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Fini: 945 parlamentari, un lusso che non ci possiamo permettere

Avere 945 parlamentari «è un lusso che non ci possiamo permettere». Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini alla cerimonia per gli auguri con la stampa parlamentare.

Secondo Fini, la riduzione del numero parlamentari «sarebbe la vera risposta in termini di assunzione di responsabilità della politica di fronte alla giusta domanda di sacrifici del cittadino, a cui i sacrifici vengono già richiesti. Ovviamente questo apre la discussione sull’assetto bicamerale».

Entro il 2 gennaio la relazione Giovannini sul livellamento retributivo Italia-Europa per i parlamentari

Fini ha annunciato che arriveranno entro la fine di dicembre «al massimo entro il 2 gennaio» ai presidenti delle Camere le anticipazioni dello studio elaborato dalla Commissione sul livellamento retributivo Italia-Europa di parlamentari e di alti dirigenti della pubblica amministrazione, di Agenzie, Autorità e organi di rilievo costituzionale, presieduta dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini. «La mia idea, di cui parlerò anche al presidente del Senato – ha aggiunto Fini – è: vediamo cosa c’è e se ci sono dei numeri, poi in base a quelli i questori rimoduleranno la questione indennità» e gli eventuali tagli, per arrivare alla decisione «a febbraio».

Il porcellum è indifendibile

“Quale che sia la decisione della Consulta sul referendum, sarà molto difficile tornare a votare con l’attuale legge elettorale”, ha detto Fini, sottolineando che la legge in vigore “è indifendibile” ed é “inevitabile che entro la fine della legislatura venga cambiata”. Gli elettori, ha spiegato Fini, “non bocceranno il referendum e non credo che le forze politiche pensino di difendere l’indifendibile, se vogliono recuperare il rapporto con i cittadini. Gli elettori chiedono di poter scegliere il proprio rappresentante. Per questo, nell’agenda politica dei prossimi 14 mesi due passaggi sono ineludibili: la riforma della legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, che é la vera grande questione dei costi della politica”.

Articolo 18, cominciamo a parlare di assunzioni

«Comincerei a chiedermi per quale motivo si continua a discutere sul come licenziare e quando licenziare e non ci si interroga sul come e quando assumere», ha detto il presidente della Camera in merito alle polemiche legate all’articolo18 dello Statuto dei lavoratori. «Mi iscrivo anche io al numero di coloro che definiscono “ideologico” il dibattito nel momento in cui ci si concentra solo sull’articolo 18 – ha aggiunto – dimenticando che è frutto di una riforma ed è stato successivamente modificato dalla riforma Biagi».

Il Governo Monti non è il fallimento della politica

Il governo Monti «non è il fallimento della politica, che si è dimostrata all’altezza della responsabilita», ha sottolineato il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «Chi dice che la politica sia andata in vacanza non ha ancora capito che cosa si sta muovendo». Fini ha detto che «se oggi fossimo stati impegnati in campagna elettorale invece che sulla manovra sarebbe stato un fallimento della politica. Ci sarebbe stata una campagna elettorale senza precedenti per asprezza. e al termine, ammesso che dalle urne fosse uscito un vincitore, quel vincitore non avrebbe vinto nulla se non portare i libri in tribunale e l’Italia sarebbe andata in default».

Il federalismo fiscale non è la panacea dei mali

Il federalismo fiscale, ha detto Fini, non è stato archiviato per mancanza di risorse, ma «si sarebbe fermato anche se fosse rimasto Berlusconi al governo o un altro soggetto politico con buona pace di chi per ragioni identitarie e di propaganda pensa che il federalismo sia la panacea di tutti i mali».

Permarrà il senso di responsabilità dei partiti

«Sono sicuro che il senso di responsabilitá permarrá anche nei prossimi mesi. Se venisse meno finirebbe per condannare le stesse forze politiche», ha spiegato Gianfranco Fini a proposito della “fase due” del governo, quella dedicata alla crescita. «Le forze politiche che, sul mercato del lavoro o sulle liberalizzazioni, diranno “non si può”» finirebbero per penalizzare se stesse. «Sarebbe un fuor d’opera se nel secondo capitolo dell’azione di governo chi ha accettato di scrivere il primo capitolo ora dicesse no, noi ci chiamiano fuori e impediamo al governo di proseguire».

Fini non si sbilancia sul futuro

Gianfranco Fini non si sbilancia sul ruolo che egli potrà ricoprire nella fase politica che si sta per aprire: «Il giorno che sarò in grado di rispondere le darò la risposta in anteprima: che senso ha parlare ora del ruolo di Tizio o Caio? Ha invece senso interrogarsi sul progetto che mi vedo al pari di altri amici impegnato a realizzare», ha detto il presidente della camera durante lo scambio di auguri.

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