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Fluoro nella falda. L’allerta estesa in tre province, 29 comuni veneti. Arpav: «Studio ha valore ambientale, non sanitario»

acqua1-640x330Antonella Padda. La falda contaminata dai Pfas si allarga. Ha una superfìcie di 180 chilometri e interessa 29 Comuni di cui 20 in provincia di Vicenza, cinque padovani e quattro veronesi. Sono i dati diffusi l’altra sera dai tecnici Arpav durante la commissione consiliare ambiente e territorio in municipio a Montecchio. Nei 29 Comuni  l’agenzia regionale ha infatti rilevato dei valori di contaminazione, della somma dei perfluoro-alchilici, uguali o superiori a 100 nanogrammi per litro. Un fenomeno che, per entità di contaminazione, ha una valenza europea ma come ha precisato Vincenzo Restaino, direttore del dipartimento provinciale Arpav, ha un valore ambientale e non sanitario per quanto riguarda lo studio effettuato. «L’identificazione dei Comuni è stata fatta su parametri specifici, cioè i 100 nanogrammi per litro, e non si riferiscono ad altre valutazioni come quelle sanitarie» ha detto.

«Ci consente di ricostruire la contaminazione. Trasformare questi dati, che sono ambientali, in sanitari sarebbe assolutamente sbagliato». Restaino ha anche aggiunto: «L’area contaminata individuata potrebbe essere diversa da quella sanitaria e non è detto che le due siano coincidenti». Il geologo di Arpav, Massimo Mazzola, ha poi osservato: «La ricerca è in continua evoluzione e ci sono altre zone dove stiamo indagando. Dal 2013 a fine 2014 il numero dei comuni è aumentato così come la zona interessata» Restaino ha anche illustrato tutti i passaggi fatti dal 2013, da quando cioè è emersa l’emergenza a proposito dell’ inquinamento dei perfluori nella falda acquifera. « Prima di tutto abbiamo messo in sicurezza i pozzi degli acquedotti e poi è partita un’indagine a larga scala che ha interessato tutti gli aspetti ambientali. È stato fatto un campionamento sui pozzi con controlli analitici, ed è stata fatta una valutazione generale sui corsi d’acqua con analisi e indagini. Abbiamo capito che i fenomeni di propagazione sono molto complessi. In una prima fase si è verificato il trasporto nelle acque sotterranee successiva mente sono state interessate le falde più superficiali”.

Lo scopo principale della serata era spiegare ai consiglieri le motivazioni per cui Arpav aveva segnalato delle criticità, legate alla realizzazione della galleria Poscola, al commissario straordinario della Pedemontana, criticità che avevano poi portato a ricercare una diversa soluzione al progetto esecutivo e quindi l’ipotesi che la strada si snodi in superficie. «Il tracciato originale dell’infrastruttura si sarebbe incrociato con il cosiddetto “piume” inquinante – ha affermato Mazzola -. Abbiamo rilevato dei fattori i quali ci portano a credere che l’opera potesse interferire con la propagazione della contaminazione a valle, dove sono presenti dei pozzi di Acque del Chiampo che si trovano a poche centinaia di metri dalla falda contaminata».

I consiglieri comunali non hanno nascosto preoccupazioni per la salute dei cittadini, visto che in comuni vicini partirà una campagna di analisi sanitarie, «Chi può intervenire: il sindaco, il presidente della Provincia o la Regione?». «Esistono le ordinanze urgenti di tipo sanitario – ha risposto Restaino – e le istituzioni sanitarie a cui spetta intervenire».

LE ANALISI – PROCEDURA. Non è ancora stata fissata la data in cui inizieranno le analisi del sangue sulla popolazione. Il direttore del dipartimento di prevenzione e direttore Spisal dell’Ulss5, Adolfo Fiorio, ha spiegato: «C’è una lista con 120 nomi di persone. La campagna è già progettata: una settimana prima di partire, un comunicato specifico informerà i sindaci e i medici di base perché avvisino la popolazione» «Prima di eseguire il prelievo – prosegue Fiorio alle persone verrà fatto compilare un questionario. Una volta effettuato il prelievo i campioni saranno trasferiti a Roma dove l’Istituto Superiore di Sanità procederà. La ricerca è concordata con la Regione che paga lo studio». Florio specifica: «L’obiettivo non è capire lo stato di salute della popolazione, ma capire se c’è differenza di concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche negli abitanti di una zona rispetto a chi vive in zone dove il problema non sussiste. Ricordo che ciascuno di noi è esposto a queste sostanze, presenti nel teflon delle padelle o nella sciolina. Per il momento non vi è alcuna ipotesi di danni alla salute»

