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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Forconi Puglia in presidio: redditi insufficienti da carne e latte
    Notizie ed Approfondimenti

    Forconi Puglia in presidio: redditi insufficienti da carne e latte

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche28 Maggio 2013Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Allevatori in presidio permanente nel Tarantino. Il comitato manifesta da tre mesi a San Basilio (Ta) per chiedere maggiore tutela dei prodotti, redditività e lavoro

    Tutela dei prodotti, del reddito e del lavoro. È quanto chiedono gli allevatori e gli agricoltori costituiti nel comitato “Forconi Puglia”, che da tre mesi ha allestito un presidio permanente nell’area di sosta di San Basilio – Mottola (Ta). Un presidio che vuole attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi irrisolti che attanagliano in particolare la zootecnia pugliese.

    «Esigiamo il perseguimento delle frodi alimentari che da tempo denunciamo e che continuano a perpetrarsi danneggiandoci in modo irrimediabile – affermano gli allevatori al presidio – . Un esempio eclatante è quello dei prodotti caseari. In diverse aziende casearie la famosa mozzarella fior di latte viene prodotta in gran parte con latte proveniente dalla Germania o da altri paesi Ue o extracomunitari oppure con latte in polvere o paste cagliate di dubbia provenienza e incerta sicurezza alimentare. Questi prodotti caseari, presentati come tipici pugliesi e prodotti con latte regionale, sono un danno non solo per le aziende zootecniche ma anche per i caseifici onesti che non riescono a competere e per i consumatori che vengono ingannati. Perciò chiediamo l’applicazione della normativa sulla tracciabilità e l’intensificazione dei controlli sulle frodi alimentari, sfruttando tutte le tecniche e le tecnologie disponibili. Un eventuale marchio di qualità e tipicità dovrà essere riconosciuto solo a che si impegna seriamente ad accettare disciplinari rigorosi e controlli altrettanto severi e con regole di utilizzo che distribuiscano in modo equo, fra tutti i protagonisti della filiera, il valore aggiunto da esso derivante».

    Gli allevatori chiedono altresì che venga riconosciuto un equo compenso al loro lavoro. «Il danno causato dalle frodi incide pesantemente sull’economia delle aziende zootecniche: esse creano concorrenza sleale fra i trasformatori che per conquistare fette di mercato svendono i prodotti, scaricando le perdite sui piccoli fornitori di latte locale con l’imposizione di prezzi sempre più bassi alla stalla. Chiediamo l’immediata riapertura del tavolo delle trattative sul prezzo del latte, con nuove regole d’indicizzazione sull’andamento del prezzo delle materie prime, chiudendo la vertenza solo quando sarà verificato il rispetto degli eventuali accordi. Necessaria è anche la diminuzione dei costi che le nostre aziende sono costrette a sostenere. Esigiamo una drastica riduzione delle accise sui carburanti agricoli e non agricoli, al fine di ridurre i costi delle materie prime e dei prodotti necessari per sostenere le nostre produzioni».

    E mostrando la tabella della foto qui pubblicata dicono: «È inconcepibile che in 33 anni, dal 1980 a oggi, i prezzi della carne (nella foto in lire poi euro al kg di peso vivo, ndr) e del latte alla stalla siano nominalmente e realmente diminuiti, mentre quello dei mangimi (nella foto in lire poi euro al quintale) è quadruplicato e quello del gasolio (nella foto in lire poi euro al litro) più che sestuplicato! E intanto il prezzo delle mozzarelle al punto vendita è più che raddoppiato! Gli unici a rimetterci siamo noi allevatori, che produciamo carne e latte per tutti».

    Il Sole 24 Ore – 28 maggio 2013

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