze dopanti».

Più cauti i medici veterinari. «Si sospetta un aneurisma ma potrebbe essersi trattato anche di una forma infartuale», ipotizza Fabrizio Cestaro, direttore del servizio veterinario dell’Ulss 20, in fiera. «Di certo un evento imprevedibile, soprattutto per animali che abituati a dare il massimo sotto sforzo e sottoposti a controlli clinici obbligatori, eseguiti anche prima di questa gara. Doping? Non credo. A cavalli di questo valore anche economico, si parla di due milioni di euro, è difficile che vengano somministrate sostanze che possano metterne a repentaglio la vita. In ogni caso il prelievo antidoping di routine è stato eseguito, attendiamo i risultati nei prossimi giorni».

Nel suo infinito palmares, Hickstead aveva vinto l’oro individuale e argento a squadre a Pechino 2008: quest’anno a Roma si era aggiudicato il Concorso Piazza di Siena a maggio

L’Arena – 7 novembre 2011

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