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Spunta il decreto per la salute. Verso un provvedimento con le misure più importanti del Patto siglato tra Governo e Regioni a fine anno

Il Sole 24 Ore. Un decreto Sanità dove inserire le misure più importanti del Patto per la salute siglato tra Governo e Regioni a fine anno. A partire da quelle rimaste fuori dal decreto milleproroghe che oggi la Camera licenzierà con il via libera all’impiego in corsia (fino al 2022) dei medici fino a 70 anni e degli specializzandi dal terzo anno. Tra le misure di peso da recuperare in questo possibile decreto da portare in consiglio dei ministri entro due-tre settimane a cui sta lavorando il ministro della Salute Roberto Speranza – che vedrà le Regioni domani proprio per fare il punto sul Patto – c’è innanzitutto il nodo della farmaceutica, ma dovrebbero entrare anche il potenziamento del territorio e il restyling delle regole sulla mobilità sanitaria. 
Il ministero della Salute sul fronte dei farmaci aveva già lavorato a un emendamento (in più versioni) per dare un “primo segnale” alle industrie farmaceutiche che da tempo chiedono di rivedere i due tetti della spesa: uno perennemente in disavanzo, quello degli acquisti diretti (i cui sforamenti si trasformano in pesanti payback per le aziende), e l’altro, quello della spesa convenzionata, con avanzi continui. Secondo le ultime stime di Iqvia lo sforamento del tetto della spesa per acquisti diretti nel 2019 dovrebbe toccare quasi i 3 miliardi a fronte di un avanzo della convenzionata tra gli 800 e i 900 milioni.

L’idea è quella di mantenere il tetto complessivo della spesa farmaceutica – il 14,85% del Fondo sanitario – spostando circa 600-700 milioni dalla spesa convenzionata in farmacia, il cui tetto passerebbe dall’attuale 7,96% al 7,52% (al netto della spesa per gas medicinali allo 0,20%), agli acquisti diretti il cui tetto salirebbe dall’attuale 6,69% (sempre al netto dei gas medicinali) al 7,13 per cento.

Un primo assaggio questo, valido infatti solo per il 2020, del restyling della governance della farmaceutica che poi sarà rivista complessivamente in un provvedimento ad hoc del ministero della Salute che viaggerà a braccetto con la revisione da parte dell’Agenzia del farmaco del prontuario farmaceutico. Nel decreto Sanità dovrebbe anche arrivare uno “sconto” al payback farmaceutico 2018 a carico delle aziende, che l’Aifa ha fissato nelle settimane scorse a 1,1 miliardi. Una determina contro la quale diverse aziende farmaceutiche hanno già fatto ricorso ottenendo dal Tar Lazio – che una volta ascoltata anche l’Aifa deciderà entro metà marzo per un’eventuale sospensiva – un primo stop ai versamenti in scadenza il 15 febbraio. Il punto di caduta della partita 2018 potrebbe essere la soluzione già utilizzata per l’accordo sul payback 2013-2017: uno sconto sul ripiano della spesa farmaceutica a carico delle imprese di circa 160 milioni. Le aziende sarebbero quindi chiamate a pagare 939 milioni, come prevedeva la bozza dell’emendamento al milleproroghe poi non votato. In ogni caso sarebbe – almeno si spera – l’ultimo braccio di ferro sul calcolo oggi complicatissimo del payback: a partire dal 2019 scatterà infatti il nuovo meccanismo di calcolo dei ripiani per quote di mercato a valori, cioè sulla spesa Ssn.

Al riequilibrio annunciato dei tetti di spesa sui farmaci guardano con attenzione anche le Regioni: «Spostare 700 milioni di euro dalla spesa per il territorio all’ospedaliera significherebbe caricare sulle spalle dei governatori la metà della cifra e cioè circa 350 milioni – avvisa il coordinatore degli assessori Luigi Icardi -. Per questo domani chiederemo al ministro Speranza di impegnarsi a incardinare questa misura in un progetto complessivo». Ma le Regioni hanno voce in capitolo anche sulle altre grandi partite: «Sui dettagli della norma che consente l’ingresso al lavoro anche ai medici al 3° anno di specializzazione lavoreremo con l’Università per capire quanto vale l’attività in corsia in termini di formazione, fissando dei criteri minimi validi in tutte le Regioni», spiega ancora Icardi. Che infine rilancia sulla continuità delle cure, l’altra grande partita tutta in buona parte da giocare di cui il decreto omnibus targato Speranza si occuperà. «Su quel fronte si è fatto ancora pochissimo – avvisa Icardi -: a fronte dei tagli netti ai posti letto negli ospedali decisi dal Dm 70 del 2015 l’attivazione della continuità assistenziale è un passaggio imprescindibile. Mentre oggi mancano le reti tra medici di famiglia, infermieri, case della salute e residenze sanitarie, tanto che anche in Piemonte registriamo fenomeni come le opposizioni alle dimissioni dall’ospedale di pazienti che non sanno dove andare a farsi curare sul territorio».

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