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Gli impianti di macellazione industriali quali luoghi sentinella per la presenza di nuove varianti Sars CoV-2 a maggiore contagiosità

Un recente focolaio di COVID-19 che si è verificato in un impianto di lavorazione carni di Toronto è collegato alla variante B117, identificata per la prima volta in Gran Bretagna. La notizia pone ancora una volta all’attenzione  gli stabilimenti di macellazione e sezionamento carni ad alta capacità come luoghi di lavoro in cui le situazioni ambientali, gestionali e strutturali possono favorire il contagio. Come riportato in precedenti approfondimenti su questo sito, le nuove varianti di Sars-CoV-2, per cui si dispone di una caratterizzazione genomica (varianti UK, Sudafricana e Brasiliana), sono sicuramente contraddistinte da una maggiore infettività, quale conseguenza di un miglioramento dell’affinità della porzione della proteina Spike responsabile del legame con il recettore ACE2 umano.

Ne consegue che i settings in cui le situazioni ambientali, gestionali e strutturali possono favorire il contagio sono da porre sotto attenzione in modo particolare.  In questo gli stabilimenti di macellazione e sezionamento carni ad alta capacità, in cui spesso lavora manodopera “non stanziale” e a forte rotazione quale conseguenza dell’organizzazione del mercato del lavoro (cooperative e subappalti) di sicuro costituiscono un evento sentinella, e rappresentano un fattore di trasmissione dell’infezione nei contesti residenziali.  Infatti un maggiore tasso di prevalenza di casi Covid 19 e di eccesso di mortalità negli USA si è osservato proprio nelle Contee su cui insistono tali impianti, rispetto alle Contee che non ospitano macelli.

Ultimamente le Autorità canadesi nello stato dell’Ontario (Fonte: CBC (Canadian Broadcasting Corporation) News) hanno tenuto un briefing su un primo focolaio di COVID-19 sul posto di lavoro in cui i dipendenti sono risultati positivi per la variante UK B.1.1.7.

L’epidemia è avvenuta a Belmont Meats. Ci sono 78 casi confermati di COVID-19 collegati all’epidemia sul posto di lavoro, con due addetti risultati positivi proprio alla variante B.1.1. 7 che è stata rilevata per la prima volta nel Regno Unito. I dipendenti che sono risultati positivi al test sono ora in quarantena per 14 giorni e ne vengono monitorati i sintomi, ha riferito un portavoce di Belmont Meats in una dichiarazione alla CBC Toronto. “Abbiamo chiesto a tutti gli altri nostri dipendenti e a tutti coloro che hanno avuto stretti contatti con loro di sottoporsi al test il prima possibile, di autoisolarsi e prestare attenzione ad eventuali sintomi correlati al COVID-19”, si legge nella dichiarazione.

L’ufficiale medico sanitario di Toronto, la dottoressa Eileen de Villa, ha affermato che l’amministrazione condurrà ulteriori test nei prossimi giorni per vedere se anche altri lavoratori sono stati infettati da una nuova variante del coronavirus. La struttura ha affermato di aver fatto “investimenti significativi e implementato rigorosi protocolli di sicurezza” per proteggere i dipendenti e prevenire l’ulteriore diffusione del virus. “Ci sarebbero anche prove di trasmissione secondaria della variante nei casi di membri della famiglia associati a un dipendente sul posto di lavoro.  Al momento, non vi sono informazioni  relative alla circostanza che i casi identificati nell’epidemia abbiano viaggiato di recente o abbiano avuto contatti con una persona che ha viaggiato di recente. Secondo i numeri provinciali di lunedì 1 febbraio Toronto ha confermato, ad oggi, 15 casi della variante COVID-19 rilevati per la prima volta nel Regno Unito.

La recente presenza della variante britannica e della variante brasiliana confermate anche sul territorio italiano, a maggiore ragione richiede un’ attenzione particolare ai contesti lavorativi non sanitari a più elevato rischio di contagio e caratterizzati da un elevato turn-over del personale.

In tale contesto, la Repubblica Popolare Cinese ha da poco vietato le importazioni da un grande macello industriale situato in Brasile, per il non adeguamento di misure di prevenzione a Covid 19, rilevabile attraverso saggi molecolari RT-PCR condotti sugli involucri e sulla superficie della carne suina esportata.

 

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(riproduzione ammessa solo citando la fonte – testo raccolto a cura della redazione)

3 febbraio 2021

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