Intano, si susseguono le richieste di trasparenza su controlli e dati ad Arpa e ad Acque del Chiampo da parte del Cillsa. Il M5S veneto chiede che i «Pfas non diventino materia di campagna elettorale regionale». Anche ad Arzignano le minoranze consiliari chiedono indagini e informazioni al sindaco.

BRENDOLA. VIETATA L’ACQUA DEI POZZI ORA ARRIVANO LE FONTANELLE

Isabella Bertozzo «C’è un problema di concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche e va gestito. Ma non c’è un’emergenza sanitaria». L’ha affermato ieri in municipio a Brendola Adolfo Fiorio, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Ulss 5. Sta di fatto che tre Comuni – Brendola, Sarego e Lonigo – hanno vietato di bere l’acqua di decine di pozzi privati ed è stato avviato un monitoraggio sulla salute della popolazione. liorio ha ricordato come la vicenda sia partita nella primavera del 2013, su segnalazione dell’Istituto superiore di sanità, e il sindaco Renato Cerón ha sottolineato come si sia costituita una rete tra gli enti interessati, Regione, Ulss 5, Arpav, Comune e Acque del Chiampo. Su indicazione della Regione, i pozzi privati da cui si attinge acqua per scopi domestici sono stati censiti ed esaminati. I risultati sono stati comunicati ai sindaci, cosa che ha portato alle ordinanze di divieto. Per Brendola su 83 campioni inviati ai laboratori di Acque del Chiampo, 17 sono casi presentano concentrazioni di Pfas sopra i limiti: il Comune ha informato i cittadini interessati e sta valutando come affrontare ciascuna situazione. In 10 casi i cittadini disponevano già di un allaccio all’acquedotto, mentre per gli altri il Comune, con il supporto di Acque del Chiampo, sta studiando se c’è la possibilità per un allacciamento urgente, o se si rendono necessarie soluzioni alternative. In 5 casi verrà installata una colonnina per erogare l’acqua dell’acquedotto: «Per chi ha sia il pozzo sia l’acquedotto il problema non sussiste – ha chiarito il direttore generale di Acque del Chiampo, Alberto Piccoli -. Per chi non è allacciato si procederà quanto prima al collegamento, ma per chi è troppo lontano si installeranno le fontanelle, per un impegno di circa 20 mila euro. Il progetto prevede di estendere la rete a tutto il territorio, entro il 2015. Esiste però anche la possibilità di applicare sistemi di filtraggio direttamente alle utenze domestiche, e comunque si possono utilizzare le due casette dell’acqua presenti a Brendola». E per quanto riguarda le fontanelle storiche? «Metteremo una targhetta che indica che quell’acqua non è soggetta a controlli – ha spiegato il sindaco Renato Ceron – L’avevamo già fatto, ma qualcuno le ha rimosse. L’acqua delle casette è sicura e controllata, i ciclisti possono rifornirsi lì». Il Giornale di Vicenza – 12 marzo 2015 

A margine della cronaca riportata sopra del Giornale di Vicenza due brevi considerazioni. Se è vero che i valori relativi all’acqua non possono essere traslati immediatamente in stime di esposizione alimentare e valutazioni sanitarie, perché manca il dato di contaminazione negli alimenti solidi consumati, specie se di produzione locale, va ricordato però che l’acqua di falda costituisce la principale risorsa idrica a scopo alimentare, sia in modo diretto che indiretto (ad esempio per irrigare e abbeverare animali o per la produzione di cibo). Peraltro i requisiti di accettabilità/qualità ambientale per il PFOS nelle acque superficiali (0,65 ng/L) sono stati fissati a livello europeo  proprio considerando le contaminazioni nei pesci di cattura e il loro potenziale consumo.

12 marzo 2015

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